Sanità e mercati: si punta sulla telemedicina. Carrozza: «Adesso è il momento di investire»

A più di un anno dalla diffusione del Coronavirus, nessun settore è ormai immune da cambiamenti. E in quello maggiormente sotto i riflettori – il sanitario – oltre a tante complessità strutturali, la pandemia ha messo in luce la nostra percezione di fragilità. «Non si può più far finta di niente: abbiamo scoperto che fattori come età, stili di vita e alimentazione aumentano l’esposizione verso certe malattie. Questo ha contribuito ad aumentare la consapevolezza e ora, proprio grazie questa difficile situazione, sta uscendo una normativa che riconosce l’utilizzo della telemedicina, che sta diventando una grande opportunità insieme alle terapie digitali», dice Maria Chiara Carrozza, Professore Ordinario di Bioingegneria Industriale all’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna e già Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca nel 2013, oltre che attuale Direttore scientifico della Fondazione Don Carlo Gnocchi – Onlus. «Una cosa impensabile fino a un anno fa perché la normativa era in ritardo rispetto all’avanzamento tecnologico. Sicuramente, come ricercatrice, vorrei prendere parte alle attività di sperimentazione clinica della telemedicina per favorirne un utilizzo appropriato e basato sull’evidenza scientifica…».
Intanto in Fondazione Don Carlo Gnocchi è una modalità ormai collaudata…
«In neuropsichiatria infantile abbiamo già centinaia di bambini che sono seguiti attraverso la telemedicina. Ciò permette di non lasciare sole le famiglie a gestire questo periodo di lockdown. Dobbiamo essere presenti anche a distanza, senza interrompere terapie e monitoraggi. Abbiamo fatto un notevole investimento per avere gli strumenti adatti a essere poi rendicontabili in modo scientificamente e tecnicamente adeguato».


Eppure questo tema, fino a qualche mese fa, era considerato addirittura di basso profilo
«Sì, ma oggi sappiamo che la teleassistenza e la telemedicina sono gli unici strumenti che ci possono consentire di andare a casa delle persone e possono essere molto utili se non addirittura risolutivi nei piccoli centri, dove magari non ci sono presidi sanitari. Si può arrivare ovunque attraverso questi strumenti purché ci siano le infrastrutture adeguate».
La pandemia ha dato l’input a lavorare di più nella robotica
«C’è stata una chiamata in questo campo e, quindi, molte intelligenze si sono dedicate allo sviluppo di dispositivi – come respiratori e altri macchinari – che potessero essere usati anche nei Paesi che hanno meno possibilità. I low and middle-income countries sono stati un campo di interesse emergente degli anni recenti per la bioingegneria e la robotica per garantire accessibilità diffusa ai benefici della tecnologia. D’altronde quello che facciamo non può essere solo per pochi e bisogna fare di più per chi ha meno mezzi».
Il fisico Ugo Amaldi, in una recente intervista al nostro giornale, ha avanzato la richiesta di aumentare l’investimento pubblico nella ricerca ribattezzata Piano Amaldi, lei che ne pensa?
«È un piano di eccezionale importanza, ciò che mi colpisce però è che questa proposta da parte di uno scienziato è rimasta in discussione sono fra gli addetti ai lavori, sarebbe stato molto bello e importante che nella società civile giornalisti, intellettuali, imprenditori e politici avessero appoggiato questa richiesta di investimento. Io mi sarei aspettata un segnale forte anche dal mondo dell’impresa, visto che la ricerca è lo strumento di innovazione principale per il mondo del business. Basta pensare che in alcuni campi in cui l’Italia è forte come quello farmaceutico, senza ricerca non si va da nessuna parte. Dovrebbe essere interesse di tutto il Paese che si investisse in questo ambito, come giustamente chiede Amaldi».
Come mai non c’è stata questa condivisione?
«Perché noto un peggioramento del dibattito di qualità e di contesto. Non c’è stata una riflessione di interpretazione di quello che era l’impatto anche sociale di questa pandemia, oltre che economico. E la grande assente di questo dialogo possibile – lo dico da ex Ministro – è l’Università, che non ha dato contributi significativi fino a ora: io spero che il mondo universitario si svegli dal torpore e sia più propositivo».

Che cosa si poteva fare di più?
«Dare un messaggio a chi sta a casa, soprattutto di divulgazione e spiegazione, non bastano per esempio le foto delle persone che si vaccinano occorre fare di più per spiegare su che cosa si basa l’evidenza scientifica, sui metodi, su ciò che si deve pretendere oggi dalle autorità in termini di trasparenza e dati. Vaccinarsi non è un atto di fede ma di fiducia nella scienza, motivata e compresa dalle persone. La polarizzazione del campo fra pro e contro non facilità la razionalità e la democrazia. Io non penso che le vaccinazioni debbano essere oggetto di tweet, piuttosto devono essere l’argomento di lezioni, conferenze, interventi, spiegazioni. Penso che un Governo debba parlare ai suoi cittadini, rassicurare e tenere uniti. Non è una critica, ma la classe politica di cui ho fatto parte e che conosco e stimo doveva dare qualcosa in più».
Questo potrebbe essere il primo punto di un ipotetico Piano Carrozza?
«Il mio primo punto sarebbe istruzione e trasparenza. Io partirei dal Parlamento, nel quale sono stata per cinque anni, è il luogo della democrazia e del dibattito, anche delle inchieste e delle notti di discussione. Credo nella democrazia che si deve basare sul dibattito e sulla opposizione costruttiva. Adesso che sono tutti concentrati sul Recovery Plan, partirei da qui: deve essere un’occasione per creare riforme che restino nel tempo. Serve un programma pluriennale, perché se noi facciamo solo un’iniezione massiccia di soldi ora, poi tra due o tre anni che cosa succede? Dobbiamo avere il coraggio di affrontare certi snodi una volta per tutte, soprattutto nella sanità».
Da esperta di dinamiche amministrative statali, che cosa pensa dell’idea di far gestire i soldi in arrivo dall’Europa da manager esterni alla politica?
«Ci credo poco. Abbiamo già dei manager, che sono i nostri dirigenti: abbiamo fatto una riforma della pubblica amministrazione con delle categorie dirigenziali, li abbiamo selezionati, fatto la graduatoria e corsi e concorsi. C’è una scuola della pubblica amministrazione a Roma che ha formato tante persone. Ognuno deve avere il suo ruolo, io sono per le alleanze pubblico private e non per il privato che si sostituisce al pubblico. Se non si ha cognizione della pubblica amministrazione difficilmente si riescono a fare le manovre giuste. Un apporto di management può essere utile, però serve anche la conoscenza del diritto amministrativo e questo Giuseppe Conte (che è Avvocato e Professore di Diritto privato, ndr) lo sa molto bene, se non altro per la materia che insegna…».

SU E GIU’ IN BORSA
Health Italia S.p.A. in un anno ha perso il 47,31%; Teladoc health performance dal 2019 del 13,92%; Livongo Health ha una variazione su un anno del 417,67%; Conmed Corporation dell’1,75%; Globus Medical 26,44%; Novocure 102,02%; United Health -50%; Anthem 9,53%; Boston Scientific 3,36%.