Dalle catene di fast food messe sotto accusa per i prezzi suggeriti dall’intelligenza artificiale ai microchip che alimentano la corsa dell’AI, passando per gli snack che faticano a difendere i margini e le nuove alleanze tra industria automobilistica europea e tecnologia cinese. Quattro storie in cui dietro a marchi conosciuti e prodotti di uso quotidiano si nascondono soldi, strategie industriali e modelli di business in trasformazione…
McDonald’s, il prezzo del panino finisce sotto accusa
Una causa collettiva presentata negli Stati Uniti ha portato McDonald’s al centro di una nuova controversia sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale per orientare i prezzi dei menu. Depositata lo scorso 5 ottobre presso un tribunale federale di Chicago, l’azione legale contesta al colosso del fast food possibili violazioni delle norme antitrust. Secondo l’accusa, il sistema di determinazione dei prezzi utilizzerebbe algoritmi e dati non pubblici sulle vendite per suggerire ai ristoranti quanto far pagare i propri prodotti.
Ma qual è il punto centrale della controversia? Il rapporto tra la società e i suoi affiliati. Negli Stati Uniti, circa il 95% dei 14.000 ristoranti del gruppo è gestito da franchise indipendenti. La class action è legata dunque al timore che il sistema di raccomandazione dei prezzi, alimentato anche dai dati raccolti nei diversi punti vendita, possa potenzialmente portare a una riduzione dell’autonomia dei gestori, e quindi limitare la concorrenza. McDonald’s ha già risposto respingendo le contestazioni e affermando che il software fornisce esclusivamente indicazioni facoltative, senza andare a imporre automaticamente i prezzi finali.
Da una parte c’è quindi l’AI che può aiutare le aziende a prevedere la domanda e migliorare la redditività. Dall’altra, l’impiego di strumenti per orientare i prezzi può sollevare interrogativi sulla concorrenza.
TSMC, il boom dei microchip vale ricavi record
La corsa dell’intelligenza artificiale continua a spingere il Mercato dei semiconduttori. TSMC, il principale produttore mondiale di chip, ha registrato nel terzo trimestre del 2026 ricavi pari a circa 1,4 miliardi di dollari taiwanesi, con una crescita di circa il 50% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nei primi nove mesi dell’anno, il fatturato ha invece toccato quota 3.898,73 miliardi, segnando una crescita del 41,1%.
La società produce semiconduttori progettati da alcune delle principali aziende tecnologiche globali, tra cui Nvidia e Apple. I chip più avanzati sono fondamentali per gli acceleratori AI e per i dispositivi elettronici, mentre i grandi operatori del cloud continuano a investire in nuovi data center per sostenere lo sviluppo dei modelli di intelligenza artificiale. TSMC beneficia quindi di una domanda che riguarda soprattutto la crescente capacità di calcolo necessaria per addestrare e utilizzare sistemi sempre più complessi.
La domanda di chip AI è forte, ma costruire nuovi impianti e sviluppare processi produttivi sempre più avanzati richiede capitali ingenti. Mentre il Mercato continua a scommettere sull’intelligenza artificiale, il valore delle aziende coinvolte dipende anche dalla capacità di trasformare la crescita della domanda in profitti duraturi, senza che le aspettative degli investitori diventino troppo elevate.
PepsiCo taglia le previsioni e cerca nuovi margini
Al giorno d’oggi, non basta più avere uno dei marchi più riconoscibili al mondo per mettere al riparo i conti dalle difficoltà. Lo scorso 8 ottobre PepsiCo, il gruppo che – tra gli altri – controlla brand come Pepsi, Lay’s e Doritos, ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita dell’utile per il 2026, annunciando anche nuove iniziative per la riduzione dei costi. La società si trova ad affrontare un contesto complicato soprattutto in Nord America. Qui la domanda di snack e bevande rimane debole e l’aumento dei costi di produzione continua a mettere sotto pressione la redditività. Per l’intero esercizio, il gruppo prevede ora una crescita dell’utile compresa tra l’1% e il 2%, contro la precedente stima del 4-6%
Il quadro, però, mostra anche segnali positivi. Nel terzo trimestre del 2026, i ricavi netti sono aumentati del 5,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Mentre i ricavi organici sono cresciuti del 3,1%. L’utile ha registrato un incremento dell’1,5%. A pesare, come detto, sono soprattutto le difficoltà del Mercato nordamericano. Nell’ultimo trimestre, i volumi degli alimenti sono rimasti sostanzialmente stabili, mentre quelli delle bevande sono diminuiti del 2%. La crescita internazionale e l’aumento dei ricavi non sono quindi sufficienti a compensare la pressione sui margini. E soprattutto una domanda meno dinamica in uno dei Mercati più importanti per il gruppo.
Per risolvere la situazione, l’azienda sta tentando di individuare ulteriori fonti di risparmio che siano strutturali, così da destinarli a investimenti e sostegno della crescita. La sfida è trovare un equilibrio tra prezzi competitivi e redditività. Aumentare troppo i prezzi di listino rischia di allontanare i consumatori, ma assorbire interamente l’inflazione dei costi significa sacrificare i margini. È un problema che riguarda anche altri produttori di beni di largo consumo, alle prese con famiglie più attente alle spese e con la pressione di una accresciuta concorrenza.
Stellantis e Leapmotor, la nuova alleanza per l’auto elettrica
La collaborazione tra l’industria automobilistica europea e la tecnologia cinese si prepara a entrare in una nuova fase. Il 12 ottobre Stellantis ha annunciato l’intenzione di produrre auto elettriche compatte nello stabilimento di Pomigliano d’Arco, in Campania. Come? Utilizzando una piattaforma sviluppata congiuntamente con la cinese Leapmotor presso il sito di Mirafiori, a Torino.
La strategia ha come obiettivo quello di combinare la capacità industriale del gruppo automobilistico con le competenze tecnologiche del partner asiatico. Accelerando al tempo stesso lo sviluppo dei veicoli e contenendo i costi. Per Stellantis, che deve rilanciare la propria competitività dopo un periodo difficile, la possibilità di sfruttare una piattaforma condivisa può contribuire a ridurre tempi e investimenti necessari per ampliare l’offerta.
Cosa ci dicono i dati? Il 13 ottobre Stellantis ha fatto sapere di aver consegnato nel terzo trimestre 1,3 milioni di veicoli, in calo dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2025. La flessione è stata influenzata soprattutto dalla riduzione del 12% proveniente dal Nord America, legata alle pause estive programmate della produzione. Mentre le consegne in Europa sono aumentate del 10%.
La nuova alleanza può quindi rappresentare una leva per accelerare il lancio di modelli più accessibili e sostenere l’attività produttiva italiana, ma il risultato dipenderà dalla capacità di sfruttare la collaborazione per produrre veicoli competitivi sul Mercato.©
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