domenica, 3 Marzo 2024

L’aerospaziale fa volare il Sud, ma manca il capitale umano

Sommario

Altro che arretratezza: il Sud Italia è anche culla di realtà di eccellenza. È tutto italiano l’accordo sottoscritto di recente tra Dema (Cairn Capital – Gruppo Mediobanca) e Blackshape Aircraft, società del gruppo finanziario Angel holding, per la fornitura quinquennale di componenti per l’industria aeronautica. E non è che l’ultimo dei traguardi del Distretto Tecnologico Aerospaziale, un ente che riunisce in sé una ricca rete di partnership, dalla pubblica amministrazione al privato, dal mondo accademico a quello dell’industria. Con sede a Brindisi, nel cuore del Mezzogiorno, rappresenta una realtà di rilievo internazionale, ma con un grandissimo interesse al territorio. «Negli ultimi 4 anni abbiamo assunto e formato più di 50 ingegneri, facendo poi da canale per l’assunzione presso i nostri soci», dice Giuseppe Acierno, Presidente del DTA, Distretto Tecnologico Aerospaziale. «Ma l’apporto indiretto dei nostri progetti è di gran lunga più ampio, grazie ad attività che vanno dai progetti nelle scuole al dialogo con imprese e PA».

Come descriverebbe il vostro apporto al territorio in cui operate?

«La nostra occupazione costante è dare una forte spinta all’ambizione e alla capacità innovativa delle imprese, delle università e dei giovani pugliesi utilizzando a piene mani fondi europei e nazionali, molto spesso inutilizzati, e lanciando progetti ambiziosi come il test bed di Grottaglie o lo spazioporto. Lo abbiamo in parte già fatto, portando in cima all’agenda delle politiche economiche il tema dell’aerospazio, levando la polvere che si era accumulata sulla superficie di un settore fino ad allora basato solo sugli investimenti industriali di grandi gruppi. Si tratta di un processo complesso che oggi vede convinzione anche in istituzioni che, in una prima fase, ritenevano tutto ciò un sogno distante dalle esigenze della quotidianità. In più, grazie al distretto lavorano oltre 100 nuovi ingegneri, occupati prevalentemente dai nostri soci, costruendo una competenza ingegneristica territoriale, che certamente dovrà ancora crescere. Ma ci occupiamo anche di creare legami e collaborazioni solide tra parte pubblica e privata, nonché di promuovere attività di orientamento e informazione nelle scuole elementari e medie. Si è già fatto molto e vogliamo fare anche di più».

La vostra è una realtà fortemente avanzata, che richiede personale con una formazione specifica e di alto livello. Esistono difficoltà nel reperire i profili che cercate?

«L’anno scorso abbiamo pubblicato una ricerca nazionale dedicata al talent gap nel settore aerospaziale. I risultati danno evidenza di quanto siano scarse alcune competenze, da Nord a Sud, e di come ciò sia cruciale per la competizione globale del nostro Paese. Quello che facciamo è cercare di innestare queste competenze attraverso un percorso che parte quando i giovani sono ancora presso le università a noi associate. Puntiamo ad accompagnare quelli che ci paiono essere i più motivati e talentuosi per poi inserirli gradualmente in organico: proprio in questo periodo avvieremo 5 nuovi assegni di ricerca».

I tragici avvenimenti delle ultime settimane hanno portato un forte aumento degli investimenti in difesa. In che misura questo evento incide direttamente su di voi e il vostro settore?

«La guerra ha portato in evidenza la necessità di ripensare alla politica di difesa sotto diversi aspetti, a partire da un maggiore impegno di spesa in ambito NATO e dalla possibile realizzazione di un futuro esercito europeo. Un tema complesso in cui gli armamenti e la dotazione in capo ad ogni singolo stato divengono cruciali. Investimenti che, se da un lato andranno incontro alla diretta esigenza di rafforzare la capacità di difesa, dall’altro impatteranno in settori economici ed industriali differenti. Numerose innovazioni radicali sviluppate in periodo di guerra hanno lasciato un segno profondo, basti pensare allo sviluppo della radaristica e dei motori jet durante la Seconda guerra mondiale o alla messa a punto di internet, nato con il programma ARPANET. Ma al di là delle ricadute dirette, parliamo di innovazioni che fanno da leva a prodotti e servizi nuovi di natura duale o anche a capacità tecnologiche che rafforzano incrementalmente innovazioni esistenti».

Un’altra notevole fonte di nuovi fondi è il PNRR. Come può essere sfruttato al meglio dall’ecosistema produttivo aerospaziale?

«Il PNRR darà certamente una forte spinta al settore spaziale, al sistema industriale nazionale e a quello scientifico, a partire dai temi dell’osservazione della Terra e dei nuovi lanciatori. È importante che le significative risorse messe in campo vengano impiegate e spese tempestivamente ed efficientemente, superando le esperienze di ritardi e rinvii legati alla space economy degli ultimi 3/4 anni. Manca invece completamente un sostegno al settore aeronautico, certamente tra i più colpiti dalla pandemia, che vede oggi numerose imprese, in particolare PMI, in forte difficoltà».

Ora che la Space Economy diventa una realtà sempre più concreta e le grandi multinazionali si affacciano al settore, come deve agire un player come DTA per avere ancora gioco?

«Siamo quotidianamente impegnati a dare supporto a soci e partner per lo sviluppo di capacità che guardino a nuovi servizi e prodotti. Lo facciamo sempre più in un quadro di collaborazione internazionale. Al contempo facciamo della Puglia luogo di sperimentazione delle soluzioni che in alcuni casi modificano l’organizzazione non solo economica, ma anche sociale. Basti pensare a come droni e satelliti riconfigurino il concetto di servizi nelle smart cities». 

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Marco Battistone

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Foto di NASA su Unsplash

Studente, da sempre appassionato di temi finanziari, approdo a Il Bollettino all’inizio del 2021. Attualmente mi occupo di banche ed esteri, nonché di una rubrica video settimanale in cui tratto temi finanziari in formato "pop".