MAROCCO SEMPRE PIÚ GREEN: L’AMBASCIATORE S.E.YOUSSEF BALLA: «IL NOSTRO PAESE LEADER PER LE ENERGIE RINNOVABILI»

Il Marocco è sempre più green e la città di Ouarzazate è la porta verso il futuro. Poco distante dall’agglomerato di casette color del deserto, arroccate nella valle del Dadès, sorge l’impianto solare più grande al mondo. Anche per questo, oggi il Paese nord africano è uno dei più attivi nella transizione verso l’industria “verde” a livello globale. Proprio espandendo fortemente la sua capacità di produzione di energia pulita, uno dei campi di protesta nel 2011 della primavera araba è diventato meta di grandi investimenti e crea centinaia posti di lavoro. 

«Siamo leader a livello africano nel campo delle energie rinnovabili e il secondo Paese più attraente nella classifica della banca d’investimento sudafricana “RMB Investments”», dice l’ambasciatore del Regno del Marocco in Italia, S.E. Youssef Balla. «Questa performance è dovuta al netto miglioramento del clima degli affari. Secondo la società di contabilità britannica Ernst & Young (EY) il Marocco occupa il 13° posto nella classifica dei 40 Paesi di maggior interesse sulle energie rinnovabili».

Per questo ora molte realtà straniere puntano al Marocco…

«Recentemente la start-up americana “Soluna Technologies” ha previsto di impiegare 2.5 miliardi di dollari a Dakhla per costruire un parco eolico da 900 MW per alimentare server dedicati alle tecnologie blockchain. Il Presidente della Confederazione Generale delle Imprese Marocchine e il Presidente di The Israeli Employers and Business Organizations (IEBO) hanno firmato, un accordo di partnership nel settore dell’energia rinnovabile».

Come siete diventati all’avanguardia sul fronte delle energie rinnovabili? 

«Per soddisfare il crescente fabbisogno interno e rispondere all’accelerazione economica e sociale degli ultimi decenni, il Marocco ha definito una nuova e ambiziosa strategia energetica che ha dimostrato la sua rilevanza ed efficacia. Fino a qualche tempo fa eravamo totalmente dipendente dall’import di combustibili fossili».

Poi che cosa è successo?

«Il Paese, grazie alla sua stabilità e alla visione illuminata di SM il Re Mohammed VI, ha avviato da molti anni profonde riforme in tutti i settori, che ci hanno permesso di adottare strategie e piani nazionali diversificati a medio e lungo termine. Ha creato un’affinità soprattutto con il modello europeo, conquistando una posizione di partenariato privilegiato e diventando uno dei Paesi più attivi nella transizione verso l’industria green a livello globale. Questa strategia ci ha aiutati ad attrarre investimenti, privati e pubblici e creare posti di lavoro. Nonostante le numerose sfide, in pochi anni il Marocco ha scavalcato tutte le classifiche diventando il 1° paese nell’Unione del Magreb Arabo ed è leader nel continente africano. Il Marocco è al 5° posto al mondo per innovazione pulita ed è nella 14esima posizione a livello globale tra le nazioni più attraenti per l’energia rinnovabile». 

Affrontare la sfida delle energie rinnovabili richiede un quadro legislativo e regolamentare adeguato e favorevole. Il Marocco ha investito molto nella realizzazione di un vasto programma di riforme. Quali sono state le più importanti per riuscire ad attirare importanti stakeholder privati e pubblici internazionali?

«Per raggiungere questi ambiziosi obiettivi, la strategia nazionale è stata accompagnata da un chiaro processo di riforme legislative, regolamentari e istituzionali. Sono state infatti create nuove istituzioni, come MASEN, IRESEN, AMEE e molte altre, e modernizzato il quadro legislativo con due leggi quadro in particolare, la 13-2009 modificata e integrata dalla legge 58-2015 sull’energia rinnovabile e dalla legge 47-2009 sull’efficienza energetica. E poi una Roadmap che ci consentirà di conseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile e rappresenta un approccio strategico globale e fondamentale per il conseguimento dell’Agenda 2030».

