LA SOSTENIBILITÀ DEI PORTI: PUNTIAMO AL COLD IRONING

Guardano a un futuro sempre più green e smart i porti della Sicilia occidentale. Termini Imerese e Porto Empedocle potrebbero diventare hub per l’idrogeno. «Entrambi hanno già presentato la candidatura», dice Pasqualino Monti, presidente dell’Autorità di sistema portuale della Sicilia occidentale. Nei mesi scorsi è stato chiuso anche l’accordo per la realizzazione e la gestione di un insieme di interventi innovativi, gestiti attraverso un’unica piattaforma digitale, che includono: le nuove infrastrutture IoT (control room, data center, sicurezza ICT, videosorveglianza, sistemi di wayyfinding), la riqualificazione energetica, il rifacimento e l’ampliamento dell’illuminazione in chiave smart, l’autoproduzione di energia da fotovoltaico e cogenerazione, e l’installazione di punti di ricarica elettrica. Nel progetto ci sono: Termini Imerese e Porto Empedocle, Palermo e Trapani.

Pasqualino Monti, presidente dell’Autorità di sistema portuale della Sicilia occidentale

Stanziati nel PNRR 270 milioni di euro per la sostenibilità ambientale dei porti. Quanti fondi entrano nelle vostre casse e come saranno investiti?

«Si tratta di 197 milioni di cui 61 su nostro progetto di cold ironing (la possibilità di alimentare le navi con corrente elettrica fornita da terra, mentre sono in banchina, permettendo loro di spegnere i motori nei porti di nostra competenza. Avremo tre attracchi elettrificati a Palermo, due a Termini Imerese e Trapani e uno a Porto Empedocle. In questo modo non si emettererà gas serra in città grazie al sistema di allaccio energetico della nave direttamente a terra, senza utilizzare i motori ausiliari durante l’ormeggio in porto».

La transizione energetica verso la decarbonizzazione industriale e un trasporto a emissioni zero sono più che mai strategiche e la valorizzazione dei porti come cluster consentirà di far emergere le loro grandi potenzialità. Quanto è importante sotto l’aspetto occupazionale ed economico? 

«La transizione energetica rappresenta una grandissima opportunità di crescita dell’attività industriale e una modalità capace di portare sviluppo, occupazione e innovazione, personificando la sensibilità verso una concreta sostenibilità ambientale. Lavoriamo per rimettere la nostra portualità sulla strada dello sviluppo europeo con investimenti produttivi, riforme e cultura d’impresa. Siamo sicuri che, rivitalizzando e trasformando in realtà economiche certe aree depresse, non daremmo un aiuto solo al Mezzogiorno ma una spinta in avanti a tutto il Paese. Occorrono, però, un dialogo tra le modalità di trasporto, un piano industriale e un piano fiscale di sostegno: la Sicilia si trova in una posizione geografica meravigliosa ma è fondamentale che possa contare su una rete intermodale che funzioni».

Sul tema energie rinnovabili già sono entrati in gioco grandi protagonisti nazionali come Terna, Fincantieri ed Enel. In che modo si può fare sinergia?

«Mettendoli assieme per progettare in modo serio il cold ironing o altre tecnologie in grado di abbattere le emissioni in ambito portuale. È ciò che noi, come Authority, stiamo facendo, dialogando con chi costruisce navi e ne conosce la tecnologia, chi produce e distribuisce, e chi gestisce la rete».

Su cosa bisogna investire per rendere i porti più competitivi?

«Sul Mediterraneo stesso, incentivarne la politica e spostare realmente l’attenzione dell’Europa sul Mare Nostrum. In realtà, l’Italia è una piattaforma nel Mediterraneo solo a parole: non tutti comprendono quanto sia divenuto centrale e quanto, di conseguenza, l’Italia sia importante negli scambi est-ovest delle merci a livello mondiale. Questo passaggio, invece, è improcrastinabile. Mi piacerebbe vivere in un Paese che ritiene normale affrontare il tema dei dazi doganali nel Canale di Suez, che considera opportuno ragionare con chi sviluppa la politica del Canale. Non pensiamo che sia una questione lontana mentre ben altri problemi ci consumano: al contrario, è determinante per l’area mediterranea e, soprattutto, è decisivo per il futuro del nostro Mezzogiorno».