venerdì, 23 Febbraio 2024

Mercati azionari: ecco perché l’aumento dei tassi affossa il settore tech

DiSimone Ferradini

11 Febbraio 2022 , , , , ,
Sommario

Settore tech azionario in sofferenza con il balzo dell’inflazione su livelli pluridecennali. Tra fine 2021 e inizio 2022 il NASDAQ Composite ha sottoperformato in modo netto S&P 500 e Dow Jones. Tutti e tre gli indici principali del mercato USA hanno perso terreno ma le vendite si sono concentrate più intensamente su quello tecnologico. Il NASDAQ Composite ha infatti toccato il record storico lo scorso 22 novembre e attualmente è sotto quei livelli di oltre il 12%. S&P 500 e Dow Jones hanno invece raggiunto i record a inizio gennaio, per poi perdere rispettivamente il 6,5% e il 4,6%. La correzione dei mercati azionari è stata determinata dalle possibili conseguenze del balzo dell’inflazione.

INFLAZIONE SU MASSIMI PLURIDECENNALI

L’indice dei prezzi al consumo negli USA è salito al 7,5% a gennaio, il livello più elevato dal febbraio 1982 e oltre le attese degli analisti. Solo di poco migliore la situazione nell’eurozona con inflazione al 5,1%, massimo dall’inizio della serie storica nel 1997. In entrambi i casi gran parte dei rialzi è imputabile alla componente energia, con il petrolio sui livelli più alti dal 2014 e il gas dal 2008. Presto o tardi questi eccessi verranno riassorbiti, come normalmente succede sui mercati delle fonti di energia. Ma al momento le pressioni sui prezzi al consumo costituiscono un problema inatteso fino a qualche mese fa.

LA REAZIONE DELLE BANCHE CENTRALI AL BALZO DEI PREZZI AL CONSUMO

L’incognita principale che accompagna il balzo dell’inflazione è rappresentata dagli effetti che questa avrà sulle decisioni di BCE e Fed. Entrambe stavano iniziando a progettare il progressivo abbandono delle politiche ultra espansive – con la Fed più avanti rispetto alla BCE. Ma con l’inflazione su livelli 3-4 volte superiori all’obiettivo di lungo termine del 2% c’è necessità di correre ai ripari e stringere i tempi. Per l’Eurotower un rialzo dei tassi nel 2022 non è più un tabù, mentre per la banca centrale USA lo scenario appare ben più aggressivo. I future sui depositi in eurodollari scontano un aumento di oltre l’1,00% entro giugno, e di un ulteriore 0,75% prima della fine dell’anno.

DALL’INFLAZIONE AI TASSI: L’EFFETTO SUI MERCATI AZIONARI

La prospettiva di un incremento dei tassi ha effetti depressivi sull’azionario in quanto incrementa gli interessi che le aziende pagano sui debiti, determinando una potenziale flessione dei margini reddituali. Inoltre, tassi più elevati fanno sì che i principali modelli di valutazione dei titoli azionari – DCF ed EVA – restituiscano valori più bassi, dato che si basano sull’attualizzazione della somma di grandezze stimate future. Questi due meccanismi spiegano il motivo per cui le attese di aumento dei tassi si traducono in una sottoperformance del settore tech.

SETTORE TECH PIÙ ESPOSTO ALLE FLUTTUAZIONI DEI TASSI

Quelle attive in settori tecnologici sono normalmente aziende innovative, in crescita e quindi bisognose di capitali da investire. Pertanto presentano livelli di indebitamento superiori alla media, con conseguente elevato carico di interessi passivi. Per lo stesso motivo è normale che le società tech non siano redditizie nell’immediato ma solo in prospettiva. La loro valutazione si basa quindi unicamente sulle stime dei profitti futuri. Pertanto l’effetto negativo causato dalle prospettive di incremento dei tassi si scarica sui modelli di valutazione delle aziende tech in misura maggiore rispetto alle aziende cosiddette “value”. Queste ultime possono infatti contare anche su profitti effettivi e immobilizzazioni materiali e immateriali: in altre parole le loro valutazioni sono meno sensibili alle variazioni dei tassi. ©

Simone Ferradini

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