IL FINTECH SPICCA IL VOLO: IN TRE MESI INVESTITI DA FONDI VENTURE CAPITAL E PRIVATE EQUITY 30,8 MLD DI DOLLARI. FINTASTICO: «NUMERI DESTINATI AD AUMENTARE»

Periodo d’oro per il fintech che nell’ultimo trimestre del 2021 ha macinato numeri da record. Il più grande di sempre in termini di round di finanziamento fatto registrare dalle startup e imprese della tecnofinanza a livello globale. «L’anno in corso non ha precedenti sulla raccolta di capitali di rischio nella financial technology, mi aspetto quindi un trend di crescita simile anche nei prossimi mesi», dice Fabrizio Villani, CoFounder e Head of Growth di Fintastico. In 657 operazioni di investimento da parte di fondi di venture capital e private equity, il fintech ha raggiunto un record di 30,8 miliardi di dollari, infrangendo quello fatto registrare nei tre mesi precedenti del 30%.

La Banca d’Italia, nel Milano Hub, ha deciso di rivolgersi non solo agli operatori regolamentati tradizionali. Quali sfide dovranno affrontare le banche per rimanere competitive?

«Tecnologia, persone, cultura e investimenti. Innanzitutto, gli istituti di credito devono superare tutte quelle resistenze al cambio tecnologico che ne minano il potenziale innovativo e ne rallentano l’operatività. Lato persone, c’è il problema della perdita di appeal del “posto fisso” in banca per quanto riguarda i giovani che sempre più spesso inseguono i propri sogni o scelgono realtà tecnologicamente più innovative, e quello dei dipendenti che dovranno obbligatoriamente passare per upskilling o reskilling. La cultura dovrà adeguarsi ai tempi che corrono, essere più aperta al dialogo e allo scambio costruttivo con attori al di fuori della propria comfort zone. Per quanto riguarda gli investimenti in innovazione e startup fintech, il settore bancario e assicurativo italiano è in forte ritardo rispetto ai mercati europei con i quali spesso ci confrontiamo: Francia, Germania e Spagna. Se gli istituti di credito non riusciranno a cambiar pelle, a rischio ci sono le loro quote di mercato ma anche i posti di lavoro degli attuali 280mila dipendenti bancari e 220mila dipendenti assicurativi attualmente impegnati in Italia».


Con una maggiore tecnologia digitale aumenta anche il cyberisk, che richiede strumenti di difesa specifici e innovativi. Quali potrebbero essere le soluzioni?

«Il rischio zero in ambito sicurezza informatica non esiste, ma per ridurre i rischi e gli attacchi informatici le soluzioni devono passare obbligatoriamente dall’educazione al digitale (sia interna rivolta verso i dipendenti che esterna per i propri clienti) e ad un adeguamento costante dei sistemi informatici che richiedono investimenti in innovazione e capitale di rischio».

Fabrizio Villani (CoFounder e Head of Growth di Fintastico)


È operativo il Comitato FinTech che sotto la regia del Mef riunisce Banca d’Italia, Consob e Ivass allo scopo di digitalizzare i servizi finanziari. Da dove bisogna partire?

«La partenza e l’arrivo dipendono dal tipo di soggetto che si vuole confrontare con le istituzioni. Per quanto riguarda la Banca d’Italia consiglio di dare un’occhiata al loro Canale Fintech, per Consob alla neonata CONSOB-TECH, mentre per Ivass alla loro pagina sulla Sandbox Regolamentare. A breve sarà lanciato un Acceleratore di startup in ambito Fintech e Insurtech, grazie all’impegno congiunto di CDP Venture Capital Sgr, Digital Magics, Startupbootcamp e Fintech District che dovrebbe supportare fino a 50 startup in 3 anni».

L’Italia è al 24° posto fra i 27 Stati membri dell’UE in termini di adozione digitale e innovazione tecnologica. Saranno sufficienti i fondi investiti nel PNRR per un cambio di passo importante?

«Spero che il mix tra politici di lungo corso e tecnici competenti attualmente al governo riesca a utilizzare i capitali in modo intelligente, senza incorrere in troppi sprechi o errori sul cammino. Bisogna passare dalle parole ai fatti e nel corso della storia, l’Italia ha dimostrato nei momenti di difficoltà di sapersi rialzare».

Durante la pandemia sono stati utilizzati molti servizi innovativi: identità e firma digitale, robo-advisor e servizi di telemedicina inclusi nella polizza assicurativa. Quale altro settore ne può beneficiare?

«Quello delle piattaforme di peer-to-peer lending e di anticipo fattura che sono state fondamentali per mantenere in vita molte PMI, aiutando a salvare preziosi posti di lavoro. Se penso all’ultimo anno e mezzo, da una parte sono preoccupato per i risvolti che sta avendo e avrà la pandemia nel futuro, dall’altra sorrido amaro pensando al fatto che c’è voluto un evento di questo genere per far scoprire agli italiani che c’è vita oltre la propria banca. Le opzioni valide e regolamentate ci sono, bisogna solo aver voglia, curiosità e tempo di scoprirle».

Quali sono i ruoli e le competenze richieste al fintech expert, soprattutto in questo rinnovato mercato del lavoro?

«Per quanto riguarda i primi: sviluppatore blockchain e di app, analista finanziario, UX designer, compliance manager ed esperto di sicurezza informatica. Le competenze differiscono da un ruolo all’altro. Ci sono dei tratti distintivi che non possono mancare ai professionisti o futuri tali che si affacciano a questo settore: trasparenza nei rapporti con colleghi e clienti, valore dello sforzo condiviso e impegno, capacità di entusiasmare, ottimismo e forza di volontà».

Nell’insurtech c’è necessità di migliorare condizioni di lavoro e salari (come i rider che lamentano di essere pagati poco e non avere abbastanza tutele). Oltre alle polizze parametriche, quale altra soluzione si potrebbe trovare?

«La prima cosa che mi viene in mente è una carta virtuale, attraverso la quale i rider possono ricevere istantaneamente accesso ai propri guadagni tramite lo smartphone, senza aspettare di dover essere pagati. L’Italian Insurtech Association IIA ha avviato un gruppo di lavoro sui temi della mobilità urbana e con Fintastico mettiamo a disposizione di tutti informazioni utili per comprendere e capire meglio il mondo fintech e scoprire i servizi finanziari innovativi che possono migliorare la nostra vita quotidiana».