lunedì, 15 Giugno 2026

Robotica e AI: l’occupazione femminile è più a rischio

Sommario

L’aumento della densità di robot nelle industrie contribuisce mediamente per circa lo 0,4% alla crescita annua del PIL nelle economie sviluppate. Entro il 2050 sarà un Mercato da 5.000 miliardi di dollari che produrrà 1 miliardo di robot (Fonte: Morgan Stanley). Ma il prezzo da pagare potrebbe essere salato.

La leadership italiana 

La densità robotica europea ha raggiunto le 231 unità ogni 10mila lavoratori. Un numero che supera significativamente la media globale, ferma a 132 unità. L’Italia gioca un ruolo di primo piano, posizionandosi stabilmente al secondo posto in Europa, con una densità di 237 robot installati ogni 10mila dipendenti (Fonte: International Federation of Robotics).

Questo primato non è solo tecnologico: l’automazione permette al manifatturiero italiano di contrastare l’alto costo dell’energia e la carenza di manodopera specializzata. L’intelligenza fisica dei nuovi robot collaborativi (Cobot) consente di mantenere la produzione in Italia, garantendo standard qualitativi elevati che giustificano il premio di prezzo del Made in Italy sui Mercati esteri. Il simbolo di questa transizione sono i robot umanoidi: oggi sono circa 150 le aziende attive nel settore e nel 2026 si produrranno 30mila unità.

Donne e occupazione

Il 58% dei posti a rischio riguarda l’occupazione femminile. L’Italia detiene il triste primato tra i Paesi che subiranno il calo più drastico di occupati nei prossimi anni a causa dell’integrazione di robot e AI. Le donne appaiono come il soggetto più vulnerabile: lo dice l’Institute for Women’s Policy Research. Avranno, infatti, una probabilità 1,5 volte maggiore di dover trovare una nuova occupazione rispetto agli uomini.

Questa fragilità deriva dalla maggiore concentrazione dell’occupazione femminile in ruoli amministrativi, di supporto e di routine che l’AI generativa è oggi in grado di assorbire con estrema facilità. Per mitigare questo rischio diventa strategico promuovere l’accesso delle giovani donne alle discipline STEM. Le quote rosa rappresentano solo il 22% dei professionisti dell’AI a livello globale, il 13,83% degli autori di pubblicazioni sul tema e solo il 18% degli autori delle principali conferenze sull’intelligenza artificiale (Fonte: World Economic Forum). Nel nostro Paese solo il 22% dei programmatori che si occupano di AI è rappresentato da donne.

Il ROI della trasformazione digitale

Dal punto di vista dell’investimento, il calo dei prezzi dell’hardware (ridottosi di oltre il 50% in termini reali negli ultimi 30 anni) e l’avvento di algoritmi AI pronti all’uso hanno trasformato il profilo di rischio del settore. Il Return on Investment (ROI) per una PMI evoluta è oggi spesso inferiore ai 24 mesi.

Si stima che l’AI generativa possa incrementare il PIL globale del 7% in 10 anni (Fonte: Goldman Sachs). L’unione di cervelli digitale e corpi meccanici promette di sbloccare 15,7 trilioni di dollari di valore aggiunto per l’economia globale entro il 2030 (Fonte: PwC). La sfida per l’Europa è non perdere il treno della proprietà intellettuale su questi sistemi, trasformando la nostra eccellenza nella meccanica in una leadership nel software per l’intelligenza fisica.

Il rischio dell’automazione

Il rovescio della medaglia mette in ginocchio l’intero Mercato del lavoro. L’Italia deve fare i conti con la velocità dell’automazione: nei prossimi 15 anni, quasi 15 lavoratori su 100 rischiano di essere sostituiti dalle macchine. Si parla di una perdita che potrebbe toccare circa 6 milioni di dipendenti entro il 2035 (Fonte: Censis-Confcooperative 2025).

Sul fronte occupazionale, si stima che entro il 2030 circa il 27% delle ore lavorate in Europa sarà automatizzato. I settori più esposti sono la ristorazione (37%), il supporto d’ufficio (36,6%) e la produzione (36%), mentre quelli meno impattati sono la sanità e il management. Nonostante l’elevato posizionamento nell’integrazione di robot, l’Italia mostra un leggero ritardo nell’adozione dell’intelligenza artificiale rispetto ad altri Stati europei. Il nostro Paese si posiziona infatti al 20° posto nel Mondo, dietro a 9 Paesi UE (Fonte: Government AI Readiness Index 2025). E solo il 6% delle aziende italiane è conforme all’AI Act europeo.

L’AI incorporata

Stiamo vivendo un cambio di paradigma: il passaggio dalla robotica tradizionale alla Embodied AI (Intelligenza Artificiale Incorporata). Se l’AI che abbiamo conosciuto finora è rimasta confinata dietro uno schermo, oggi prende corpo attraverso macchine capaci di interagire con il mondo fisico in modo non pre-programmato.

Questa evoluzione trasforma il robot da semplice esecutore a sistema intelligente capace di apprendere dall’esperienza. Per il sistema economico, ciò significa abbattere l’ultima barriera dell’automazione: quella dei lavori non ripetitivi, raggiungendo settori finora esclusi, come la logistica complessa, l’assistenza sanitaria e la manutenzione infrastrutturale. ©

📸 Credits: Canva.com

Determinata, ambiziosa, curiosa e precisa. La passione per il giornalismo mi guida fin da bambina. Per Il Bollettino mi occupo di Startup, curo le interviste video ai player del settore e seguo da anni la realtà delle PMI.