• venerdì, 27 Maggio 2022

Arriva il Giro: ecco quanto e chi ci guadagna

giro d'italia

Un Giro di soldi. L’edizione numero 105 del Giro d’Italia – che si concluderà il 29 maggio – entra nel vivo: dopo le prime tre tappe in Ungheria la corsa arriva nel nostro Paese. Si tratta di un’occasione economica per gli organizzatori, per i corridori ma soprattutto per l’Italia, se si considera l’indotto. Cifre importanti, ma che non si avvicinano minimamente a quelle generate dal Tour de France, corsa regina per prestigio e per ricavi: ecco quali sono le differenze economiche.

SPONSOR E SPETTATORI: IL BUSINESS DEL GIRO D’ITALIA

Ci sono due tipi di pubblico: i fan che si riversano sulle strade e quelli che invece guardano la tappa da casa. I primi sono stimati, a ogni edizione, in circa 8 milioni di appassionati. I secondi, considerando gli spettatori sintonizzati da 192 Paesi, sono circa 700 milioni. Una vetrina importante per le aziende che decidono di entrare nel mondo del Giro d’Italia, sfruttando la visibilità e investendo in qualità di sponsor.

Per un Comune, oganizzare un arrivo o una partenza è un sicuro ritorno d’immagine, visto che le riprese televisive fanno il giro del mondo. Si pensi a scorci mozzafiato come il Monte Bianco o Courmayeur, o ancora a città d’arte come Napoli, Torino e Verona.

Le cifre sono di quelle importanti: dagli sponsor, per esempio, arrivano mediamente 14 milioni di euro. A questa cifra va aggiunta quella che si ricava dalla vendita dei diritti tv, circa 25 milioni di euro.

INDOTTO: QUANTI MILIONI MUOVE IL GIRO

Più difficile stabilire il fatturato complessivo, che dipende da parecchie variabili: si stima che negli ultimi anni si sia attestato intorno ai 70 milioni di euro, comunque lontano anni luce al Tour de France (che ne produce 150).

Ogni tappa legata a un Comune genera milioni di euro, grazie agli effetti sul settore del turismo. Sul sito della corsa c’è anche un’area dedicata alle Regioni: pagine cliccatissime, oltre 65 milioni quelle visualizzate sul portale del Giro, con 48 milioni di views sui social, oltre 2 mila tra giornalisti e fotografi italiani e stranieri, una social community di 3 milioni di persone. Essere al Giro, come ente o come azienda, è un investimento che paga.

Lo conferma Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, capitale italiana della Cultura nel 2022 con la sua Procida: «Le immagini della città faranno il giro del mondo, con un impatto notevole nel medio-lungo periodo». Una manna, dopo due anni di Covid-19.

COSTI: DALL’ORGANIZZAZIONE DELLA TAPPA ALLA QUOTA ISCRIZIONE

Organizzare una tappa ha un costo, che è variabile. Una partenza si paga dai 70 mila ai 100 mila euro, per un arrivo si cresce fino a 200 mila. Ci sono ovviamente le eccezioni, come in questo 2022: la partenza del Giro dall’Ungheria ha portato milioni di euro nelle casse degli organizzatori, viste le tre tappe iniziali (due a Budapest, la terza a Kaposvár).

Ma quanto costa il Giro a una squadra? A prescindere dal materiale (quindi bici e abbigliamento tecnico per i corridori), si deve fare i conti con gli stipendi degli atleti. Il più pagato di tutti è uno dei favoriti, Richard Carapaz. L’ecuadoriano gareggia per la Ineos Grenadiers (la proprietà, Ineos, è un’azienda operante nel settore chimico), squadra del Regno Unito nota in passato come Team Sky e Team Ineos. Carapaz, con i suoi 2,2 milioni di euro l’anno, è il nono ciclista più pagato al mondo: il primo se si considerano i partecipanti al Giro.

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QUANTO GUADAGNA IL VINCITORE TRA PREMI E SPONSOR

La 105^ edizione del Giro d’Italia dura dal 6 al 29 maggio e si articola in 21 tappe. In ognuna ci sono in palio 27.540 euro per i primi 20 classificati:

  • vincitore: circa 11 mila euro;
  • secondo: 5.508 euro;
  • terzo: 2.753 euro;
  • quarto: 1.377 euro;
  • quinto: 1.102 euro;
  • sesto: 826 euro;
  • settimo: 826 euro;
  • ottavo: 551 euro;
  • nono: 551 euro;
  • la cifra diminuisce via via, fino ai premi di consolazione dal 10° al 20° posto: 276 euro.

Lo stesso meccanismo della vittoria di tappa è esteso alla classifica finale:

  • vincitore: 115.668 euro;
  • secondo: 58.412 euro;
  • terzo: 28.801 euro;
  • quarto: 14.516 euro;
  • quinti: 11.654 euro;
  • sesto: 8.588 euro;
  • settimo: 8.588 euro;
  • ottavo: 5.725 euro;
  • nono: 5.725 euro;
  • dal 10° al 20°: 2.863 euro.

Ci sono poi i premi speciali, tra cui:

  • classifica a punti per i velocisti e gli arrivi in volata: 74 mila euro;
  • maglia ciclamino: 750 euro al giorno (15.750 euro complessivi);
  • maglia rosa: 2 mila euro al giorno (42 mila euro complessivi).
  • classifica scalatori (maglia azzurra): 57 mila euro;
  • classifica giovani (maglia bianca): 45.750 euro.

Pertanto, il montepremi totale è di circa 1,5 milioni di euro: 867 mila euro vanno regolarmente ai corridori (gli iscritti sono 176), che si spartiscono anche 587 mila euro di premi speciali. Alle squadre (22, di cui 3 italiane: Drone Hopper – Androni Giocattoli; Eolo – Kometa Cycling Team; Bardiani CSF Faizanè), invece, vanno 43.900 euro.

Ma tra premi ordinari, speciali e sponsor il vincitore di questa 105^ edizione – come nel 2021 per Egan Bernal – potrà guadagnare in tutto 265.668 euro (cifra che dividerà con i compagni, lo staff e i direttori sportivi). Al secondo andranno 133.418 euro, 68.801 al terzo. La vittoria di tappa frutterà 11.010 euro, 2.000 al giorno per il corridore in maglia rosa.

Simone Vazzana

Foto copertina e interna: Unsplash.com

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