venerdì, 19 Aprile 2024
Sommario
PNRR

La prima richiesta di pagamento dell’Italia alla Commissione europea per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) vale 24 miliardi di euro, equivalente a circa il 13% del totale dei 191,5 miliardi destinati al nostro paese. «La prima rata, sarà versata in base agli obiettivi raggiunti al 31 dicembre 2021 e il governo ha dichiarato che i 51 obiettivi sono stati conseguiti. Adesso la Commissione ha due mesi per verificarne l’attuazione. Se i 51 obiettivi saranno stati realizzati in maniera soddisfacente, verserà altri 21 miliardi, che sono la prima rata al netto del 13% di acconto già ricevuto ad agosto», spiega Ranieri Villa, responsabile a livello nazionale della linea di servizio dedicata agli Incentivi Governativi di Deloitte.

«Questi obiettivi sono stati raggiunti anche perché sono stati finanziati programmi esistenti. Uno su tutti il “Piano transizione 4.0”, che è un incentivo disponibile da diversi anni, ufficialmente dal 2017 come “Piano industria 4.0”. È stato poi nuovamente trasformato nel 2020, diventando “Transizione 4.0”», continua. Il programma è stato rifinanziato con circa 18 miliardi, di cui circa 13 provenienti dai fondi Next Generation EU. E ugualmente sono stati rifinanziati, sempre nella missione 1 del PNRR – con 1,2 miliardi – gli incentivi Simest per l’internazionalizzazione, anche se destinandoli solo alle PMI.

Anche nella missione 2 sono stati rifinanziati gli incentivi per l’efficienza energetica, cioè tutta la parte relativa al super-ecobonus 110% e all’ecobonus

«Si tratta di programmi esistenti quindi, in un certo senso, siamo stati favoriti da questi fattori nel raggiungimento degli obiettivi di quest’anno».

IL PNRR MOBILITA 230 MILIARDI DI EURO IN CINQUE ANNI

Nel 2022 ci sono altri 102 obiettivi da raggiungere per farsi pagare le altre 2 tranches

«Sarà abbastanza sfidante, perché ci sono strumenti da introdurre totalmente ex-novo e perché ci sono da realizzare importanti riforme. In totale ci sono 526 obiettivi da raggiungere entro il 30 giugno 2026.

Entrando ancora di più nel dettaglio, il Governo ha già inviato la sua prima richiesta di pagamento e ora tocca al Comitato economico e finanziario esprimersi nel giro di un mese. Infine, la Commissione convocherà il comitato di esperti per l’approvazione definitiva. Il PNRR mobilita 230 miliardi di euro in cinque anni. Si tratta di un enorme flusso di denaro, specialmente considerando che in gran parte implica spese addizionali: ma va confrontato col totale della spesa pubblica che, nel medesimo quinquennio, ammonterà a circa 5.000 miliardi di euro.

Non è scontato che tutti i fondi saranno spesi, né che gli investimenti previsti siano tutti realmente utili ad alzare il potenziale di crescita del Pil nel lungo termine. Molti pensano che le risorse del PNRR aiuteranno il Paese a recuperare il terreno perso a causa del Covid. Altri, sospettano che finiranno per accrescere ulteriore spesa improduttiva. È fondamentale sottolineare che questo piano non ci esonera dal perseguire certe riforme strutturali, e certe correzioni nella politica di bilancio, senza le quali diverrebbe difficile per l’Italia restare al passo con gli altri Paesi dell’Unione».

Questi fondi stanno aiutando effettivamente il paese a recuperare il terreno perduto a causa del Covid-19?

«Sicuramente: ricordiamoci che sono fondi in parte a prestito, in parte a fondo perduto. Dei famosi 191 miliardi che la UE ha destinato all’Italia, che poi vanno a formare i 230 miliardi del PNRR, 70 sono a fondo perduto. Il resto è a debito, e quindi devono essere investiti adeguatamente perché poi andranno restituiti.
L’economia è cresciuta nel 2021 con dei ritmi che non si vedevano, in termini reali, dagli anni ’70. Il PNRR è stata una spinta importante al Pil, si spera che i fondi non siano solo spesi, ma che siano spesi in investimenti che portino un vantaggio competitivo duraturo all’Italia. Il solo aumento della spesa pubblica non è infatti sufficiente ad assicurare adeguati livelli di crescita. D’altronde la crescita del Pil è l’unico modo per ridurre il debito pubblico e che consentirà di essere in grado di ripagare il debito aggiuntivo che l’Italia ha contratto con la UE».

In Italia c’è un ente preposto a supervisionare questi investimenti?

«Per verificare l’avanzamento del Piano e i progressi compiuti per la sua attuazione c’è la cabina di regia istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Per quanto riguarda la verifica sull’utilizzo dei fondi c’è l’ordinario sistema di controllo che dipende dagli strumenti utilizzati: ad esempio per i crediti d’imposta previsti dal piano “transizione 4.0” e tutta la parte sugli incentivi all’efficienza energetica c’è l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza che verificano costantemente la corretta erogazione. Inoltre, il PNRR prevede verifiche aggiuntive rispetto all’ordinario sistema di controllo in linea con quanto raccomandato dalla Commissione Europea.
A tal fine, infatti, il MEF ha istituito il Servizio Centrale per il PNRR, che esercita compiti di coordinamento operativo, monitoraggio, rendicontazione e controllo e l’unità di missione Next Generation EU, che provvede alla valutazione in itinere ed ex post del Piano con lo scopo di assicurare in corso di attuazione la costante aderenza dei milestone e target programmati. La Corte dei conti ha istituito un ufficio giudiziario apposito proprio per monitorare la gestione dei fondi in corso d’opera e segnalare le irregolarità più gravi alle procure».

In che cosa consiste?

«Si tratta di un sistema di verifica ispirato ai sistemi di controllo dei fondi strutturali europei che è orientato alla prevenzione e alla individuazione e contrasto delle gravi irregolarità quali frodi, corruzione, conflitti di interesse e doppio finanziamento».

Ci sono ulteriori novità inerenti al PNRR?

«Lo stanno attuando e sta andando bene. Gli obiettivi dei primi sei mesi sono stati attuati velocemente, adesso la sfida più grossa è per il futuro. Si devono realizzare degli strumenti nuovi, i tempi non saranno così veloci com’è stato nel primo semestre, quindi sarà una sfida più impegnativa».

Quali sono le prospettive post PNRR, come reagirà l’economia italiana?

«Se saranno portate a termine le riforme, e questi fondi saranno spesi in investimenti duraturi potrà esserci un impatto positivo sulla crescita dell’Italia che continuerà anche quando questi fondi saranno terminati. Però bisogna stare attenti a come vengono spesi. Già oggi, ma soprattutto domani, si vedrà la differenza. Se si investe nelle infrastrutture, nella ricerca e sviluppo, nell’innovazione, nell’industria 4.0 o nella cyber security resterà un vantaggio competitivo anche dopo il 2026. Il piano è sicuramente adeguato, la difficoltà sta nell’attuazione. Infatti, la Commissione Europea verificherà proprio questo. Cioè che i fondi siano stati spesi come previsto nel Piano». © 

Marco Castrataro

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Laureato in Economia, Diritto e Finanza d’impresa presso l’Insubria di Varese, dopo un'esperienza come consulente creditizio ed un anno trascorso a Londra, decido di dedicarmi totalmente alla mia passione: rendere la finanza semplice ed accessibile a tutti. Per Il Bollettino, oltre a gestire la rubrica “l’esperto risponde”, scrivo di finanza, crypto, energia e sostenibilità. [email protected]