• martedì, 4 Ottobre 2022

Salerno, RINA: «Il futuro della Shipping industry? Nucleare e rigassificatori devono farne parte, ecco come…»

A condurre in porto la nave Italia, in questa tempesta perfetta dove le condizioni climatiche sono decisive, potrebbe essere il faro dello shipping. Dati pre pandemia davano al settore un giro d’affari di 12,7 miliardi di euro e 48 mila posti di lavoro. Numeri che salgono, e di molto, per l’intero cluster marittimo: valore aggiunto di circa 36 miliardi di euro e 408 mila occupati. Un’industria dove la Blue economy naviga sulla stessa rotta di quella Green: dal punto di vista ambientale, per esempio, la sua funzione è spesso alternativa alla mobilità stradale.

«Oggi, con il percorso di transizione energetica che ormai è inevitabile, stiamo vivendo un momento storico cruciale», dice Ugo Salerno, Presidente e AD di RINA, il Registro italiano navale. «In questo processo volto a costruire un’industria sempre più sostenibile, noi stiamo mettendo a disposizione di tutti gli stakeholder – pubblici e privati – la nostra expertise».

Ci spieghi meglio

«Grazie alle eccellenti e trasversali competenze che abbiamo maturato in diversi settori e alla capacità di essere partner delle imprese in ogni passaggio della catena del valore, infatti, giochiamo un ruolo di abilitatori, supportando i nostri clienti nei processi di decarbonizzazione: un obiettivo ambizioso e che riusciremo a raggiungere solo se sfrutteremo al meglio quello che abbiamo, combinandolo con nuove soluzioni, soprattutto tecnologiche. Credo che la strada della transizione ecologica non sia tracciata da una sola tecnologia ma che questo momento dia a tutti la possibilità di lavorare per il futuro: con l’idrogeno, l’idroelettrico, il fotovoltaico, l’eolico, la carbon capture use and storage (CCUS), fino ad arrivare al nucleare. Sarà poi il mercato a scegliere la strada migliore».

La sua ricetta quindi include un mix di ingredienti, alcuni molto discussi

«Per intraprendere la transizione ecologica non possiamo affidarci totalmente alle fonti rinnovabili, credo infatti sia opportuno che il nucleare faccia parte di questo processo. In questo senso le tecnologie in via di sviluppo sono all’avanguardia perché puntano su reattori di dimensioni diverse, piccoli e modulari, che potranno contribuire alla decarbonizzazione. Il nucleare di nuova generazione – il cui uso comporterebbe l’avvio di una nuova fase con la proposizione di un nucleare sostenibile – è assolutamente sicuro e può rivestire un ruolo importante nella decarbonizzazione, in particolar modo nel settore dello shipping che si è dato importanti obiettivi di riduzione delle emissioni per i prossimi anni. Il settore navale è molto difficile da decarbonizzare e dipende completamente dagli sviluppi terrestri; infatti, per avere fonti di energia pulita a bordo delle navi è necessario che a terra vengano prodotti combustibili a emissioni zero e si sviluppi la catena logistica perché questi siano disponibili nei porti».

Altro tema fondamentale ormai è la digitalizzazione: che ruolo ha oggi in chiave sostenibilità?

«L’emergenza scaturita dalla pandemia ha contribuito ad accrescere la consapevolezza della crisi ambientale, orientando le scelte dei consumatori in un’ottica di maggiore sostenibilità e ci ha confermato quanto la digitalizzazione sia uno dei principali abilitatori per la costruzione di economie e società più innovative e sostenibili. Transizione energetica e digitale, infatti, anche se apparentemente concetti molto distanti tra loro, sono due facce della stessa medaglia: non si può pensare di rendere un’impresa sostenibile senza sviluppare tecnologie.  In definitiva, non è possibile completare il passaggio all’uso delle fonti rinnovabili senza digitalizzare processi e servizi; la digitalizzazione, difatti, abilita la sostenibilità e la tecnologia deve essere utilizzata come strumento a supporto delle scelte ambientali, economiche e sociali».

Basilare è quindi la cybersecurity

«È uno dei nostri pilastri. Non si tratta più di un nice to have ma è diventata una prerogativa per sviluppare il proprio business, a cui le aziende dovranno prestare sempre più attenzione per evitare attacchi. Il mondo, infatti, essendo oramai interconnesso, è sempre più hackerabile e in tal modo la cosiddetta superficie d’attacco cresce a dismisura, di conseguenza ogni azienda potrebbe subire un attacco. Per cercare di non incorrere in questi problemi è necessario sviluppare con urgenza una cultura di base all’interno delle realtà dal momento che gran parte del successo degli attacchi cyber non è causato tanto o solo dai software malevoli, quanto dalla mancanza di consapevolezza, quindi anche da un fattore umano».

Rigassificatori: a che punto siamo e possiamo realmente fare passi avanti nella situazione complicata in cui ci troviamo?

