LA RETE IDRICA FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI: «CHIEDIAMO INVESTIMENTI PER OLTRE 4 MILIARDI»

Rete idrica: non saranno sufficienti i quasi 15 miliardi di euro che il PNRR stanzia per la missione tutela e valorizzazione del territorio e della risorsa acqua. «Non mi sembra una cifra adeguata al lavoro che c’è da fare: abbiamo una rete nazionale troppo vecchia e in pessime condizioni», dice Massimiliano Giansanti, Presidente di Confagricoltura. L’idea è quella di tutelare la sicurezza dell’approvvigionamento idrico, ridurre la dispersione e garantire la sostenibilità della risorsa idrica. Sull’Italia pesa la crisi di siccità più grave degli ultimi 60 anni, che vuol dire meno acqua per l’agricoltura, che da sola consuma il 70% di quella disponibile. «Si pensi che gli interventi che interessano direttamente il settore agricolo sono di circa 3 miliardi, ma le nostre richieste ammontano a più di 4 miliardi. In particolare, in materia di “Invasi e gestione sostenibile delle risorse idriche”, con riferimento alle infrastrutture primarie per la sicurezza dell’approvvigionamento, la previsione è di circa 100 interventi su tutto il territorio nazionale. Mentre per la resilienza dell’agrosistema irriguo, punta su interventi infrastrutturali su reti e impianti, con sistemi di digitalizzazione e monitoraggio, anche con potenzialità di riutilizzo».

Come si colma questo gap?

«Dall’America arriva un esempio. Da qualche mese, è possibile scambiare un future sull’acqua nella borsa delle materie prime di Chicago. Acquistandolo, agricoltori, commercianti e municipalità possono coprirsi dagli aumenti futuri del prezzo dell’oro blu, un bene che, in California, a causa del cambiamento climatico, dall’inquinamento e dell’inadeguata gestione è sempre più scarso».

Quali e quanti investimenti si fanno in Italia nel settore?

«Ben pochi. L’Italia è al terzultimo posto nella classifica europea per investimenti nel settore idrico: solo 40 euro per abitante l’anno, contro una media europea di 100 euro. Per allinearci alla media europea servirebbero 3,6 miliardi l’anno di investimenti in più. Se invece vogliamo essere alla pari dei Paesi migliori occorrerebbero 12,2 miliardi».

Da quanto tempo non si fa manutenzione alle reti idriche in Italia?

«Trent’anni. Ormai, sono obsolete, soprattutto al Sud, con perdite che raggiungono anche punte del 50%. C’è poi da dire che solo l’11% dell’acqua piovana viene trattenuta. È necessario costruire nuovi invasi, rinnovare i sistemi irrigui, sanare la rete di quella potabile, che perde il 42% tra quella immessa e quella erogata. Va ripristinata e rinnovata una rete infrastrutturale vecchia, con un tasso di dispersione elevato. C’è un problema di manutenzione dei bacini, la cui capacità è fortemente limitata dal progressivo interrimento».

L’agricoltura è l’unica che fa un buon uso dell’acqua

«Spesso viene messa sul banco degli imputati per il suo consumo a fini irrigui, quando invece è l’unico settore economico che produce rispettando la risorsa, perché quella impiegata non fuoriesce dal ciclo idrologico naturale, ma viene restituita al sistema ambientale. Negli ultimi decenni l’agricoltura ne ha ridotto il consumo di quasi il 30%, adottando modelli sostenibili di gestione, ma non basta».

Però per il settore ha comunque un costo…

«Per le aziende agricole che vogliono usarla oculatamente sì. La tecnologia per il risparmio idrico in questi anni ha fatto passi da gigante: irrigazione a goccia, sensori nel terreno, monitoraggio coi droni e da satellite, Internet of Things, intelligenza artificiale. Per agevolare il diffondersi di queste innovazioni, si potrebbero immaginare delle forme di incentivo ad hoc, come ad esempio smart contract, in base ai quali gli agricoltori verrebbero remunerati per il risparmio che riuscirebbero a raggiungere».

Nel frattempo, le annate siccitose continuano a creare danni…

«L’agricoltura è il settore che ne risente di più risente: negli ultimi 20 anni ha provocato danni per oltre 15 miliardi di euro, il 50% concentrati in sole quattro regioni: Puglia, Emilia Romagna, Sicilia e Sardegna per la carenza di invasi e una rete vetusta. Diventa sempre più importante riuscire ad accumulare l’acqua piovana, per poterla utilizzare nei momenti di carenza».

Migliorare l’utilizzo delle acque reflue è una delle sfide più importanti dell’economia circolare?

«Il trattamento è tra le priorità del Partenariato Europeo per l’innovazione idrica, ma è importante che gli impianti garantiscano standard qualitativi adeguati. In condizioni sicure e economicamente vantaggiose, è un mezzo prezioso ma ancora sottoutilizzato per aumentare l’approvvigionamento e per alleviare la pressione sulle risorse idriche. In agricoltura consente costi inferiori rispetto ad altre soluzioni come la desalinizzazione, in più, il contributo dei suoi nutrienti può integrare o sostituire i fertilizzanti convenzionali».

Quanto incidono la morfologia del terreno, l’abbattimento di boschi o le costruzioni illecite?

«Sono tutti elementi che pesano. Il consumo di suolo in Italia continua a trasformare il territorio nazionale con velocità elevate, causando la perdita, spesso irreversibile, di aree naturali e agricole. Nell’ultimo anno, le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 57,5 km2, ovvero, in media, circa 16 ettari al giorno. L’impermeabilizzazione di aree così vaste determina instabilità idrogeologica, poiché il terreno non riesce più ad assorbire le precipitazioni che, come tristemente noto, si trasformano sempre più frequentemente in eventi catastrofici».

Che cosa prevede invece il Piano nazionale degli interventi nel settore?

«Il piano, istituito nel 2018 con la legge di Bilancio (n.205/2017) ha stanziato 100 milioni di euro annui dal 2019 al 2028, di cui 60 milioni di euro annui per la sezione invasi. Anche qui ci sono diverse disposizioni. In evidenza: l’istituzione del “Fondo per il risparmio di risorse idriche”, con una dotazione di 20 milioni di euro per il 2021, al fine di riconoscere, alle persone fisiche residenti in Italia, un “bonus idrico” pari a 1.000 euro per ciascun beneficiario; del “Fondo per la promozione dell’uso consapevole della risorsa idrica”, destinato all’effettuazione di campagne informative per gli utenti del servizio integrato, con una dotazione di 500.000 euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022; del fondo per l’approvvigionamento dei comuni delle isole minori con popolazione inferiore a 15.000 abitanti, con dotazione di 4,5 milioni di euro per ciascuno degli anni del triennio 2021-2023; le misure per la razionalizzazione dell’uso dell’acqua e la riduzione del consumo di contenitori di plastica per acque potabili (viene riconosciuto un credito di imposta per l’acquisto di sistemi di filtraggio dell’acqua potabile, nel limite complessivo di 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022)».