lunedì, 24 Giugno 2024

Le aziende dei sigari fanno affari, ma in Italia nessuna quotata

L’Italia è il principale produttore europeo di tabacco nell’UE con oltre 59 mila tonnellate e con più di 17mila ettari coltivati, ubicati soprattutto in Campania, Veneto, Umbria e Toscana. Fattore che ci rende noti a livello internazionale anche per la produzione di sigari di alta qualità. Tuttavia il quadro generale oscilla tra luci e ombre. Il settore è infatti soggetto a rigide regolamentazioni e il nuovo aumento delle accise sul tabacco in Italia potrebbe penalizzare l’intera industria ma, allo stesso tempo, far entrare circa 138 milioni di euro nelle casse dello Stato, tramite la vendita di tabacco, derivati e sigarette.

Per far fronte al possibile impatto negativo di queste norme, a cui vanno a sommarsi i rincari energetici, il MIPAAF (Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali – oggi MASAF Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste) e MST-Manifatture Sigaro Toscano hanno firmato un accordo da quasi 20 milioni di euro. L’azienda toscana in Italia possiede il 92% della quota di mercato, con 400 dipendenti all’attivo di cui 180 operai. In questo modo verranno coperti tre anni di produzione dal 2022 a tutto il 2025 e sarà garantito ogni anno l’acquisto di un minimo di 2.200 tonnellate di tabacco.

L’obiettivo è quello di assicurare la continuità della filiera, dei coltivatori e di tutti gli addetti. Manifatture Sigaro Toscano è presieduta da Luca Cordero di Montezemolo e guidata da Stefano Mariotti. La produzione avviene interamente a mano, seguendo antiche tecniche di lavorazione per garantire la qualità e l’unicità. L’azienda qualche anno fa ha annunciato la volontà di quotarsi, anche se poi non se ne fece più niente. Il progetto di debutto sul segmento star finì per essere abbandonato. Le ragioni non sono mai state chiarite, ma Manifatture Sigaro Toscano continua a registrare performance a segno positivo, nonostante i problemi alla catena di approvvigionamento e gli aumenti dei costi di energia e materie prime. Per essere più specifici: la crescita è guidata dall’export che nel 2022 ha segnato un +25%, ma anche dal mercato interno. 

«Prevediamo di chiudere il 2022 intorno a 120 milioni, contro i 115 milioni del 2021. Con un margine operativo lordo di circa 38-40 milioni», ha detto qualche tempo fa Mariotti. «Le prospettive sono ancora positive, anche se l’aumento delle bollette e del prezzo del tabacco si fanno sentire. Stiamo crescendo sia in Italia, dove abbiamo venduto 180 milioni di sigari, sia all’estero, che oggi vale il 20-21%». A livello geografico, i principali Paesi sono Turchia, Germania, Spagna, Francia ai quali, dal 2018, si sono aggiunti gli Usa. 

La qualità del tabacco nostrano è apprezzata a livello globale. Il 2022 ha sancito il trionfo del sigaro Antico Toscano eletto “Best Cigar Other Countries” durante la Cigar Trophy Award Ceremony 2022. A decretare la vittoria i consumatori, grazie alla votazione online organizzata dall’autorevole rivista internazionale Cigar Journal.
Tuttavia, in Italia, aziende specialiste del settore quotate non ce ne sono. Ma Manifatture Sigaro Toscano sembra possedere tutte le carte in regola per spingere il know-how tricolore sempre più in alto. Anche se per competere con i Big il debutto sui listini potrebbe appunto rivelarsi indispensabile. O sarà qualche altro player a cogliere questa opportunità? Ad ogni modo, per qualsiasi azienda si tratterebbe di un passo importante. Certamente utile per ampliare la propria visibilità e attirare finanziamenti da parte degli investitori internazionali.

Il fatto che l’Italia sia riuscita a conquistarsi uno spazio di rilievo in questo mercato così complesso è certamente un motivo d’orgoglio per il Paese. Ma per primeggiare non bisogna di certo adagiarsi sugli allori. Che si parli quindi di quotazione o di innovazioni a livello di filiera, il cambiamento è sempre motore di crescita. Necessario per sopravvivere soprattutto in un universo come questo. Così dinamico e così ostile. 

A livello internazionale il mercato dei sigari è in costante evoluzione e include una vasta gamma di produttori. Mentre tra le principali aree produttrici spiccano Cuba, la Repubblica Dominicana, il Nicaragua e l’Honduras. A spingere in alto la curva di crescita è l’aumento di domanda da parte di appassionati e collezionisti. Nonché da un aumento della popolarità del fumo di sigari e dei sigari di lusso in alcune regioni del mondo. Il valore globale dell’industria è stimato in circa 10 miliardi di dollari (9,3 miliardi di euro) nel 2020.

