sabato, 13 Luglio 2024

Che ne sarà delle concessioni balneari?

I proprietari di stabilimenti balneari italiani si trovano di fronte al rischio di dover levare le tende.

La sentenza del Consiglio di Stato, supremo organo della giustizia amministrativa, parla chiaro. Eppure, non arriva a ciel sereno. Già l’anno scorso, il Consiglio aveva stabilito che le concessioni balneari avrebbero avuto valore solo fino al 31 dicembre 2023.

Ciononostante, a dicembre l’Esecutivo ha scelto di concedere un’ulteriore proroga. L’ultima sentenza non fa dunque che confermare la validità della precedente, nonostante la decisione del Governo.

Ora, si apre la strada a un ricorso presso la Corte Costituzionale, già avviato dai membri della maggioranza, che invocano un conflitto di attribuzione: il tribunale amministrativo avrebbe sconfinato dai suoi poteri, interferendo con la funziona legislativa del Parlamento.

Di contro, il Consiglio di Stato si difende ricordando la Direttiva Bolkestein, che sarebbe applicabile di per sé, senza l’intermediazione del Parlamento.

E proprio la presenza della direttiva aggiunge alla diatriba un terzo attore: la Commissione Europea, che da novembre ha messo l’Italia sotto procedura d’infrazione per la questione delle concessioni balneari. Le direttive europee, infatti, andrebbero recepite a livello nazionale entro i due anni dalla promulgazione, mediante l’approvazione di norme apposite. L’Italia, insomma, è fuori tempo massimo.

A perderci, però, potrebbero essere i cittadini italiani. Se infatti questo ritardo si prolungasse e il Governo non dovesse raggiungere un accordo con la nuova Commissione che si costituirà dopo le elezioni, il caso potrebbe essere deferito alla Corte di Giustizia europea. Col rischio di sanzioni salatissime per le casse statali e per le tasche dei contribuenti.

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📸 Credits: Canva

Studente, da sempre appassionato di temi finanziari, approdo a Il Bollettino all’inizio del 2021. Attualmente mi occupo di banche ed esteri, nonché di una rubrica video settimanale in cui tratto temi finanziari in formato "pop".