Fase complessa per il Mercato delle criptovalute. Dopo anni di crescita impulsiva e crolli spettacolari, Bitcoin e gli altri asset digitali si muovono oggi all’interno di un quadro macroeconomico più strutturato, in cui l’adozione istituzionale e la regolamentazione ridefiniscono le regole del gioco. Nel 2025 il valore complessivo del Mercato supera i 3.400 miliardi di dollari, con Bitcoin stabile intorno ai 107.000 dollari (Fonti: CoinMarketCap, IMF, 2025).
A spingere e frenare contemporaneamente il settore sono fattori diversi: la politica monetaria statunitense, la corsa alla regolamentazione europea con il MiCA, la competizione globale sulle stablecoin e il ritorno di interesse delle grandi istituzioni finanziarie. Negli Stati Uniti, il Genius Act e l’apertura del Tesoro verso l’integrazione di stablecoin dollaro rafforzano la percezione delle Crypto come strumenti strategici; in Europa, invece, l’impianto regolatorio si muove più lentamente, nel tentativo di bilanciare innovazione e tutela del consumatore.
«Il vero rischio per l’Europa non è la mancanza di regole», dice a il Bollettino, Christian Miccoli, CEO di Conio. «Ma l’eccesso di regolamentazione prima ancora di comprendere fino in fondo come si sta evolvendo il Mercato. Servono norme che accompagnino l’innovazione, non che la soffochino».
Ma dietro i numeri resta una domanda aperta: quanto è davvero “maturato” il Mercato Crypto? La volatilità di Bitcoin si è ridotta rispetto ai cicli precedenti, ma le dinamiche globali (dall’inflazione ai conflitti geopolitici) continuano a influenzarne la traiettoria. Allo stesso tempo, il crescente coinvolgimento di fondi, banche e governi trasforma un ecosistema nato come alternativo in un attore ormai strutturale della finanza mondiale.

Negli ultimi mesi il Mercato Crypto, e in particolare Bitcoin, ha registrato una volatilità molto alta: cosa la spiega in termini macro-economici e specifici del settore?
«In realtà, direi che la volatilità di Bitcoin oggi è generalmente inferiore rispetto agli standard storici. È vero che negli ultimi mesi si sono visti movimenti più ampi, ma nel complesso il Mercato resta in una fase di relativa stabilità, soprattutto se confrontata con i cicli passati, quando le variazioni di breve periodo erano molto più ampie.
Il Mercato adesso sta vivendo una fase di maggiore maturità, causata da un’adozione istituzionale crescente, dall’integrazione con la finanza tradizionale e dall’avvio di interessanti progetti politici e tecnologici in tutto il mondo. Fasi di volatilità più marcata sono normali, come per qualsiasi Mercato esposto ai cambiamenti macroeconomici e geopolitici, ma Bitcoin sta dimostrando una maggiore stabilità».
Quali segnali on-chain o derivati osserva come più affidabili per capire la direzione del Mercato (ad esempio flussi verso gli exchange, posizioni in futures, open interest, ecc.)?
«Serve leggere il Mercato come un insieme di flussi. Uno dei segnali più importanti è il movimento dei Bitcoin verso o dagli exchange. Quando vedo forti deflussi, significa che gli investitori preferiscono spostare le proprie monete in custodia privata, quindi stanno accumulando. Al contrario, grandi afflussi verso gli exchange sono spesso il preludio a prese di profitto o correzioni. Guardo poi al comportamento dei long-term holder: sono il “cuore” del Mercato.
Se iniziano a spendere monete accumulate da anni, vuol dire che percepiscono il prezzo attuale come alto. Sul fronte dei derivati, monitoro open interest, funding rate e volatilità implicita. Quando questi tre fattori si muovono nella stessa direzione – leva crescente e funding molto positivo – di solito significa che il Mercato è sbilanciato e vulnerabile a un reset».
Alcuni analisti affermano che il top del ciclo di Bitcoin sia già passato o stia passando.Qual è la probabilità che ci sia ancora spazio per un nuovo massimo in questo ciclo?
«Personalmente non credo che il top di questo ciclo sia già alle spalle. Il Mercato di Bitcoin ha ancora spazio potenziale, soprattutto se nei prossimi mesi dovessero verificarsi eventi macro o politici di grande impatto. Pensiamo, ad esempio, a uno scenario in cui l’amministrazione Trump – dichiaratamente pro-Bitcoin e pro-cripto – riuscisse a rendere effettiva la promessa di una riserva nazionale di Bitcoin.
Se la Federal Reserve iniziasse a comprarlo in grandi quantità (una senatrice proponeva l’acquisto del 5% della fornitura totale) si scatenerebbe un effetto prezzo potenzialmente esplosivo. Inoltre, dobbiamo tenere in considerazione anche un plausibile effetto a catena per gli altri Paesi, che potrebbero essere spinti ad adottare strategie analoghe con le loro banche centrali, portando ad un ulteriore effetto rialzo».