Parliamo di cifre, che percentuale dell’energia utilizzata è prodotta da fonti rinnovabili?

«Con abbondanti risorse solari (3 mila ore di sole all’anno e 5 KWh per metro quadrato al giorno di irraggiamento) e un enorme potenziale da 20GW, un potenziale eolico stimato di 25 mila megawatt, 3,5 GW idroelettrico e una posizione strategica nel cuore di un crocevia energetico (Connessione alla rete elettrica spagnola tramite due linee di 400kV/700MW), il Marocco offre molte opportunità di investimento nel settore dell’energia solare termica e fotovoltaica. Con una capacità totale di circa 3.950 megawatt già operativa, circa il 37% della capacità elettrica raggiunta, abbiamo ridotto la nostra dipendenza dal 98% nel 2009 agli attuali 90,5% circa. In altri termini questa capacità contribuisce a soddisfare la domanda di elettricità di circa il 20%».

Per conciliare gli imperativi di accelerazione della crescita e le esigenze di tutela dell’ambiente, che cosa prevede la strategia energetica?

«Mira sostanzialmente ad aumentare la capacità di produzione delle energie rinnovabili del Paese con programmi per l’installazione di 6mila MW ugualmente ripartita tra energia idraulica, eolica e solare. Nel medio termine abbiamo quindi sviluppato obiettivi molto ambiziosi elevando la quota di energie pulite nel mix elettrico al 52% entro il 2030 e prevediamo, grazie a nuovi piani di efficienza energetica in tutta l’economia, con un risparmio energetico del 25% entro lo stesso anno. La realizzazione di questi complessi solari ci permetteranno inoltre di economizzare un milione di tonnellate di petrolio e di evitare l’emissione di più di 3,5 milioni di tonnellate di diossido di carbone all’anno. Sul fronte della biomassa è stata redatta un roadmap nazionale per sfruttare il potenziale da utilizzare per la produzione di elettricità o calore. Contiamo su un grande giacimento, con oltre 200 siti sfruttabili. Un approccio che ci permetterà di limitare preservare l’ambiente e contribuire alla creazione di posti di lavoro»

Il Marocco ha costruito il più grande parco solare multi-tecnologico al mondo per la produzione di energia elettrica (Noor Ouarzazate, nella regione di Drâa-Tafilalet) che dovrebbe fornire elettricità pulita a circa 2 milioni di abitanti e progetta di intercettare il 4% della domanda globale di idrogeno. Quali altri progetti di energia rinnovabile avete in mente di realizzare?

«La costruzione della Centrale solare termodinamica di Ouarzazate, che rientra negli obiettivi prioritari stabiliti nel quadro della strategia nazionale, fa del mio Paese un leader mondiale nel settore delle energie rinnovabili e ci consentirà inoltre di rispettare gli impegni assunti a livello internazionale per ridurre del 32% le emissioni di gas serra nel 2030 nell’ambito della lotta ai cambiamenti climatici. Al di là della sua dimensione di produzione energetica, il piano solare diretto dall’agenzia MASEN, mira a: fornire il paese di un tessuto industriale competitivo, in grado di massimizzare il tasso d’integrazione industriale locale relativo allo sviluppo delle centrali; implementare una Ricerca & Sviluppo che aiuti a gestire e sviluppare le tecnologie solari; sviluppare delle filiere di formazione specializzata al fine di provvedere all’insieme dei bisogni del settore».

Quali sono gli obiettivi?

