sabato, 15 Giugno 2024

L’INFLAZIONE RIALZA LA TESTA: COME DIFENDERSI CON I BOND

E alla fine rieccola qui: dopo anni di assenza l’inflazione ricompare e si piazza nel bel mezzo del campo da gioco dei mercati finanziari a fare il playmaker. A lungo rimpianta dai banchieri centrali, torna ora nel novero (peraltro già discretamente numeroso) delle preoccupazioni dell’uomo della strada. L’erosione del potere di acquisto di stipendi e salari può infatti ridurre significativamente la capacità di spesa e quindi il tenore di vita di chi conta solo su entrate fisse. Ma anche i possessori di piccoli tesoretti investiti in titoli di Stato non fanno certo salti di gioia, dato che anche i loro rendimenti reali vengono penalizzati quando l’inflazione sale. Per questi soggetti un modo per proteggersi c’è: i bond indicizzati.

Inflazione ai massimi dal 1990 negli USA, dal 2008 nell’eurozona. Secondo il Bureau Of Labor Statistics degli Stati Uniti l’inflazione a ottobre scatta a +0,9% m/m, in netto rialzo dal +0,4% di settembre e ben al di sopra delle attese pari a +0,6%. Su base annua il dato fa segnare un +6,2%, il più elevato dal novembre del 1990 e superiore al +5,8% atteso. Il dato “core”, ovvero depurato dai settori cibo ed energia, sale a +0,6 m/m (consensus +0,4%) e +4,6% a/a (consensus +4,3%). Nell’eurozona la situazione appare leggermente migliore. In base ai dati preliminari di Eurostat, a ottobre l’inflazione si attesta a +4,1% a/a. Il dato depurato dai settori cibo, energia, alcolici e tabacco si ferma invece a +2,1% a/a, ma per entrambi si tratta dei valori più alti da fine 2008.

L’inflazione erode il potere di acquisto dei consumatori e i rendimenti delle obbligazioni. L’aumento dei prezzi al consumo ha una serie di conseguenze spiacevoli: la prima e più evidente è l’erosione del potere di acquisto di coloro che possono contare solo su introiti fissi o che si adeguano all’aumento dell’inflazione con ritardo (o solo parzialmente). Per introiti fissi normalmente si intendono gli stipendi ma, estendendo il concetto, possiamo ricomprendervi anche i rendimenti generati dalle obbligazioni a cedola fissa. Un BTP avente un rendimento nominale del 2%, con l’inflazione all’1%, rende l’1% reale (ovvero in termini di potere d’acquisto). Se però l’inflazione sale al 3% il rendimento reale del BTP diventa negativo e pari a -1%: in altre parole il detentore del titolo subisce una perdita (in termini reali) per tutto il periodo in cui l’inflazione resta al 3%.

Come difendere i rendimenti dall’inflazione: le obbligazioni indicizzate. Chi investe in obbligazioni ha però la possibilità di assicurarsi rendimenti reali costanti e quindi immuni dall’inflazione. Esistono infatti titoli che offrono meccanismi di indicizzazione in base alla variazione dei prezzi al consumo. Tra le obbligazioni emesse dallo Stato Italiano troviamo ad esempio i BTP€i. Si tratta di titoli parametrati all’inflazione dell’eurozona: per la precisione parliamo dell’Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo o IAPC (con esclusione del tabacco), elaborato e pubblicato mensilmente da Eurostat. L’indicizzazione opera sia sulle cedole che sul capitale rimborsato a scadenza: le cedole semestrali sono variabili e pari all’IAPC del periodo (opportunamente rielaborato), mentre il capitale viene rivalutato a scadenza con lo stesso meccanismo. In caso di inflazione negativa le cedole sono pari a zero e il capitale viene rimborsato alla pari (ovvero a 100).

Il BTP Italia è invece un titolo indicizzato all’inflazione italiana, per la precisione all’indice FOI (prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati) con esclusione del tabacco, elaborato e pubblicato mensilmente dall’ISTAT. Il meccanismo di indicizzazione è leggermente più complesso rispetto a quello del BTP€i. In occasione di ogni nuova emissione del BTP Italia il Tesoro determina il tasso reale minimo garantito. Le cedole effettive vengono poi calcolate moltiplicando il tasso reale per un coefficiente di indicizzazione basato sul FOI ex tabacco. La rivalutazione del capitale, a differenza di quanto accade per il BTP€i, non avviene a scadenza ma contestualmente al pagamento delle cedole semestrali. In altre parole l’investitore riceve ogni sei mesi un importo pari alla cedola più la rivalutazione del capitale.

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