«I rigassificatori sono una soluzione rapida, sicura e a costi limitati per assicurare all’Italia il gas che serve per far funzionare il motore. Questi impianti, difatti, ovviano al problema del rigido legame con il fornitore di gas: se il Paese produttore di gas finisce nei guai o i rapporti si incrinano le criticità si riflettono sui gasdotti del paese che lo acquista. Il rifornimento via nave, quindi la conversione del gas dalla forma liquefatta a quella gassosa tramite il rigassificatore, in una situazione geopolitica come quella odierna è più sicuro perché, nel caso in cui dovesse sorgere un problema con un Paese fornitore, si dovrebbe solamente spostare la nave gasiera a caricare gas liquefatto in un altro porto senza correre quindi il rischio di rimanere senza fornitura. Le polemiche sui rigassificatori emerse di recente sono per lo più dettate dalla disinformazione sulla sicurezza degli stessi; a tal proposito, occorre ricordare come nel mondo esistano centocinquanta rigassificatori operativi, di cui trenta su nave, e un migliaio di navi gasiere che circolano. Si tratta di tecnologie consolidate e di un’industria che ha sempre applicato con successo altissimi standard di sicurezza. Insomma, viste anche le tempistiche, i rigassificatori sono l’unica soluzione per affrontare la crisi energetica e noi siamo favorevoli al loro utilizzo perché contribuirà in poco tempo a soddisfare gran parte del fabbisogno nazionale».

Mentre altri Paesi ci superano in infrastrutture, competenze e investimenti noi fatichiamo e rischiamo di perdere in competitività e attrattività per gli stakeholder: di che cosa abbiamo bisogno?

«Non siamo superati dagli altri Paesi. In Italia, infatti, vantiamo competenze di alto livello sulle quali dovremo sempre più investire; abbiamo bisogno di aumentare il grado di formazione nelle discipline STEM dal momento che RINA, come numerose altre aziende, necessita di figure professionali che abbiano una formazione in queste materie. Secondo alcune fonti, infatti, sono più di un milione le possibilità di lavoro nel settore di queste discipline e le imprese faticano a trovare candidati. Inoltre, per non farci sorpassare dagli altri Paesi, dovremmo allentare le procedure burocratiche (questo, anche per permettere allo Stato di accelerare la capacità di spesa in materia di PNRR e a imprese ed enti territoriali di concretizzare i loro progetti). In conclusione, per continuare a essere competitivi e attrattivi risulta necessario accrescere gli investimenti sulle competenze, ridurre la burocrazia e sviluppare una visione integrata delle parti in gioco portandole a fare sistema tra loro».

A margine della diffusione dei dati di bilancio 2021 lei ha dichiarato: “Il nostro piano di espansione prosegue sia esternamente, grazie ai numerosi progetti di M&A in cantiere, sia internamente con il supporto di un importante piano di assunzioni che ci porterà ad assumere nel prossimo biennio oltre duemila nuovi colleghi, la metà dei quali in Italia”

«Sì, al momento RINA ha in pipeline l’acquisizione di altre aziende, prevalentemente in USA. Il nostro obiettivo in termini finanziari è arrivare al miliardo di fatturato anche grazie alle acquisizioni ed è anche per questo che, nel 2021, abbiamo preso Interconsulting, azienda specializzata nella progettazione e sviluppo di sistemi e applicazioni integrati e, in particolare, di soluzioni ad alto contenuto tecnologico nell’avionica, Cyber Partners, società di consulenza altamente specializzata in cyber security, e Logimatic Solutions, software house danese leader nel settore delle soluzioni digitali per le flotte».

Puntate anche ad assumere in Italia, una bella sfida che dà fiducia in un momento davvero complicato

«Vogliamo assumere non solo in Italia ma anche all’estero, puntando sulla competenza e sulla crescita delle persone che figurano tra i nostri asset principali. Nello specifico, nei prossimi due anni RINA prevede di assumere circa 2.000 risorse in tutto il mondo, di cui la metà in Italia. Siamo alla ricerca di diverse tipologie di profili, specializzati in discipline tecniche e non: da project manager a ingegneri ambientali e informatici, passando per esperti in economia, in risorse umane e in comunicazione».

Lei festeggia vent’anni in RINA, quali cambiamenti hanno segnato maggiormente l’evoluzione dell’azienda?

«La società, nata nel 2000 dal Registro Italiano Navale costituito contemporaneamente al Regno d’Italia, si è trasformata parallelamente al percorso evolutivo del Paese, arrivando a diventare una realtà da oltre 533 milioni di euro di fatturato, presente in 70 Paesi del mondo con oltre 4.600 persone. Rispetto al 1861 – quando era ancora il Registro Italiano Navale – oggi è un gruppo diversificato che abbraccia i mondi della certificazione navale, aziendale e ambientale e che si occupa di consulenza ingegneristica, digitalizzazione, difesa, cybersecurity, energie rinnovabili, decarbonizzazione, idrogeno e molto altro. Quando nel 2002 mi è stata affidata la guida della società, insieme a un’eccellente squadra, abbiamo messo in atto un piano strategico di ridefinizione e rilancio aziendale con l’obiettivo di diversificare il business e guidare l’azienda verso i mercati internazionali. RINA, quindi, si è evoluta sia per linee interne, con il supporto di un importante piano di assunzioni che ha portato l’azienda dai circa 500 dipendenti nel 2000 ai 4.600 di oggi, sia per linee esterne, grazie a diversi progetti di M&A finalizzati negli anni e con molti altri in pipeline».

Le strategie attuate nel tempo hanno portato l’azienda a crescere anche dal punto di vista finanziario…

«Il risultato di un percorso di sviluppo che RINA sta portando avanti con una visione chiara, basata sui principi ESG».

Si parla spesso della vostra quotazione: avete prefissato un target di ricavi per lo sbarco in Borsa? 

«Lo sbarco in Borsa è uno dei nostri obiettivi ma non abbiamo fretta e, soprattutto, non abbiamo bisogno di capitali. Quando sarà il momento giusto ci quoteremo e il quando non è legato né a un periodo, né a una cifra. Per RINA l’ingresso sui mercati non sarà un punto di arrivo, ma solo l’inizio di un percorso».                                       ©

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