«Abbiamo avviato un ambizioso programma nazionale e sviluppato una consolidata partnership internazionale per la produzione di idrogeno da fonti pulite e contiamo di intercettare il 4% della domanda globale. Questo vettore energetico, nel lungo termine, ci permetterà non soltanto di supportare la sfida della decarbonizzazione, soprattutto nei settori con processi di produzione ad alta intensità energetica, ma anche di esportare ad altri Paesi. Il nostro principale obiettivo resta quindi quello di affrontare il cambiamento climatico, superare la dipendenza da combustibile fossile importato ed essere protagonisti nell’era post-petrolio grazie al nostro eccezionale potenziale idoelettrico, eolico e solare». 

Quanto ha influito la pandemia sugli obiettivi che avevate in programma di raggiungere?

«Non c’è dubbio che questa crisi pandemica sanitaria, economica e sociale globale ha radicalmente cambiato tutto il mondo. Noi ci siamo impegnati fin dall’inizio per contrastare la diffusione della pandemia investendo in modo prioritario nella salvaguardia della salute dei nostri cittadini e del tessuto produttivo e sociale. Oggi più della metà della popolazione è stata vaccinata e contiamo di raggiungere l’immunità entro quest’estate. Tornando al nostro tema, è chiaro che questa crisi pandemica apra necessariamente un’inevitabile interrogativo sul futuro dell’energia, nel Mediterraneo allargato in particolare, che impone a tutti un diverso paradigma per favorire un nuovo modello di sviluppo economico sostenibile e per affrontare la grave minaccia del cambiamento climatico. La peculiare caratteristica del nostro tessuto economico e produttivo, incentrati su una varietà di ecosistemi, è riuscita in questo periodo di crisi a resistere agli urti e a dimostrare la sua capacità di resilienza. Anzi, abbiamo addirittura rilanciato il suo obbiettivo nella produzione di energia da fonti pulite elevando la quota al 52% entro il 2030, risparmi energetici al 25% e investendo nella ricerca per la produzione dell’idrogeno verde».

L’Unione europea, primo partner commerciale del Marocco (che è stato il primo Paese ad ottenere “lo status avanzato” dalla UE nel 2008), lo sostiene con investimenti mirati in infrastrutture energetiche. Quali e quanti sono esattamente?

«Il nostro modello di sviluppo consiste sostanzialmente in un partenariato pubblico-privato e accordi finanziari. Le ambiziose riforme introdotte dal Marocco ci hanno permesso di diventare un interlocutore credibile e attirare importanti stakeholder internazionali. Con l’Unione europea abbiamo sviluppato progetti comuni, tra cui la questione energetica. La Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo e l’Unione europea (UE) hanno intensificato il loro sostegno agli investimenti green e alla resilienza climatica in Marocco. In questi anni abbiamo impegnato molti miliardi di dollari e per raggiungere i nostri obbiettivi del 2030 prevediamo di impiegare oltre 40 miliardi di dollari nel settore energetico, compreso un progetto riguardante il gas naturale liquefatto. Per altro il Marocco ha lanciato un imponente programma di produzione di energia solare, con un costo globale stimato in 9 miliardi di dollari, fino a oggi e attraverso 5 evoluti impianti (Ouarzazate, Aïn Béni Mathar, Sebkha Tah, Foum El Oued, Laayoune e Boujdour). I nostri programmi d’investimento saranno realizzati come parte della nuova governance e strutturazione del settore delle energie rinnovabili per il successo della transizione energetica ed ecologica».

Il Marocco è un Paese in crescita costante…

«La situazione economica si sta gradualmente riprendendo nel 2021 per effetto delle prospettive favorevoli per la stagione agricola e del buon andamento dell’operazione di vaccinazione, nonché per gli effetti della prevista ripresa dell’attività nei principali partner commerciali. Escludendo l’agricoltura, oltre a turismo e trasporto aereo, che ancora risentono degli effetti negativi della crisi sanitaria, i settori con un forte contributo al valore aggiunto nazionale stanno mostrando trend positivi, per esempio il minerario, elettrico, alcune parti dell’industriale e delle telecomunicazioni».    

© Simona Sirianni