INSURTECH IN CRESCITA: l’Italia rimonta. «Si ridurrà il gap con gli altri Paesi»

L’Italia recupera sull’Insurtech, sospinta dalla pandemia. Nonostante si possa già vantare la presenza di realtà importanti come Wesmart, Wide Group e Yolo, i margini di sviluppo sono ancora notevoli, stando a quanto riportato dall’ultimo rapporto sullo stato dell’Insurtech in Italia dell’American Chamber of Commerce in Italy. «La crisi recente ha dato un’accelerazione all’intero fenomeno della digitalizzazione. Nel nostro paese la spinta verso quest’ambito è partita un po’ più tardi che altrove, ma in questo momento ha assunto un ritmo di crescita molto interessante», dice Marco Giorgino, direttore scientifico dell’Osservatorio Fintech e Insurtech del Politecnico di Milano».

L’Insurtech prende sempre più piede. Quali sono i principali vantaggi che può portare al mondo delle assicurazioni?

«I benefici sono innumerevoli. Se dovessimo ricondurli a delle categorie, potremmo parlare anzitutto di vantaggi relativi alla fruibilità dei prodotti assicurativi. Attraverso l’Insurtech, i clienti possono conoscere, selezionare e acquistarli in modo molto più rapido. Questo incide soprattutto sulle relazioni tra le imprese e i clienti. Sempre da questo punto di vista, permette anche una profilazione molto più dettagliata, che porta a una migliore quantificazione del rischio e alla creazione di prodotti più adatti alle esigenze del mercato. Oltre alla relazione col cliente, un vantaggio importante può derivare dalla maggiore efficienza dei processi legati a un prodotto assicurativo, il che permette di ridurre significativamente i costi e servire al meglio il cliente. Una terza categoria è quella relativa ai processi di controllo. Un’ottimizzazione di risk management, auditing e compliance grazie alla digitalizzazione andrebbe chiaramente a vantaggio delle imprese. Sullo sfondo, ci sono una serie di benefici legati all’innovazione del modo di operare e di proporre nuovi servizi. L’esempio dell’instant insurance è significativo da questo punto di vista: oggi possiamo attivare un’assicurazione per infortuni sulle piste da sci praticamente prima della discesa, proprio grazie all’Insurtech».

Quale crede sia l’innovazione tecnologica maggiormente applicabile al mondo assicurativo?

«In cima a tutte metterei le innovazioni relative al mondo dei dati, i cosiddetti Big Data, fondamentali nel processo di pricing di un rischio specifico. A questi poi si aggiunge tutto l’ambito dell’Artificial Intelligence e del Machine Learning, cioè della macchina che, lavorando, “impara” alimentandosi dei dati che raccoglie. Un altro ambito, su cui c’è però ancora parecchia strada da fare, è quello della Blockchain».

La Blockchain è una prospettiva realizzabile in questo momento?

«Si tratta sicuramente di qualcosa di futuribile, ma non è facile poter prevedere quando arriverà. Certo è che i potenziali risvolti sono notevoli : basti pensare alle polizze peer-to-peer, in cui grazie a un algoritmo che effettua autonomamente il pricing si evita del tutto l’utilizzo di intermediari. Oltre ad applicazioni come questa, si può pensare anche a effetti collaterali legati all’implementazione dei processi informativi, per esempio nel caso di banche dati per la registrazione dei contratti».

Cosa pensa di applicazioni dell’intelligenza artificiale nella relazione con i clienti, come per i cosiddetti Chat-Bot?

«L’aspetto dei Chat-Bot è molto interessante, ma in Italia resta vincolato al tema degli intermediari. Nel nostro Paese, immaginare che ci possa essere un Bot virtuale che scavalca i tradizionali intermediari è un po’ difficile, se non per attività informative. Ma l’intelligenza artificiale trova anche diversi altri utilizzi  per aiutare le imprese in fase di assunzione del rischio, perché può integrare le valutazioni umane e rafforzare la capacità predittiva di un fenomeno».

Il settore assicurativo rappresenta oggi il 7% del PIL italiano. Sembra però che il mercato potrebbe cambiare molto rapidamente e radicalmente nei prossimi mesi. Cosa dovranno fare le aziende italiane per non trovarsi costrette ad inseguire competitor stranieri?

«Investire in innovazione, cosa che le imprese hanno molto trascurato in passato. Ricercare sia l’innovazione interna, sia esterna, attraverso partnership strategiche. Bisogna intraprendere progetti e lavorare in sinergia: fondamentale in questo senso la collaborazione tra operatori tradizionali, incumbent, e operatori nuovi. Altra leva è quella dell’acquisizione da parte delle compagnie maggiori delle start-up innovative. Quello che voglio però sottolineare è che, anche se come Paese siamo in ritardo, gli ultimi due anni sono stati all’insegna di una forte accelerazione e io credo che questo gap si ridurrà ulteriormente. Per questo mi sento di dire che possiamo essere ottimisti».