• lunedì, 18 Ottobre 2021

Migliorini, European Energy: «Fotovoltaico: l’Italia è un mercato promettente, ma serve snellire la burocrazia»

Viaggia a tutto… gas la trasformazione energetica. Nel 2020 il report di Ember and Agora Energiewende ha visto per la prima volta nella storia europea le fonti rinnovabili superare quelle fossili. I numeri, le sfide ineludibili legate alla transizione verso un mondo green e una sensibilità non solo di facciata verso i temi ecologici, autorizzano a pensare che non solo si vada verso una trasformazione energetica ma che sarebbe bene farlo accelerando o, almeno, rispettando le tabelle di marcia. «L’Italia è un mercato promettente, non ancora pienamente evoluto in tema di rinnovabili ma proprio per questo interessante», spiega Alessandro Migliorini country manager European Energy e CEO di European Energy Italia, azienda danese impegnata nella produzione di energia pulita a sostegno dell’azione contro il cambiamento climatico, che ha collegato alla rete il più grande parco fotovoltaico italiano in Puglia, a Troia. «Non vedo ragione perché si debba continuare a parlare di difficoltà, basterebbe velocizzare, semplificare e rendere certi invece di aleatori, come purtroppo spesso accade, i passaggi autorizzativi per permettere all’Italia di attrarre molti più investimenti dall’estero e aumentare velocemente la quota di energia prodotta da fonti green».

Le infrastrutture italiane sono pronte per supportare la trasformazione energetica?

«Da osservatore e attore estero con progetti attivi anche in altri Paesi posso dire che le rinnovabili non vivono da sole e hanno bisogno di una filiera industriale e infrastrutturale che ne accompagni la crescita. In generale non vedo problemi a patto di coniugare nella direzione giusta investimenti, filiera tecnologica e indotto industriale».

Che progetti avete per lo sviluppo del settore nei prossimi anni?

«Vogliamo accelerare in continuità. La presenza di European Energy in Italia, che risale al 2014, non è episodica e il campo record italiano per quanto riguarda il fotovoltaico a unica connessione, realizzato nel 2020 in piena emergenza Covid-19, è al tempo stesso punto di arrivo e ripartenza. Abbiamo una strategia che prevede di investire 1 miliardo di euro in nuovi progetti su tutta la penisola nei prossimi anni e in pipeline immediata ci sono alcuni progetti nelle isole e in centro Italia che speriamo di annunciare a breve. Ma guardiamo con interesse anche al nord, all’eolico e se qualcuno in Italia decidesse di aprire al floating… mi piace pensare che il mare sia una risorsa in un Paese che lo abbraccia da nord a sud, potrebbe interessarci essere della partita».

Saranno utili o fondamentali i fondi che arriveranno dal Recovery Fund?

«Tutto ciò che può aiutare un processo di transizione dalla vecchia economia legata al fossile a quella delle energie rinnovabili è benvenuto, anche se occorre tenere presente che a fare la differenza non è solo la disponibilità di fondi e incentivi, ma un reale cambio di passo del sistema paese nella percezione e nelle autorizzazioni di investimenti in progetti legati a fotovoltaico, all’eolico e agli altri settori affini».

Secondo l’obiettivo zero emissioni, quali possono essere considerate le migliori città in Europa? L’Italia deve ancora fare molti passi avanti?

«Più che parlare di casi singoli preferirei fare riferimento ad approcci più convinti, veloci e ormai risalenti nel tempo e, in questo senso, mi pare innegabile che i Paesi del nord Europa e in particolare dell’area scandinava siano partiti prima. Ma questo non è un limite per l’Italia anzi, deve fare da sprone a velocizzare tutto il processo che parte dall’individuazione delle aree, la scelta dei progetti e delle tecnologie migliori e ad agevolare un percorso autorizzativo snello, veloce e certo che attiri e non mortifichi gli investimenti. In questo senso l’Italia ha davanti un’opportunità unica per recuperare il tempo perduto e mi pare che, oltre ai movimenti di opinioni e alle generiche dichiarazioni di intenti si iniziano a vedere i primi segnali concreti, vedi il Nuovo Ministero Della Transizione ambientale affidato al professor Roberto Cingolani nel nuovo esecutivo guidato da Mario Draghi».

Guardando al futuro l’economia sarà green?

«A costo di sembrare di parte le dico che non si tratta di guardare al futuro ma al presente: è già green. Chi non saprà adeguarsi, almeno nel mondo occidentale e sviluppato, non solo sarà tagliato fuori da enormi possibilità di sviluppo economico e sociale ma perderà un’occasione storica. Basta guardare con una prospettiva un filo più ampia su scala temporale e con occhio alle nuove generazioni che vogliono vivere e consumare in modo più sostenibile ma anche investire in business green».

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