• sabato, 2 Luglio 2022

Lo sport investe nel tech, ma non abbastanza: nasce l’acceleratore di Startup

wesportup cozzoli

Lo sport italiano si prende un’altra medaglia, quella che non aveva: essere nel ranking dei Paesi che possono crescere grazie allo sport tech. E il riconoscimento lo ottiene grazie a WeSportUp, il primo acceleratore di start-up e PMI innovative focalizzato negli ambiti di sport e salute che mira a far interagire le aziende con squadre, investitori e altre società.

«Vogliamo scovare le realtà più interessanti, italiane o straniere, che desiderano investire in Italia, che sviluppano soluzioni tecnologiche per lo sport e il benessere su tutti gli ambiti di innovazione», dice Vito Cozzoli, Presidente e Amministratore Delegato di Sport e Salute S.p.A., azienda pubblica italiana che si occupa dello sviluppo dello sport in Italia.

«Dalla performance al wellness, dai materiali innovativi alle fan experience e al metaverso, fino alle soluzioni per la gestione delle organizzazioni sportive, smart venue, gaming & esport, ESG e sostenibilità. Una call aperta anche al mondo accademico: vogliamo lavorare con le Università, che invitiamo a collaborare con noi per realizzare uno strumento di servizio per il Paese».

Vito Cozzoli, Presidente di Sport & Salute

WeSportUp nasce con una dotazione iniziale di 1,2 milioni di euro interamente sottoscritti, attraverso il Fondo Acceleratori, da CDP Venture Capital Sgr, il Fondo Nazionale Innovazione, per creare una rete di 20 Acceleratori fisici sul territorio italiano focalizzati nei distretti ad alta specializzazione tecnologica. Un’operazione che intende essere un segnale di forte di ripresa per tutto l’ecosistema legato allo sport che rappresenta un settore chiave per l’Italia, con 12 milioni di tesserati nelle varie federazioni, 120 mila società e associazioni sportive, quasi 40 mila imprese attive, 330.000 addetti e circa 17 miliardi di euro di fatturato.

WeSportUp, quando è nato il progetto e perché l’investitore principale è CDP?

«WeSportUp è nato nell’estate 2020: abbiamo fatto una call pubblica per scegliere un partner. Quindi è iniziato il lavoro con CDP, Wylab e Startupbootcamp, il primo acceleratore di startup in Europa. Ma ci sono anche tante aziende che puntano sul progetto, come Fastweb, Renault, Telepass, Deloitte».

Qual è l’obiettivo di WeSportUp e come saranno scelte le startup che parteciperanno al progetto?

«WeSportUp vuole mettere in contatto le startup con gli investitori e altre aziende. La sede principale sarà il Foro Italico, casa dello sport italiano. Le startup hanno tempo fino al 30 giugno per partecipare alla call: dopodiché ne selezioneremo 10 per il primo anno (i cicli in tutto saranno tre, quindi 30 startup complessivamente in tre anni, ndr). Fino a dicembre staranno al Foro Italico, dove seguiranno workshop e masterclass, riceveranno il supporto delle realtà dello sport professionistico per crescere».

All’orizzonte ci sono le Olimpiadi Milano e Cortina: quale impatto può avere WeSportUp a lungo termine?

«I Giochi saranno sempre più innovativi e sostenibili, le nostre startup potranno dare un contributo. Penso che ci siano grandi opportunità di crescita del sistema per proporre soluzioni anche a sport di livello. Quest’anno, invece, organizzeremo 10 eventi sportivi internazionali solo al Foro italico: si tratta di un driver per la crescita dello sport di base e un biglietto da visita per l’Italia nel mondo in termini di Made in Italy».

Dopo un decennio abbondante di crisi economica e il biennio pandemico ha senso investire nello sport?

«In questo momento è un asset abbastanza unico, perché green e sostenibile, a chilometro zero, innovativo, ha una dimensione sociale molto importante. Vedo moltissima attenzione da parte degli investitori. Certo è che c’è tanto da fare: il settore deve crescere e rinnovarsi, aprirsi al cambiamento più di quanto fatto fino a oggi».

Sport e Salute è nata proprio all’alba del Covid-19. Avete anche gestito il bonus governativo ai collaboratori sportivi: come è andata?

«Promuovere lo sport senza lo sport non è stato facile. Abbiamo tenuto in piedi il sistema erogando 1,2 miliardi di euro attraverso il bonus ai collaboratori, adesso stiamo raccogliendo i frutti dei progetti disseminati per l’Italia in 4 ambiti: la scuola, coinvolgendo quella primaria attraverso 1,5 milioni di bambini; i quartieri, sostenendo società sportive che hanno promosso progetti di rivitalizzazione e rigenerazione urbana; l’inclusione, favorendo la fruizione del diritto allo sport da parte di più persone; lo sport nei parchi, prevedendo risorse per 40 installazioni in Italia, con 1.681 Comuni che hanno partecipato alla call pubblica. L’obiettivo è sempre lo stesso: favorire lo sport nei territori». 

E dovete scontrarvi con due problemi notevoli: la sedentarietà degli italiani e la situazione degli impianti. Temi tornati alla ribalta, per esempio, dopo il flop della Nazionale italiana di calcio contro la Macedonia

«L’Italia è il 5° Paese più sedentario d’Europa. Non è casuale che Sport e Salute abbia investito in maniera straordinaria sulla popolazione scolastica. Apprezzo molto che il Governo, con la legge di Bilancio, abbia finalmente introdotto l’educazione motoria dal 5° anno. Bisogna investire sulla scuola e sulla formazione, strumento di crescita formativa ed educativa. Come Sport e Salute abbiamo lanciato anche una app gratuita, MySporteSalute, aperta a tutti i praticanti e alle società sportive per proporsi ai 20 milioni di sportivi italiani. Dal lato agonistico, poi, c’è un altro tema, più tecnico: i nostri vivai non producono abbastanza eccellenze o puntano troppo sugli stranieri. Ci sono comunque gli esempi virtuosi, come nel tennis maschile, che ha vissuto anni difficili ma adesso vanta atleti che faranno la storia di questo sport».

Avete anche mappato gli impianti…

«In Italia ce ne sono 77 mila fruibili da tutti i cittadini: con il PNRR abbiamo a disposizione 1 miliardo di euro, 700 milioni per i grandi impianti nelle città più importanti e 300 milioni di euro per la rigenerazione delle palestre sportive a cui si aggiungeranno i fondi governativi per Comuni più piccoli. Si deve lavorare sull’efficienza energetica, sui servizi, sul wifi: dobbiamo far fare allo sport un salto di qualità».

Simone Vazzana

Foto copertina: Unsplash.com

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