• sabato, 2 Luglio 2022

Allarme siccità: come si fa a salvare l’Italia?

Serve subito una rete di piccoli invasi, in equilibrio con il territorio nazionale, per fare fronte all’emergenza siccità. A lanciare l’allarme è Coldiretti. Il progetto è immediatamente cantierabile, permette di conservare l’acqua e distribuirla ai cittadini, all’agricoltura e all’industria, con una ricaduta importante sull’ambiente e sull’occupazione. Questo intervento serve sia a mettere in sicurezza il territorio dal punto di vista idraulico sia a garantire l’approvvigionamento idrico. Senza contare la possibilità di produrre energia elettrica.

LA SICCITA’ PROSCIUGA IL PAESE

Il Po si trova in una situazione di secca e le temperature puntano a superare i 40 gradi per l’arrivo dell’anticiclone Caronte. In più, i picchi di calore e l’assenza di precipitazioni hanno inaridito i terreni. Una situazione drammatica accentuata dal cambiamento climatico, che favorisce anche incendi più frequenti e intensi.

Le alte temperature rendono più difficile la situazione nei campi dove manca l’acqua necessaria ad irrigare le coltivazioni, mettendo a rischio le produzioni in buona parte del Paese, in un 2022 segnato fino a ora da precipitazioni praticamente dimezzate. Negli ultimi dieci anni il costo di emergenze di questo tipo sempre più ricorrenti è stato di oltre 10 miliardi di euro.

L’ALLARME DI COLDIRETTI

Come evidenzia Coldiretti, accanto a misure immediate per garantire l’approvvigionamento alimentare della popolazione, serve introdurre interventi che consentano di recuperare almeno il 50% dell’acqua piovana, mentre oggi ne raccogliamo solo l’11%, senza contare lo spreco, intorno al 40%, dell’acqua trasportata, derivante dall’utilizzo di reti obsolete.

«Appare evidente l’urgenza di avviare un grande piano nazionale per gli invasi che Coldiretti propone da tempo» afferma il presidente Ettore Prandini. Nella lettera inviata a Mario Draghi chiede che «a fronte di una crisi idrica la cui severità si appresta a superare quanto mai registrato dagli inizi del secolo scorso, venga dichiarato al più presto lo stato di emergenza nei territori interessati con l’intervento del sistema della Protezione civile per coordinare tutti i soggetti coinvolti, e cooperare per una gestione unitaria del bilancio idrico».

IL PIANO ACQUA

Di fronte a questa situazione, l’Italia può attingere ai fondi del PNRR, che ha stanziato 2 miliardi di euro per la messa in sicurezza del territorio e per il trattenimento delle risorse idriche. «Per esempio, per l’impermeabilizzazione delle cave dismesse e la costruzione di strutture di canalizzazione delle acque, attività dai costi molto elevati ma utili anche per prevenire inondazioni», evidenzia Federico Caner, assessore all’Agricoltura della Regione Veneto.

«L’emergenza idrica non ci coglie impreparati, sono sei mesi che lavoriamo, con tutte le Regioni e diversi ministeri, a un “piano acqua” che sostenga l’intera filiera, dagli invasi agli acquedotti alle utenze finali», afferma Mara Carfagna, ministra per il Sud e la Coesione territoriale.

Il piano sarà gestito con un Contratto Istituzionale di Sviluppo (CIS) sul quale si hanno già positivi riscontri dagli enti territoriali: l’investimento iniziale previsto è consistente, un miliardo a valere sul ciclo 2021-2027 del Fondo di Sviluppo e Coesione, ma potrebbe essere incrementato ancora. Per questo verrà istruito un CIS Acqua di portata nazionale, che restituirà a centinaia di migliaia di cittadini, agricoltori e imprese la certezza sull’erogazione, anche in periodi di siccità come quello attuale.

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Marco Castrataro

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Foto: ©irakite via Canva.com

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