lunedì, 27 Maggio 2024

Partnership e nuovi investitori, come cresce l’ecosistema del Fintech

Sommario

Cresce l’ecosistema della finanza digitale in Italia. In particolare a Milano, sede del Milano Fintech Hub di Banca d’Italia, del Fintech District e dell’acceleratore di CDP Ventures, Fin+Tech. «Si tratta di un processo ampio, che contribuisce a valorizzare la città a livello globale. In questo modo diventa una meta ambita non solo per nuovi talenti ma anche per ricevere maggiori investimenti, creando un circolo virtuoso», dice Camilla Cionini Visani, DG ItaliaFintech, l’associazione italiana del Fintech e osservatore privilegiato. Vari i fattori di aggregazione per un comparto che in due anni ha visto decuplicarsi gli investimenti. Si parla di ottimizzare l’offerta per il cliente, ma anche di rispondere alla chiamata del PNRR, che «ha disposto 6,74 miliardi per completare la trasformazione digitale della PA. L’obiettivo è innovare e digitalizzare i servizi rivolti all’utenza interna ed esterna, ai cittadini e alle imprese, ma anche sostenere l’innovazione del sistema produttivo e investire nei settori chiave per l’Italia».

Qual è l’importanza specifica delle partnership nel mondo Fintech?

«Si è compreso che combinando i vantaggi delle due parti, si crea una sinergia positiva, anche e soprattutto per il consumatore finale. La forza degli istituti tradizionali, con la loro ampia presenza sul territorio e il loro rapporto di fiducia con i clienti e capitali, unita a velocità di innovare e specializzazione delle Fintech portano a un prodotto affidabile, economico e altamente personalizzato. Sono caratteristiche che determineranno sempre più la competitività sul mercato, ma parlerei comunque di una “coopetizione”, cioè una forma di collaborazione competitiva».

Si può dire che questa rete di collaborazioni contribuisce a creare un vero e proprio “ecosistema” del Fintech, particolarmente fiorente in alcune aree, come Milano…

«Sì. Sicuramente anche la localizzazione contribuisce alla crescita in alcune zone piuttosto che altre e lo dimostra il fatto che quasi i tre quarti delle imprese residenti in Italia sono concentrate a Milano, con una quota quasi del 40%. Noi di ItaliaFintech siamo certi che la creazione di un unico ecosistema renda il settore sempre più forte e riconosciuto. Inoltre, la presenza di un comparto consolidato rende Milano un luogo più attrattivo per le realtà internazionali, portandola tra le capitali europee del Fintech».

Oltre al PNRR, quali sono al momento i principali fattori di crescita del settore?

«La pandemia ha rappresentato un fattore di accelerazione nell’adozione del digitale. A essere cresciuto particolarmente è stato il comparto dei pagamenti, seguito dal lending, ambiti che hanno saputo meglio rispondere ai nuovi bisogni dettati dal Covid-19. ItaliaFintech esegue ogni anno la raccolta dei dati sui finanziamenti digitali erogati. La necessità di liquidità, in particolar modo nelle PMI italiane e la rapidità di erogazione ha evidenziato i finanziamenti digitali come una rilevante forma di credito alternativo, registrando crescite straordinarie in termini di volumi e di numero di realtà servite. Dal 2019 al 2021 i finanziamenti erogati sono cresciuti da 372 milioni a 3,7 miliardi. Anche il numero di PMI finanziate è cresciuto di oltre 11 volte nell’ultimo triennio, aiutando da 1.092 aziende nel 2019 a 12.278 nel 2021».

E poi c’è la quota femminile…

«Un fattore di crescita è anche la maggiore partecipazione delle donne nel settore, che in un anno è passata dal 25% al 35%. Secondo McKinsey, le aziende dove la partecipazione femminile è equilibrata registrano una redditività superiore del 21% rispetto ai competitor».

Il Fintech è stato negli ultimi tempi uno dei principali acceleratori del Venture capital in Italia. A che fase di sviluppo delle aziende sono interessati questi investitori?

«È vero, al momento in Italia le startup in crescita maggiore fanno parte del nostro settore. I business angel in Italia sono particolarmente interessati alle realtà in fase seed, forse una delle fasi più importanti del ciclo di vita: quella con cui il progetto diventa realtà e il cui obiettivo principale è quello di sviluppare correttamente l’idea e validare il modello di business».

In che modo vi relazionate con le istituzioni e la PA?

«ItaliaFintech porta avanti attività di lobbying in Italia ed Europa per mantenere il dialogo con le istituzioni. Segnaliamo alle più alte istituzioni le nostre evidenze e segnalazioni per un adeguamento normativo. Per farlo ci avvaliamo di uno degli studi legali più importanti d’Italia, lo studio Chiomenti, con il quale abbiamo un continuo rapporto di confronto per elaborare position paper e consultazioni regolamentari».

Esistono contesti in cui lavorate insieme al mondo accademico a fini innovativi?

«Certo, soprattutto nell’ambito della formazione. Tra gli obiettivi di ItaliaFintech c’è anche una missione di introduzione agli strumenti Fintech e di sensibilizzazione sulla loro importanza. Abbiamo promosso varie iniziative, non solo nel mondo accademico ma anche scolastico. Ad esempio, nel 2021 abbiamo organizzato la gara Edufin, in cui abbiamo rappresentato per la prima volta il settore durante il Mese dell’Educazione Finanziaria. All’evento hanno partecipato oltre 110 team iscritti e 270 giocatori attivi. Inoltre, abbiamo collaborato insieme al Fintech District nella creazione di una Masterclass, che è il primo corso online realizzato con il contributo di imprenditori e professionisti dell’ambito».

Di recente grandi banche hanno manifestato interesse ad ampliare la loro offerta grazie a processi e prodotti del Fintech. È il preludio a una maturazione del settore?

«Sì, il settore nel 2022 riserverà interessanti sorprese anche sul fronte dell’M&A. Con lo sviluppo del mercato è inevitabile che le relazioni con le istituzioni bancarie cambino. Quindi non più solo investitori ma anche fusioni e nuovi ingressi, come nel caso di Intesa e Unicredit, nell’arena competitiva».           ©

Marco Battistone

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Studente, da sempre appassionato di temi finanziari, approdo a Il Bollettino all’inizio del 2021. Attualmente mi occupo di banche ed esteri, nonché di una rubrica video settimanale in cui tratto temi finanziari in formato "pop".