lunedì, 24 Giugno 2024

La partita delle concessioni balneari è aperta, perché?

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La sentenza della Corte di Giustizia europea lascia uno spiraglio per il rinnovo delle concessioni balneari: una nuova mappatura delle spiagge. Nei prossimi mesi il Governo italiano punterà fortemente su questa soluzione. Intanto, si intensifica il braccio di ferro con l’Unione per evitare le sanzioni per il mancato rispetto dell’ormai nota direttiva Bolkestein. La norma prevede infatti che l’assegnazione di autorizzazioni di occupazione del demanio marittimo avvenga esclusivamente attraverso bandi pubblici. Chi la spunterà?

Le prossime mosse dell’Italia

Incassato il “no” al rinnovo automatico delle concessioni balneari, il Governo italiano si affretterà a fare una nuova mappatura delle spiagge. Una misura già prevista dal decreto Milleproroghe, ma ancora più urgente oggi.
Per quale motivo si è deciso di intraprendere questa strada? L’obiettivo è sfruttare un “cavillo” della sentenza pubblicata dalla Corte Europea. I giudici hanno stabilito che la proroga è possibile nel caso in cui in un particolare territorio ci sia scarsità di concessioni e di spiagge.
Una condizione che potrà essere accertata solamente dopo un’analisi delle coste. Nell’atto si legge infatti che la scelta dovrà essere compiuta sulla base di «parametri obiettivi, non discriminatori, trasparenti e proporzionati».
Le associazioni di categoria SIB, FIBA, Federbalneari e diversi Ministri concordano sulla scelta di puntare su questa soluzione.
«È un grande successo dell’Italia. La nuova mappatura delle spiagge sarà fatta dal MIT e come sempre verranno utilizzati criteri di buonsenso», ha detto il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini.
«Si farà la mappatura e le cose che si devono fare, peraltro alcune Regioni sono più avanti, altre più indietro. Ma con equilibrio», ha affermato il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.

La sentenza che preoccupa i balneari

Il terremoto che investirà gli stabilimenti italiani è partito dal piccolo Comune di Ginosa, in Provincia di Taranto. L’amministrazione locale aveva concesso una proroga senza appalto pubblico alle concessioni balneari sul territorio comunale. L’Autorità italiana per la concorrenza ha presentato ricorso, contestando il mancato avvio di un bando di aggiudicazione. I giudici dell’UE hanno accolto le richieste dell’Autorità, sulla base del principio che le norme comunitarie prevalgono su quelle nazionali. Se le regole nazionali sono in contrasto con una legge europea non devono essere applicate, ha ribadito la Corte di Giustizia. In questo caso, parliamo del decreto Milleproroghe, che aveva illuso i proprietari di stabilimenti di poter dormire sonni tranquilli fino a dicembre 2024. Una norma in contrasto con la direttiva Bolkestein sull’assegnazione del demanio marittimo.
Ma la causa C-348/22 ha scombinato i piani del Governo italiano sugli stabilimenti. Un settore che ha un giro d’affari di oltre 2 miliardi di euro, che frutta allo Stato 103 milioni all’anno. Le concessioni balneari sono circa 26.700 euro, ma il 70% (21.581) rende meno di 2.500 euro all’anno, 200 euro al mese.

Concessioni balneari, parte il braccio di ferro con l’UE

L’Unione ha fatto sapere che metterà in atto un «monitoraggio attento sull’Italia» finché non si allineerà alle norme comunitarie sulla concorrenza. Parole più chiare rispetto a quelle pronunciate nei giorni passati dalla portavoce della Commissione, che hanno dato luogo a un piccolo giallo. Infatti, la rappresentante ha affermato che Giorgia Meloni nell’incontro con Thierry Breton «ha assicurato che le autorità nazionali in Italia applicheranno molto rapidamente la legislazione europea». Dichiarazioni smentite subito dopo dalla stessa portavoce, costretta ad ammettere che «nessuna delle due parti ha preso impegni».
Le ultime notizie dicono che il Governo italiano non avrebbe alcuna intenzione di cedere alle richieste di mettere in atto procedure di affidamento per le concessioni balneari. Anzi, potrebbe provare a vincere questa importante partita attraverso un decreto, ora che l’occasione DDL Concorrenza è ormai sfumata. Non dimentichiamo che sulle nostre teste pende già una procedura di infrazione. Oggi il rischio di sanzioni è sempre più concreto.

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