• giovedì, 2 Dicembre 2021
calcio

LA STATALIZZAZIONE DELLA SUPERLEGA DI CALCIO CINESE – Riforma in arrivo per la lega professionale di calcio cinese. Lo scopo? Isolare i club dalla crescente pressione finanziaria che sta investendo i patron. I governi locali cinesi valutano l’idea di entrare come soci di minoranza nei club della Superlega: interventi di salvataggio che varieranno in base alle singole condizioni finanziarie e che potrebbero realizzarsi già entro la fine dell’anno. Una novità in un settore in cui, a differenza di altri sport, il governo cinese non è mai voluto intervenire. La scelta di mantenere una netta separazione con gli interessi politico-economici è stata fortemente voluta per poter sviluppare una Superlega cinese competitiva e allineata con quella delle principali controparti globali. Ciononostante, nel 2015 il governo cinese ha dato inizio a una lenta riforma della propria industria nazionale del calcio, che ha incoraggiato una proprietà mista, che include governi locali, imprese e investitori individuali. Le municipalità sono state autorizzate a costruire stadi e a utilizzare i propri asset per ottenere partecipazioni nei club. La misura ha inoltre esortato a non utilizzare i nomi dei proprietari nei nomi dei club. Ma i recenti problemi finanziari di alcuni facoltosi investitori hanno fatto sì che la questione assumesse di colpo una pressante urgenza.

A febbraio di quest’anno, circa 100 giorni dopo aver vinto il campionato, il gruppo Suning Appliance Group Co. ha ritirato il proprio team, il Jiangsu Suning F.C., per difficoltà finanziarie.

IL GUANGZHOU F.C. PRONTO A STACCARSI DAL “TIFONE” EVERGRANDE, CERCA FONDI PUBBLICI PER SOPRAVVIVERE – Tra i club più noti in difficoltà spicca il Guangzhou F.C., di proprietà del China Evergrande. Proprio l’affanno economico-finanziario di quest’ultimo sta avendo un impatto importante all’interno del club calcistico. La recente crisi del debito dell’Evergrande ha costretto il Guangzhou F.C. a chiedere aiuto al governo locale. Le autorità locali cinesi sembrerebbero pronte a investire nella squadra della Super League cinese, subentrando di fatto al colosso dell’immobile. Una prima possibile ipotesi prevede l’entrata dell’autorità provinciale del Guangdong con una quota intorno al 10%-15% con il rimanente che verrebbe acquisito da un’impresa partecipata pubblicamente. Un secondo scenario vorrebbe addirittura la chiusura della società sportiva. Attualmente, la squadra cerca di vendere i propri giocatori professionisti per racimolare denaro, mentre alcuni dei volti più noti hanno lasciato il club di propria iniziativa, tra cui l’allenatore campione del mondo Fabio Cannavaro che ha rescisso il contratto.

SPESE PAZZA E CAPITALIZZAZIONE A ZERO – Per i suoi investimenti nel settore calcistico, l’Evergrande registra una perdita annualizzata che oscilla tra uno e due miliardi di yuan (all’incirca 130 e 260 milioni di euro). Acquistato per 13 milioni di euro nel 2010, fino a non molto tempo fa, il club della società immobiliare era il cavallo prediletto del presidente Xi Jinping su cui puntare per realizzare il sogno di vincere i mondiali di calcio. A un certo punto, la capitalizzazione di mercato del Guaungzhou Evergrande superava il miliardo di dollari. Non a caso, nel 2014 il gigante cinese dell’e-commerce Alibaba Group Holding Ltd ha pagato 1.2 miliardi di yuan per una quota del 50%. Almeno sette club sono attualmente detenuti o sponsorizzati da società immobiliari private, tra questi: il China Fortune Land Development Co. possiede il Hebei F.C.; il Guangzhou R&F Properties Co. è un investitore del Guangzhou City F.C. e il Central China Real Estate (che sta attraversando un periodo di forte difficoltà finanziaria) è proprietaria del Henan Songshan Longmen club. Avere un investimento o una sponsorizzazione per un’azienda in un club non vuol dire solo incrementare la propria brand recognition a livello locale ma anche – e soprattutto – avere accesso diretto a politica, banche e prestiti. Proprio questa facilità di accesso al credito ha incentivato spese faraoniche da parte del club: basti pensare all’assunzione di Marcello Lippi, diventato ai tempi l’allenatore più pagato al mondo con 20 milioni di euro netti a stagione o all’ingaggio nel 2011 del giovane U20 argentino Dario Conca pagato con 200mila euro a settimana, ovvero il terzo stipendio più alto del mondo calcistico all’epoca dopo Ronaldo e Messi. Proprio per limitare i cachet stellari, il governo cinese è intervenuto lo scorso anno imponendo un tetto massimo di tre milioni di euro sugli stipendi dei giocatori “importati” e di circa 600mila euro su quelli nazionali. Il limite non è però applicato sui contratti in essere, tanto che tutti i giocatori stranieri presenti in suolo cinese hanno continuato a percepire emolumenti megagalattici.

«Le spese dei club della Superlega cinese sono all’incirca dieci volte più alte di quella della K-League coreana e tre volte più alte della J-League giapponese ma la nazionale cinese di calcio è molto meno competitiva», ha detto il presidente della Chinese Football Association Chen Xuyuan a Xinhua news a febbraio, dopo aver appreso dell’uscita di scena del team partecipato dalla Suning. «Le bolle speculative hanno conseguenze negative non solo sul presente del calcio cinese ma ne danneggiano anche il futuro». 

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