• sabato, 2 Luglio 2022

Eolico: tempo di bonaccia su Italia ed Europa, bloccate dalla burocrazia

Eolico

Con le risorse delle nostre coste e nuovi impianti offshore potremmo arrivare a produrre 30 GW nel 2030, triplicando in questo modo la produzione di energia eolica, fino a coprire oltre il 20% dei consumi nazionali. Le coste italiane possono ancora essere sfruttate, soprattutto quelle situate tra Abruzzo e Puglia, capaci di produrre tra i 550 e i 650 MW, più altri 300 MW aggiungendo il territorio tra Sicilia e Sardegna. Le pale eoliche in Italia producono il 9% del fabbisogno elettrico nazionale e il 90% degli impianti sono concentrati al sud e nelle isole. La Basilicata ospita il maggior numero di impianti, 1.180, con 20 – 200 kw di produzione. La Puglia vanta invece la potenza eolica maggiore, con 92 impianti sopra i 10 MW. Grazie al vento vengono prodotti ogni anno 20 terawattora, un sesto dell’energia green nazionale.

L’EOLICO ITALIANO FRENATO DALLA BUROCRAZIA

Potenziando il nostro territorio con nuovi impianti, l’Italia riuscirebbe a centrare l’obiettivo della decarbonizzazione entro il 2030, quando la potenza eolica installata totale dovrebbe arrivare a 19,3 GW. Attualmente siamo a quota 10,9 GW, ma la crescita negli ultimi anni è stata rallentata per motivi burocratici, primo tra tutti le autorizzazioni dei nuovi impianti, che richiedono mediamente cinque anni.

«In Italia i dati sono sconfortanti: a fronte di oltre 1,5 GW all’anno necessari per raggiungere gli obiettivi nazionali, si installa meno di un terzo della potenza necessaria», afferma Simone Togni, Presidente ANEV (Associazione nazionale energia del vento). «Il settore eolico italiano è in grado di arrivare a ben oltre i 30 GW del 2050, considerando anche le applicazioni offshore. Questo consentirebbe di triplicare l’attuale produzione elettrica e coprire circa il 20% dei consumi nazionali. Purtroppo, il quadro normativo e regolatorio attuale difficilmente ci consentirà di raggiungere questi obiettivi se non si attueranno politiche di semplificazione profonde» dichiara Togni.

Quando si parla di eolico italiano, si tratta principalmente di impianti onshore. Nonostante la via del mare aperto sia percorribile, risulta più impegnativa. Le ragioni sostanziali sono gli ostacoli burocratici e la minore resa rispetto ad altre zone europee, come il mare d’Irlanda e l’estuario del Tamigi. L’unico parco eolico offshore operativo in Italia si trova a Taranto. Il progetto prevede l’installazione di dieci turbine che producano oltre 58mila MW all’anno. Per realizzarlo sono stati investiti 80 milioni di euro a partire dal 2008, sebbene per via dei tempi burocratici i lavori hanno ufficialmente preso il via solo nel 2013. Si tratta del primo parco eolico offshore presente nel mar Mediterraneo. Oltre a quello di Taranto, si aggiungerà un altro parco eolico marino in Salento, i lavori sono iniziati nel 2021 a opera di Falck Renewables e BlueFloat Energy. L’obiettivo è produrre annualmente 4 TWh, pari al consumo di oltre un milione di utenze domestiche. Per i prossimi anni sono in programma la costruzione di nuovi impianti, 6 in totale, distribuiti tra Puglia e Basilicata. La messa in opera comporterebbe un risparmio di 15 milioni di metri cubi di gas ogni anno, pari al 20% di quello che attualmente importiamo.

IL LIVELLO DELL’ENERGIA GREEN PRODOTTA E’ ANCORA TROPPO BASSO

A fine aprile le rinnovabili coprono il 31,5% della domanda elettrica, la quota più bassa dal 2017, a causa anche al forte calo dell’energia idroelettrica provocato dalla siccità. Eolico e fotovoltaico rappresentano quasi il 53%. L’energia del vento ha visto crescere la sua produzione del 19,5%, mentre quella solare del 13,2%. Insieme hanno generato 2,4 TWh in più del primo quadrimestre 2021, ma non a sufficienza per compensare le perdite legate all’idroelettrico. Nonostante la produzione di eolico e fotovoltaico insieme è la maggiore di sempre, 17,3 TWh pari al 16,6% della domanda fino ad aprile 2022, è ancora troppo bassa per il raggiungimento degli obiettivi del 2030.

LA SITUAZIONE NEL VECCHIO CONTINENTE

Ampliando il focus a livello continentale, l’UE ha realizzato solo 11 GW di nuovi impianti eolici nel 2021 e installerà 18 GW all’anno tra il 2022 e il 2026. Ma per raggiungere i target europei si dovranno installare almeno 30 GW annuali. Tale quota supera quanto installato nel 2021, ma non è ancora sufficiente all’UE per raggiungere il 40% di energia rinnovabile al 2030. «Quote così basse mettono in pericolo il Green Deal e stanno danneggiando il settore eolico europeo» dichiara Giles Dickson, CEO di WindEurope.

Il rallentamento è dovuto, anche in questo caso, alle procedure autorizzative. L’Europa non sta approvando nuovi impianti eolici. Nessuno degli Stati Membri rispetta le tempistiche degli iter autorizzativi richieste dalla Direttiva Europea sulle Energie Rinnovabili, perché la normativa e le procedure sono troppo complesse. La scarsità di progetti autorizzati sta avendo un impatto sui produttori di energia da fonte eolica e sui costruttori di turbine. L’industria del vento deve fare anche i conti con l’interruzione dei flussi di approvvigionamento internazionali, e con l’aumento dei prezzi dell’acciaio e di altre materie prime. «Il settore eolico europeo sta chiudendo fabbriche e perdendo soldi e posti di lavoro, proprio quando invece dovrebbe crescere per soddisfare l’enorme espansione che l’Europa desidera. Se continua così, il Green Deal sarà compromesso, per non parlare degli obiettivi di sicurezza energetica dell’Europa» commenta Giles Dickson.

È compito dell’Unione intervenire subito per garantire che i suoi target in materia di energie rinnovabili possano essere realizzati con il contributo delle aziende e dei lavoratori del settore. Semplificare la normativa, incentivare l’innovazione e assicurare che le istituzioni riconoscano e ricompensino il valore che l’industria eolica europea porta alla società, all’ambiente e alla transizione energetica. Gli alti prezzi dell’ultimo anno hanno amplificato questa esigenza, mostrando i pericoli provenienti dal fatto che il Vecchio Continente importa il 58% della sua energia, dipendendo in particolare da fonti fossili care e spesso poco sicure. Ciò dimostra che l’industria e le imprese europee hanno urgente bisogno di produzioni rinnovabili locali, se non altro perché il costo delle energie green è oggi più basso di quello delle care e vecchie fossili.

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Marco Castrataro

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Foto: Nicholas Doherty; @unsplash.com

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