domenica, 16 Giugno 2024

L’Unione Europea potrebbe vietare il Made in China?

L’Europa è alle urne: tra i temi chiave, richiamati anche nell’ultimo G7 delle finanze, anche la necessità di implementare misure per difendersi dalla concorrenza “sleale” cinese.

L’esempio chiave è quello degli Stati Uniti America, che con l’approvazione dell’Inflation Reduction Act due anni fa hanno avviato una politica industriale che sussidia le imprese nazionali a discapito di quelle estere. Cosa dovrebbe fare l’Europa?

L’UE, per la sua stessa natura, fa più fatica a fare altrettanto. Varare sanzioni, dazi e sussidi a livello comunitario è più complesso e meno agile. In più, richiede un voto di unanimità tra tutti i 27 membri.

Tanto più che l’economia europea si configura come particolarmente aperta: gli Stati membri coltivano, ciascuno per sé, un ventaglio di relazioni estremamente articolato. A livello comunitario, esistono ben 45 accordi commerciali con 77 Paesi. Infine – ed è il fattore più importante – l’Europa è sostanzialmente sprovvista di catene di produzione interne in settori ritenuti strategici: il rifornimento di microchip, veicoli elettrici, ma anche energia è in larga parte dipendente da partnership con l’estero.

Tutto questo rende l’UE particolarmente fragile di fronte a uno scenario globale di crescente protezionismo. Al tempo stesso, evidenzia la necessità di un intervento. Un approccio aggressivo, come quello USA, non sarebbe sostenibile. In compenso, un intervento graduale volto ad accrescere le capacità produttive comunitarie in settori strategici, come quelli militare, sanitario, energetico o tecnologico è essenziale perché, nei grandi cambiamenti cui stiamo assistendo, l’Unione non sia un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro.

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📸 Credits: Canva

9 Giugno 2024

Studente, da sempre appassionato di temi finanziari, approdo a Il Bollettino all’inizio del 2021. Attualmente mi occupo di banche ed esteri, nonché di una rubrica video settimanale in cui tratto temi finanziari in formato "pop".