lunedì, 24 Giugno 2024

Li-Fi: ecco perché l’Italia è un’eccellenza in Europa

DiMario Catalano

1 Giugno 2022 , ,
Li-Fi

Trasmettere i dati alla velocità della luce (LED) con zero radiofrequenze. Si chiama Li-Fi (Light-Fidelity) e già fa gola a molti investitori. Sarà la fine del Wi-Fi? Non si sa, ma i dati parlano chiaro: i numeri di mercato europeo, in termini di crescita, aumenteranno dell’80% annualmente come CAGR nei prossimi 5 anni. «Si oscillerà tra i 70 e gli 80 miliardi di euro in termini di valore economico entro il 2025», dice Francesco Paolo Russo, fondatore e CEO di ToBe srl e direttore Generale ANGI (Associazione Nazionale Giovani Innovatori). «In Italia sicuramente siamo molto avanti e, con un pizzico di orgoglio, a livello globale pionieri nello sviluppo di questa tecnologia. Abbiamo realizzato alcuni dei progetti più importanti al mondo».

Più veloce, sicura e a ridotto impatto ambientale rispetto al Wi-Fi. Si può considerare Green?

«Sì. Ci tengo a dire che ormai è la connessione del presente, come dimostrano le numerose installazioni che stiamo facendo in giro per l’Italia e non solo. Diversi i settori coinvolti: beni culturali, sanità, trasporti ed energy. È una tecnologia “verde” perché, fondamentalmente, lavora su un’infrastruttura a led fatta di corpi luminanti, molto efficienti dal punto di vista energetico. Bisogna fare anche una considerazione: in Italia, e non solo, ancora la maggior parte degli edifici hanno un’illuminazione vecchio tipo. Quindi, implementare questa tecnologia vuol dire anche andare a riconvertire illuminazioni a incandescenza o a neon, che consumano molto e non sono neanche sostenibili per vari motivi, e abbattere i consumi energetici. Inoltre, utilizzando la luce, si fa a meno delle radiofrequenze indoor proprio perché si ha a disposizione uno spettro “elettro smog free”».

Quali benefici ci sono per le aziende?

«Per quanto riguarda imprese e Pubblica amministrazione bisogna distinguere che ci sono diverse soluzioni Li-Fi. Tra queste lo streming, dove si sta lavorando molto. Un tipo di connettività pura che unisce i pc tramite una chiavetta usb con connessione bidirezionale. Si può utilizzare molto negli uffici o nelle scuole. I costi dipendono da diversi fattori, tra cui, volumetria della stanza e numero di computer collegati. Un laboratorio di informatica tipo a scuola, con venti personal computer, ha un costo che oscilla tra i 15 e i 20 mila euro».

In futuro il Li-Fi sostituirà il Wi-Fi?

«Non si possono paragonare. La nuova connessione non ha l’obiettivo di andare a sostituire quella attuale nella trasmissione dati in tutte le circostanze. Non ci sarà mai una tecnologia in termini di telecomunicazioni che andrà bene per tutti gli utilizzi. Quello che si sta delineando è sempre di più uno scenario di cooperazione tra le varie tecnologie di comunicazioni che si aiutano fra di loro e ce n’è sempre una che, magari in alcune circostanze, è meglio dell’altra. Il Li-Fi in tante occasioni può fare la differenza e può essere utilizzata al posto di altre tecnologie. Ma non si sta demonizzando il Wi-Fi. Il Ligh-Fidelity è come se fosse per la soluzione in streming, un prolungamento della fibra ottica. Questa è una connessione che viaggia via luce. Il concetto è lo stesso, ma viene portato in wireless».

Quali i settori che possono beneficiare della nuova connessione?

«Il mercato si intreccia con comparti come quello dell’ICT e molti altri. Dal mondo dei beni culturali, con la prima Li-Fi Zone a Pompei installata dalla nostra startup, adesso alle prese con il fundraising per nuovi progetti, alla la sanità, per finire con il mondo dell’energy e utilities. Essendo una tecnologia Green va a sovrapporre l’infrastruttura di servizi che, magari, può essere alimentata con fonti rinnovabili. Di conseguenza si entra nel filone che io chiamo energia-luce-dati che piace molto alle compagnie energy. In ultimo, anche il settore della cybersecurity».

Li-Fi e attacchi informatici. Quanto è sicura la nuova tecnologia?

«Tantissimo da un punto di vista informatico. È difficile da intercettare come segnale e il motivo è semplice: utilizzando la luce, quindi, uno spettro che lavora sulle frequenze o del visibile come la luce led o l’infrarosso, è comunque un qualcosa che è confinato nell’ambiente. A differenza, invece, per il Wi-Fi. Se oggi provassi a vedere con il mio smartphone di quanti Wi-Fi ho visibilità, vedrei decine di reti che sono intorno dei vari uffici o palazzi. Se fossi connesso nella stanza del mio ufficio con il Li-Fi, per intercettare questo segnale un hacker dovrebbe per forza di cose essere tra il dispositivo che trasmette e quello che riceve il segnale. Questo il motivo per cui la nuova tecnolgia è più sicura di altri. Si evita il cosiddetto “man in the middle”».

Quali investimenti e incentivi ci sono a livello nazionale ed europeo?

«Il momento è particolarmente favorevole perché il Li-Fi incarna perfettamente i tre pilastri del PNRR: la transizione ecologica, su cui insistono delle somme importanti; la digitalizzazione di scuole, musei, ambienti sia pubblici sia privati; la trasmissione di dati. Anche la Pubblica amministrazione sta inserendo la nuova connessione all’interno delle linee programmatiche. Ci sono due Regioni, il Lazio (con l’Agenda Digitale) e la Campania (con l’Asl Napoli 2 Nord) nelle quali sono stati vinti tre bandi europei negli ultimi mesi. Una conferma che c’è grande sviluppo in questo settore ed effettivamente ci sono tutte le condizioni per dare un’accelerata anche in Italia di questo tipo di mercato e soluzioni».

In che modo si può utilizzare nel settore sanitario?

«Negli ospedali si dà la possibilità all’utente non solo di navigare in alcune postazioni in contesti, dove spesso le radiofrequenze non possono essere utilizzate, ma anche di orientarsi».

Quanto costa possedere una rete LiFi?

«Al momento non si sta lavorando sui privati, non è possibile immaginare una connessione Li-Fi dentro casa. Inizia a crescere il mercato che ha come destinatari la pubblica amministrazione, legato al B2B, mentre quello legato ai consumer non c’è ancora. A questo si aggiunge anche la mancanza di una soluzione effettivamente castonizzata, in termini di confezionamento di prodotto. Nonostante ciò la domanda dei privati negli ultimi mesi continua a crescere». ©

Mario Catalano