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  • giovedì, 8 Dicembre 2022

Superlega, un altro fallimento: quanto vale la “crociata” di Agnelli?

DiMatteo Runchi

10 Novembre 2022
Superlega

Un altro fallimento per il progetto “Superlega”. L’incontro tra l’AD Reichart e il presidente Čeferin è finito a porte in faccia. Barcellona, Juventus e Real Madrid insistono nella loro crociata solitaria contro il monopolio della UEFA, abbandonati da tutti gli altri fondatori. Ma quanto varrebbe davvero un campionato privato europeo? E perché i club separatisti si oppongono alla nuova Champions League?

La Superlega e il futuro del calcio europeo

Può non sembrare, ma il calcio è in crisi, come business. Dopo la pandemia i Diritti TV sono rimasti la principale fonte di guadagno per i club. Per questa ragione nel 2021, quindici società avviano il progetto Superlega, un campionato europeo “privato” per massimizzare i profitti. La reazione della UEFA a questa iniziativa è durissima, e molti fondatori, le società inglesi in primis, si sfilano dal progetto. Rimangono soltanto Barcellona, Real Madrid e Juventus, che promettono di riorganizzarsi. Passa quasi un anno però prima che gli scissionisti portino avanti una prima mossa concreta. Viene fondata la società A22, con amministratore delegato il tedesco Bernd Reichart, e l’obiettivo proprio di rilanciare il progetto Superlega.

Così si arriva all’incontro tenutosi tra Reichart e il presidente dell’UEFA Čeferin, a Nyon, a margine del sorteggio delle fasi a eliminazione diretta delle coppe europee. L’amministratore delegato di A22 arriva nella cittadina svizzera con proposte di riforme che non riesce nemmeno a presentare. Dopo due ore e mezza, il “Dialogo per migliorare il calcio” è finito in una lite che allontana ancora di più le parti coinvolte.

La nuova Champions League e quanto varrebbe una Superlega

La UEFA non è rimasta immobile dopo questo scossone. Dal 2024 infatti partirà la nuova Champions League, un formato a 36 squadre invece che 32, che assomiglierà di più ad un campionato che ad una coppa. Questo nuovo format conviene a chi lo organizza, perché aumenta il numero di partite giocate e, di conseguenza, il valore dei diritti TV. Si calcola che dal 2024 la prima coppa europea potrebbe valere 5 miliardi l’anno di sole trasmissioni televisive. Un progetto completamente opposto alla Superlega. Più club significa, per le grandi squadre, più società con cui spartire i diritti. Un ulteriore taglio dei profitti, che per la Serie A ad esempio rischierebbe di tradursi in ben 200 milioni di euro in meno all’anno. 

Per capire quanto questa nuova Champions League sia lontana dall’obiettivo originale della Superlega, basta paragonare gli incassi con quelli previsti dal progetto nel 2021. I 15 fondatori originali avrebbero potuto spartirsi da soli ogni anno 3,5 miliardi di euro, derivati proprio dai diritti di trasmissione televisiva delle partite. Una cifra enorme, che giustifica l’ostinazione di Florentino Perez e Andrea Agnelli. Nel 2021, per fare un paragone, la Juventus ha ricavato dalle coppe europee poco più di 30 milioni di euro.

Photo by Thomas Serer via Unsplash

Matteo Runchi

Attento alle tendenze e profondo conoscitore della stampa estera, è laureato in Storia del giornalismo all’Università degli Studi di Milano. Dinamico, appassionato e osservatore acuto, per il Bollettino si occupa principalmente del mondo dello sport legato a quello finanziario e del settore dei videogiochi, oltre che delle novità del comparto tecnologico e di quello dell’energia.

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