• venerdì, 1 Luglio 2022

RIPARTE DOPO UN ANNO DI STOP LA FIERA INTERNAZIONALE DEDICATA AL SETTORE CASA-ARREDAMENTO SALONE DEL MOBILE 2021

Riparte dopo un anno di stop la fiera internazionale dedicata al settore casa-arredamento Salone del Mobile 2021. L’evento Speciale 2021 del Salone del Mobile, dal 5 al 10 settembre a Fiera Milano Rho, torna dopo un anno di stop a causa della pandemia, ribattezzata “Supersalone”: appuntamento che andrà oltre gli incontri commerciali e che sarà aperto non solo agli operatori del settore ma anche al grande pubblico. «Accettare la sfida di organizzare un evento speciale, in un anno così difficile e complicato, è il segno tangibile di quanto i nostri imprenditori e la Federazione abbiano gettato il cuore oltre l’ostacolo per portare, ancora una volta, la comunità del design, i buyer nazionali e internazionali, i media e anche il pubblico generalista a Rho Fiera, per partecipare a un evento che non ha pari al mondo e che solo la città di Milano è in grado di ospitare», spiega Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo.

La Legge di Bilancio 2021 prevede la conferma del Bonus Mobili: il Superbonus per gli interventi di riqualificazione edilizia possono trainare anche il comparto arredo?

«Il Bonus mobili è una misura fondamentale per noi e per tutti coloro, magari giovani coppie, che comprano casa e così hanno un aiuto concreto per arredarla. Una misura che continua a funzionare anche dopo 7 anni dalla sua introduzione, tanto che in media viene utilizzata da 200 mila beneficiari l’anno generando acquisti per un valore medio annuo di 1,4 miliardi di euro. Quest’anno, grazie al lavoro portato avanti come FederlegnoArredo in sede istituzionale, siamo riusciti addirittura a innalzare il tetto da 10mila a 16mila euro. Per la prossima legge di Bilancio siamo già al lavoro su alcune misure molto importanti e non escludiamo che il Bonus mobili possa avere una declinazione in chiave sostenibilità. Ovviamente anche il superbonus è una misura trainante per il nostro settore, come lo sono tutte le misure volte a mettere in moto l’edilizia. Ci auguriamo però che siano messe in campo le dovute semplificazioni, affinché un eccesso di vincoli non serva a colpire eventuali illeciti, ma solo a impedire che la misura del Superbonus sia davvero fattibile».

C’è grande attesa, quali sono state le maggiori difficoltà che avete riscontrato per organizzare il Supersalone e quali le novità?

«È inutile negare che prima di arrivare a questa decisione ci siano state delle difficoltà, dovute alla necessità di decidere il da farsi in un momento in cui le certezze anche sul fronte campagna vaccinale erano davvero poche – con gli imprenditori che si trovavano davanti all’interrogativo se investire cifre importanti come un Salone tradizionale richiede – senza avere alcuna certezza sulla fattibilità e sul risultato… ma alla fine abbiamo trovato una sintesi, che ha dato vita al Supersalone: una formula più leggera sotto il segno della sostenibilità sia dal punto economico che degli allestimenti e che permetterà alle aziende di mostrare, finalmente in presenza, le novità degli ultimi 18 mesi che fino ad ora non è stato possibile presentare al pubblico. Il Supersalone è anche il debutto ufficiale della piattaforma digitale del Salone attraverso un’esperienza phygital che coniuga perfettamente fisico e digitale».

Quanto ha pesato lo stop dello scorso anno sul settore?

«Molto. Il rinvio ha pesato molto ma alla fine oltre che in termini strettamente economici, il rischio era che qualcun altro mirasse a togliere il Salone a Milano. Rinviare ancora, senza un esplicito divieto di organizzare fiere a causa della situazione sanitaria, avrebbe lasciato campo libero ad altre fiere, subito pronte a marcare uno spazio lasciato libero. Colonia in primis. Abbiamo evitato tutto questo e credo che in prospettiva sia stata un’azione ancor più importante rispetto a cercare di contenere le perdite che la mancanza di una vetrina come il Salone ha per il nostro settore. Il Supersalone di settembre è un importante appuntamento di rilancio della nostra filiera, ma anche della città di Milano che con noi ha un legame unico e irripetibile… Ma è anche la bandiera della ripartenza del Paese. Il Salone è la fiera internazionale del design più importante, è la manifestazione che permette al nostro Made in italy di mostrare tutto il suo valore al resto del mondo».

Quali sono stati i comparti più colpiti?

«La nostra è una filiera molto lunga e quindi la sintesi non può che essere fatta di luci e ombre. Le ombre sono soprattutto riferite al settore degli allestitori, che purtroppo senza eventi e manifestazioni fieristiche sono fermi da due anni e con un fatturato praticamente a zero. Particolarmente penalizzato anche il settore ufficio che nel 2020 ha fatto registrare un -20%, mentre l’intera filiera ha chiuso a -9,1% che rispetto alle previsioni catastrofiche della primavera scorsa, è un buon risultato. Invece il contract con alberghi, teatri, aeroporti, luoghi pubblici chiusi ha subito pesanti perdite. Di contro il settore arredo casa ha tenuto bene e sulla base dei dati del primo trimestre 2021, paragonati allo stesso periodo 2019, possiamo dirci soddisfatti e pensare, con cauto ottimismo, che l’anno potrebbe chiudere in maniera addirittura migliore rispetto al 2019. In questo inizio 2021 la casa ha continuato sul trend positivo, mentre il contract ha cominciato a rialzare la testa negli ultimi mesi, quindi potrebbe essere ragionevole pensare che nel secondo semestre dell’anno – variante Delta permettendo – ci potrebbe essere un rallentamento della casa e un rafforzamento dell’area dell’arredo dedicata al contract. Questo potrebbe portare a fine anno a una ripresa del fatturato per la filiera vicino a quello del 2019, senza avere più un segno meno».

La pandemia in generale ha colpito duro sull’occupazione: le aziende sono riuscite a gestire l’emergenza?

«Se pensiamo alle aziende di arredo e di illuminazione, le cui produzioni sono state interrotte per brevissimo tempo, non ci sono stati problemi sul fronte occupazionale, anche perché il settore ha tenuto meglio di altri. La nostra è una filiera che ha nella professionalità della forza lavoro un valore a cui nessuno imprenditore avrebbe mai rinunciato, se non costretto. Magari qualcuno ha stretto un po’ i denti, ma ha preferito farsi trovare pronto con tutta la sua forza lavoro al momento della ripartenza».

Con l’improvvisa pratica dello smart working quasi tutti abbiamo dovuto adattare la casa alle nuove esigenze lavorative…

«Indubbiamente lo smart working, ma anche la didattica a distanza, ha trasformato le nostre case in luoghi in cui, per la prima volta, le famiglie si sono trovate costrette a condividere spazi, tempo, funzionalità. E noi che rappresentiamo chi disegna e immagina spazi non possiamo essere estranei a questo processo di cambiamento. Adesso ci sarà da capire quanto di tutti i cambiamenti che il Covid-19 ha provocato resterà nei prossimi anni. Già i dati del mercato immobiliare danno alcune indicazioni: si cercano case sempre più grandi, magari con spazi all’aperto e le aziende stanno reinventando gli spazi lavorativi. Una rivoluzione dell’abitare di cui siamo e saremo protagonisti». ©

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