Quali rischi regolamentari ritiene più rilevanti per il prossimo futuro?
«Il rischio principale che vedo oggi è una tendenza europea a voler regolamentare prima di capire fino in fondo come il Mercato si sta evolvendo. Da un lato è comprensibile: l’Europa vuole dare un quadro normativo stabile agli operatori. Ma dall’altro, c’è il rischio di soffocare l’innovazione con un approccio troppo prescrittivo, soprattutto su tecnologie che stanno ancora maturando.
Anche gli Stati Uniti, la prima potenza economica globale, si stanno muovendo verso una regolamentazione più definita, ma sembrano voler offrire una normativa più agile e, con il Genius Act, hanno già reso chiara l’intenzione di utilizzare le stablecoin come strumento strategico per rafforzare il dollaro. L’amministrazione statunitense sembra essere pronta a scommettere sullo sviluppo della finanza digitale: l’Europa deve essere capace di cogliere la sfida, costruendo un equilibrio virtuoso tra regolamentazione e flessibilità necessaria per favorire l’innovazione e la crescita del settore».
Come devono prepararsi gli investitori?
«Credo che un buon approccio per gli investitori sia avvicinarsi al settore con curiosità e metodo. Considerando gli sviluppi recenti, inizia a essere importante cominciare a studiare, sperimentare e comprendere come funziona davvero la finanza digitale. La domanda da porsi è questa: “Quanto profondamente potrebbe cambiare il sistema finanziario nei prossimi anni?”.
La cosa migliore da fare è osservare, formarsi e costruirsi un’opinione solida sul medio periodo: questo è il primo passo per muoversi con consapevolezza in un settore che sta diventando sempre più rilevante a livello globale».

La trasparenza e la governance delle piattaforme Crypto sono sottovalutati dagli investitori?
«L’Europa da questo punto di vista sta facendo passi avanti significativi: ad esempio con l’introduzione del regime dei CASP previsto dal regolamento MiCA, una normativa pesante e complessa ma che costringe gli operatori a lavorare in modo trasparente, tracciabile e conforme alle regole. È uno sviluppo importante, che ci concede di offrire ai consumatori il vantaggio di una maggiore fiducia e sicurezza, soprattutto se consideriamo che al di fuori dall’Europa, in contesti regolatori più blandi, valori importanti come trasparenza e compliance non sono sempre garantiti».
Guardando alla crescente adozione istituzionale ritiene che stia effettivamente riducendo la volatilità del Mercato Crypto o, al contrario, la amplifica perché introduce nuovi flussi e correlazioni?
«Nel breve periodo la presenza degli istituzionali può amplificare i movimenti di Mercato, soprattutto quando vengono spostati grandi capitali, ma sul lungo periodo si tende verso una riduzione della volatilità, perché più partecipanti istituzionali significano più profondità di mercato, più controparti e una formazione del prezzo più efficiente. Pur mantenendo la sua dinamicità, il Mercato Crypto, soprattutto per quanto riguarda Bitcoin, sta mostrando i segnali di una maggiore maturità, che si traduce anche in una volatilità meno marcata».
La dominanza di Bitcoin continuerà a governare l’intero settore o vedremo un’affermazione più forte delle alt-coin nei prossimi mesi?
«Bitcoin resta il punto di riferimento, il vero “indice” del Mercato, e credo resterà così anche per i prossimi mesi. Quando crescono la fiducia e l’appetito per il rischio le persone iniziano a cercare rendimenti nelle altcoin, ma sul lungo termine solo i progetti con un modello economico sostenibile, sviluppo attivo e utilità reale potranno emergere, mentre le memecoin e i token puramente speculativi avranno vita breve. Secondo la mia opinione, la dominanza di Bitcoin rimarrà, con spazi di affermazione per un gruppo ristretto di progetti solidi sul lungo periodo».

Guardando al 2026 e oltre: quali sono i principali catalizzatori che potrebbero rilanciare il settore Crypto e quali scenari negativi teme di più?
«Guardando ai prossimi anni, credo che ci siano diversi fattori che possono rilanciare in modo significativo il settore Crypto. Sul piano geopolitico, l’atteggiamento degli Stati Uniti sarà determinante: la prospettiva di un’inclusione di Bitcoin tra gli asset di riserva della Fed racchiude un potenziale di crescita enorme per il Mercato, soprattutto se altri Paesi decidessero di seguire una strategia simile.
Un altro elemento chiave sarà la competizione sulle stablecoin, che stanno vivendo un momento di sviluppo importante. Abbiamo già parlato del Genius Act statunitense: nel futuro questi token potrebbero diventare uno strumento essenziale per imporre le proprie valute fiat a livello internazionale. In questo contesto l’Italia se la gioca con realtà come Conio, che creano innovazione sviluppando progetti come ebitts, in collaborazione con ENEL, e forniscono tecnologia all’avanguardia a partner come Ferrari.
Tuttavia, per favorire la crescita ed il benessere del settore, è essenziale che nel prossimo futuro il sistema Paese si configuri in modo da valorizzare Cypto e tokenizzazione come occasione di sviluppo, piuttosto che come un rischio o un fenomeno da combattere». ©
Articolo tratto dal numero del 1 dicembre 2025 de Il Bollettino. Abbonati!
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