Allo stesso tempo, ci sono anche una serie di fattori che influiscono sul suo andamento e che possono far velocemente oscillare i trend di mercato. Tra questi: la già citata disponibilità di materie prime, le innumerevoli leggi e le restrizioni sul fumo (ma anche sull’alcol) che variano da Paese a Paese, la tassazione e la forte competitività dei maggiori produttori. In generale, le aziende che producono sigari stanno adottando nuove tecnologie, innovazioni nella produzione e nella distribuzione e nuove strategie di marketing (strizzando l’occhio al fattore sostenibilità) per rimanere competitive in un mercato così insidioso e, al contempo, riuscire soddisfare la domanda dei consumatori.  

Chi sono i più importanti player in Italia e nel mondo? Nel nostro territorio, oltre a MST, spiccano nomi come MOSI-Moderno Opificio del Sigaro Italiano e Nostrano del Brenta. Il primo produce sigari italiani tradizionali di alta qualità: i noti Ambasciator Italico. L’azienda è nata nel 2013 e utilizza tabacchi di aree di coltivazione della provincia di Verona, senza accelerarne artificialmente la maturazione. Più antica, invece, la storia del sigaro Nostrano del Brenta, che affonda le sue radici sempre in Veneto, ma nella Valle del Brenta nel XVI Secolo: almeno secondo i documenti storici.

Su una più ampia scala, anche la competizione si fa ovviamente più forte. Bisogna interfacciarsi con colossi dell’industria come: Habanos (Cuba), Imperial Brands (Regno Unito) o General Cigar Co. (il più grande produttore mondiale di sigari premium con il più ampio portafoglio della categoria, oltre 60 marchi esportati in 62 paesi, con sede negli Stati Uniti), per citarne qualcuno. Queste aziende sono note per la produzione di sigari pregiati, venduti in tutto il mondo in una vasta gamma stili, ma anche di prezzi. Ognuna di loro ha una propria storia e tradizione unica, e si distingue per la qualità, l’aroma e il gusto. Nonché la produzione e lavorazione dei suoi prodotti. 

Habanos, ad esempio, è una società con sede a L’Avana, Cuba fondata nel 1994 e gestisce le vendite di sigari cubani di fine fattura in tutto il mondo, esportando i suoi prodotti in oltre 150 Paesi, con una forte presenza in mercati come Europa, Asia e America Latina. Nel 2021 ha visto i suoi ricavi salire a +15% sull’anno precedente, per un turnover totale di 568 milioni di dollari. Una cifra abbastanza sorprendente e significativa data la debolezza delle forniture osservate in tutto il mondo per più di un anno.

«I risultati del 2021 confermano il solido percorso che stiamo percorrendo. Nonostante la crisi causata dal Covid-19», hanno dichiarato Luis Sanchez-Harguindey e nocente Nuñez Blanco, co-presidenti di Habanos S.A. in un comunicato stampa. L’azienda, che ricordiamo non è quotata in Borsa, ha inoltre reso noto l’elenco dei suoi 5 mercati principali (in termini di fatturato). Al primo posto è tornata la Spagna, seguita da Cina (che perde la posizione di leadership guadagnata nel 2020), Germania, Francia e Svizzera.

Per quanto riguarda la ripartizione per continente, invece, l’Europa rappresenta il 59% delle vendite di sigari cubani in volume (60% nel 2020), davanti alla zona Asia-Pacifico (16%), alle Americhe (14%) e all’Africa-Medio Oriente (11%). In generale, Habanos è nota per la sua attenzione alla tradizione e alla qualità nella produzione di sigari, e per la sua collaborazione con i migliori agricoltori e torcedores (artefici del sigaro) di Cuba. Mentre Imperial Brands è il quarto produttore di tabacchi al mondo, tabacco da rollo e accessori, nonché produttrice di sigari premium come Montecristo. Per l’anno chiuso al 30 settembre 2022, l’azienda con sede a Bristol, quotata al London Stock Exchange e con oltre 30mila dipendenti all’attivo, ha generato un giro d’affari che ha toccato la vertiginosa cifra di 32,5 miliardi di sterline.

Sullo stesso listino troviamo anche un altro colosso come British American Tobacco (produttore di sigari premium come Dunhill), che nel 2021 ha venduto 637 miliardi di sigarette attraverso una varietà di oltre 200 marchi, chiudendo l’esercizio con un fatturato di 25,68 miliardi di sterline e un utile dalle operazioni pari a 11,15 miliardi. La ripartizione delle entrate per Paese è altresì ben bilanciata, con l‘Europa e Nord Africa che pesano il 23,4%, gli Stati Uniti il 45,5%, Sudamerica e Africa Subsahariana il 14,8% e Asia/Pacifico e Medio Oriente il 16,3%.

Alla luce di questi numeri, è ancora più evidente il divario economico tra i diversi specialisti del settore. Tanto che viene da chiedersi se in futuro le aziende minori riusciranno a mantenere il loro status oppure verranno inglobate dalle grandi multinazionali del tabacco.     © 

Dopo gli studi universitari in relazioni internazionali e un master in Communication & brand management inizia subito a lavorare nella moda a Milano. Scrive a tempo pieno per diverse testate occupandosi di business, moda, lusso e design. La conoscenza finanziaria maturata nell'editoria e l’occhio per le ultime tendenze sono i suoi punti di forza.