CALCIO, SUPERLEGA: «Vittoria dei tifosi, anche loro contano per la finanza dei club»

«È molto strano che i proprietari dei migliori club al mondo abbiano sottovalutato la risposta del movimento: giocatori e fan, in particolare, sono tutti contrari. Questa è una vittoria dei tifosi, perché anche loro sono importanti per la finanza della squadra». Parola di Massimo Bocci, manager e private banker di Azimut Global Advisory oltreché agente Fifa. «Mi occupo di molti calciatori, sia in Serie A che nei campionato stranieri, e posso assicurare che erano tutti indignati e preoccupati dopo l’annuncio della nascita della Superlega».

Il progetto del torneo elitario tra i top club d’Europa è durato lo spazio di 48 ore. Dopo la dura presa di posizione da parte di Fifa, Uefa e Federazioni con l’appoggio dei governi, le società inglesi, Manchester City e Chelsea in primis, hanno avviato l’uscita dalla competizione. Citizens e Blues hanno presto scatenato un effetto domino, convincendo anche altre società come Inter, Milan e Juventus (l’ultima in ordine di tempo a fare un passo indietro) a dissociarsi da un progetto di fatto abortito prima ancora di nascere. «Il dietrofront è merito dei tifosi, perché sono loro che comprano gli abbonamenti televisivi, che vanno allo stadio e acquistano le magliette», aggiunge Bocci.

La Superlega avrebbe consentito alle società fondatrici di triplicare i guadagni, aumentando il divario con tutte le altre. «A livello finanziario il progetto stava in piedi, eccome. Però ovviamente sarebbero morti tifo, competizione e storia. Il modello NBA è sostenibile a livello finanziario, ma stride con le caratteristiche del calcio, che è fatto anche di passione. Squadre come la Juventus non ne escono bene dal punto di vista dell’immagine», spiega Bocci. Il club bianconero, dopo il boom in borsa successivo all’annuncio, perde il 13% a Piazza Affari. «Agnelli voleva proseguire quanto fatto negli ultimi anni, in cui è riuscito a riportare la Juve tra i top club al mondo, vincendo per nove anni di fila. Ha investito in giocatori e infrastrutture: ha costruito lo stadio e inaugurato il nuovo centro sportivo della Continassa. Ma a livello europeo, evidentemente, non c’erano i presupposti per lanciarsi in questo progetto, si sarebbe creato troppi nemici», prosegue Bocci.

Massimo Bocci, Private Banker di Azimut e agente di calciatori (Foto Instagram)

Il grido di allarme lanciato da Florentino Perez, presidente del Real Madrid e principale promotore della Superlega, resta. Il patron del club più titolato al mondo aveva sbandierato nei giorni scorsi l’intenzione di «salvare il calcio, piombato in una situazione molto difficile nell’epoca del Covid». Il mondo del pallone si è ritrovato all’improvviso a fare i conti con la pandemia e, così come le altre economie, è andato in crisi. «Il calcio si è sempre basato sul cash flow, sugli incassi derivanti dagli abbonamenti e dal merchandising. Il coronavirus ha bloccato tutto, c’è stata una perdita di 4 miliardi. La Superlega avrebbe tamponato le perdite, che paradossalmente hanno penalizzato di più i grandi club», commenta Bocci. 

Ora è probabile che le società protagoniste dello strappo si siedano a un tavolo con i vertici del calcio per trovare una soluzione. «Se Uefa e Fifa hanno fatto abbastanza per attenuare la crisi dei club? Forse potevano fare di più, ma non è detto che non fossero pronte ad agire o che non lo faranno a breve. La redistribuzione televisiva va sicuramente rivista: magari i club troveranno un accordo con la Uefa per aumentare i ricavi dei diritti tv», puntualizza Bocci. E anche in Italia bisognerebbe riconsiderare molti aspetti. «I format, penso soprattutto a Serie B e Serie C, vanno cambiati, se consideriamo che l’85% dei club di Lega Pro non dovrebbe manco iscriversi ai campionati vista la situazione finanziaria in cui versano».

Ma per quanto proseguirà la crisi del calcio? «Credo che il momento di difficoltà sia solo temporaneo. Una volta che si tornerà alla normalità, anche il mondo del pallone ripartirà con lo stesso giro di soldi di prima. Parliamo sempre di una delle più grandi economie mondiali. Adesso il mercato è fatto soprattutto di scambi, non essendoci liquidità, come si può vedere anche dai movimenti di Real Madrid e Barcellona nelle ultime sessioni. Ma quando gli stadi torneranno a essere riempiti al 100 per cento e la pandemia verrà debellata, tutto sarà come prima: i tifosi torneranno a vedere le partite e saranno contenti se il proprio presidente investirà e acquisterà i calciatori migliori sulla piazza», conclude Bocci.