lunedì, 15 Luglio 2024

Le multiutility in Borsa: stabilità e dividendi

Le utility sono società attive in un settore essenziale per la comunità, ovvero quello dell’erogazione di servizi di pubblica utilità. Si parla quindi della fornitura di acqua, energia elettrica, gas, raccolta e smaltimento dei rifiuti. Quando una di queste società gestisce la fornitura di due o più servizi diversi si definisce multiutility. Un tempo queste attività erano sotto il controllo pubblico dello Stato o degli enti locali. Con le leggi 142 del 1990 e 127 del 1997 agli enti locali è stata data la possibilità di concentrare i servizi in aziende speciali (le cosiddette ex municipalizzate) e quindi di trasformarle in società per azioni anche con quote minoritarie. Tra queste troviamo, oltre ad Acea (in calo del 5% circa in Borsa negli ultimi 12 mesi), anche Hera (controllata da 111 Comuni in gran parte dell’Emilia Romagna, +8% circa), A2A (controllata dai Comuni di Milano e Brescia, +5% circa), Iren (Controllata dai Comuni di Torino Genova ed altri emiliani, +12% circa). Diverso il caso di Enel che era controllata direttamente dallo Stato per poi essere privatizzata nel 1992 (il Tesoro mantiene però il 23,6% del capitale).

LE MULTIUTILITY NEL MERCATO AZIONARIO ITALIANO

Il settore ha un peso notevole nel mercato azionario italiano, al punto da avere un indice specifico: il FTSE Italia Utenze. Negli ultimi 12 mesi questo indice ha perso circa il 16%, andamento diametralmente opposto a quello del mercato azionario italiano: l’indice FTSE Italia All-Share è infatti in rialzo del 13% nel periodo. La performance del FTSE Italia Utenze è però pesantemente influenzata dal titolo di gran lunga più importante del paniere: Enel, in calo del 24% nel periodo in esame. Quasi tutti gli altri titoli del settore (tranne la piccola flessione di Acea) sono in rialzo. Nonostante la massiccia flessione, Enel al momento è il titolo in testa alla classifica della capitalizzazione di mercato con 65 miliardi di euro, ben davanti a Stellantis con 54 miliardi, Intesa Sanpaolo con 52 miliardi ed ENI con 48 miliardi. Ben piazzate anche Snam (+6% circa), dodicesima con 16 miliardi, e Terna (+9% circa), quindicesima con quasi 14 miliardi. Queste ultime due non rientrano però nella categoria delle multiutility dato che sono attive rispettivamente e unicamente nel trasporto di gas e elettricità. Utility e multiutility hanno caratteristiche che le rendono particolarmente attraenti nelle fasi di incertezza dei mercati azionari.

MULTIUTILITY: MACCHINE DA DIVIDENDO

La particolare natura dei servizi da esse offerti permette loro di contare su flussi di ricavi costanti. I consumi di elettricità, acqua e gas sono nel complesso stabili nel tempo dato che non risentono – o risentono in minima parte – delle fluttuazioni del ciclo economico, a differenza di quello che accade, per fare un esempio, ai ricavi del settore automobilistico. Tutto ciò ha anche un’altra conseguenza: profitti e dividendi delle multiutility subiscono poche oscillazioni da un esercizio all’altro. Gli azionisti di queste società possono quindi contare su cedole pressoché costanti o comunque prevedibili nella loro evoluzione. Da questa considerazione deriva una ulteriore conseguenza: le azioni delle utility/multiutility sono in qualche misura assimilabili alle obbligazioni, ovvero a titoli a reddito fisso. Per questo motivo le azioni dei titoli del settore presentano una spiccata correlazione con i BTP e i relativi rendimenti. ©

Simone Ferradini

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Foto: Sugarman Joe da Unsplash