mercoledì, 28 Febbraio 2024

Guerra Ucraina: materie prime in fibrillazione

Sommario

La guerra in Ucraina provoca un vero e proprio terremoto nel settore materie prime. Con l’invasione assistiamo a un deciso rallentamento delle esportazioni ucraine. L’elemento di maggiore criticità è rappresentato dalle sanzioni – e dalle possibili ritorsioni – decise dal blocco occidentale contro la Russia.

FOCUS SU PETROLIO E GAS

Il focus è sul petrolio dato che Mosca è il secondo produttore al mondo dietro gli USA e il secondo esportatore alle spalle dell’Arabia Saudita. La guerra commerciale minaccia il taglio delle esportazioni russe verso l’occidente e il reindirizzamento delle stesse verso Cina e India, rispettivamente primo e terzo maggior importatore di greggio. Sui mercati l’effetto è stato un rapido avvicinamento del prezzo di Brent e WTI ai massimi del 2008 a 147 dollari/barile circa. I future hanno toccato 133 e 130 dollari/barile rispettivamente contro i 65-70 di fine novembre.

Forti tensioni anche sul mercato del gas a causa della dipendenza dell’Europa dalle importazioni dalla Russia, pari al 40% del fabbisogno. Il contratto future Dutch TTF Gas il 7 marzo ha toccato il record a 345 euro/megawatt per poi assestarsi in area 100. Le pressioni al rialzo sul gas sembrano però essere destinate ad affievolirsi dato che l’inverno è ormai finito e con esso la componente più consistente della domanda, ovvero quella per il riscaldamento.

VOLA IL NICHEL

Prezzi astronomici per il nichel: la Russia è il primo esportatore mondiale di questo metallo utilizzato nella produzione di acciaio inossidabile e batterie ricaricabili. Il future quotato sul mercato di Londra è passato dai 20 mila dollari/tonnellata di dicembre a oltre 86 mila l’8 marzo, costringendo l’LME – London Metal Exchange – a sospendere le contrattazioni, a differire la consegna dei contratti tra il 16 e il 22 marzo e a prendere ulteriori misure straordinarie per gestire una situazione andata fuori controllo.

FARINA E FERTILIZZANTI SOTTO PRESSIONE

La Russia è anche il principale esportatore di farina. Il contratto future per la scadenza maggio 2022 – che la scorsa estate veniva scambiato in area 200 euro/tonnellata – ha superato quota 300 a fine novembre, per poi accelerare fino a sfiorare i 400 nella seduta del 7 marzo. Ma non è finita: i prezzi delle materie prime agroalimentari potrebbero salire ulteriormente a causa del boom dei fertilizzanti. La Russia è uno dei maggiori esportatori di potassio, ammoniaca, urea e altri prodotti per il trattamento dei terreni: le loro quotazioni sono in continua crescita. Secondo i dati DTN, negli USA il prezzo dell’urea ha raggiunto i massimi storici a 954 dollari/tonnellata, +92% rispetto a un anno fa. Il rischio è che i produttori riducano l’utilizzo di fertilizzanti per risparmiare, con conseguente calo dei raccolti. ©

Simone Ferradini

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Foto: Patrick Federi da unsplash