• lunedì, 3 Ottobre 2022

Etf: il successo dei fondi d’investimento a gestione passiva. Giangrande, Head of Passive Distribution Italy: «Nel 2020 il 60 % è stata ad appannaggio di Esg»

Partenza record per gli Etf. Per i fondi d’investimento a gestione passiva il 2021 inizia con masse pari a 7,6 trilioni di dollari e 6.518 prodotti. Contribuiscono a questo risultato un mix di performance eccellenti del mercato azionario e l’accelerazione dei flussi di investitori. «A livello globale hanno un tasso superiore al 20% e continuano a migliorare anche in un momento così complicato», spiega Mauro Giangrande, Head of Passive Sales EMEA South – DWS.

Come scegliere in questo momento?

«Ci sono tre parametri da tenere in considerazione: i costi, perché non è detto che quello con il ter più basso sia quello più efficiente nei fatti, la tracking error (volatility) quanto cioè l’Etf riesce su base giornaliera a essere attaccato al benchmark, infine la tracking different tra Etf e indice che non dovrebbe mai essere superiore ai costi, soprattutto per le classi d’investimento liquide».

Quali sono i vantaggi?

«Gli Etf sono efficienti, trasparenti, liquidi e rendono il portafoglio molto più diversificato: non prevedendo classi diverse per tipologia d’investitore sono uno strumento assolutamente democratico. I piccoli “usufruiscono” della grossa competizione per attirare le masse dei grandi e quindi tutti ne possono beneficiare. Sono caratterizzati da costi particolarmente competitivi, e in un orizzonte temporale di 5 – 10 anni, ciò può fare una grande differenza sui rendimenti finali, soprattutto per la costruzione di portafogli multi asset. Difficilmente sono soggetti a style drift, il cambiamento di uno stile di gestione nel corso del tempo. L’indice è una formula matematica dalla quale non si sfugge».

Qual è la qualità che ne favorisce lo sviluppo sul mercato?

«La flessibilità, che consente agli investitori di aggiustare velocemente la strategia, è sicuramente un grande punto di forza. C’è da dire anche che negli anni gli Etf hanno avuto un grande sviluppo dal lato dell’offerta, dando la possibilità di realizzare in tutte le asset class dei metodi di azione molto particolareggiati, dai settori agli stili di gestione».

Quali sono gli Etf vincenti?

«A livello globale gli Etf Esg si sono distinti per dei tassi di crescita decisamente interessanti. Solo nell’ultimo anno quasi 90 miliardi di dollari di nuovi flussi hanno contribuito al progresso di questa categoria di Etf, portando il totale investito ad oltre 180 miliardi di dollari. Guardando più nello specifico all’Europa anche gli Etf UCITS (Undertakings for Collective Investments in Transferable Securities) stanno giocando un ruolo importante al pari dei fondi: nel 2020 sono stati investiti circa 40 miliardi di euro».

La sostenibilità sarà un punto chiave nel 2021…

«Già nel 2020 il 60% della nuova raccolta degli Etf azionari in Europa è stata ad appannaggio di Esg ed hanno registrato flussi positivi anche durante il picco di volatilità del mercato, lo scorso marzo. Gli investitori stanno orientando i propri capitali verso un’economia sempre più sostenibile, perché il cambiamento climatico li preoccupa e li indirizza verso questi nuovi prodotti, non più di nicchia, ma da considerare come i veri protagonisti nel futuro. In generale il mondo retail, la future mobility, energia solare e tecnologia nel tempo assumeranno sempre più rilevanza».

Dopo oro e petrolio, le azioni d’argento – oggi protagonista in borsa – rappresentano un buon valore d’investimento?

«In Europa gli strumenti che danno esposizione ai metalli preziosi si chiamano Etc ed è vero che in passato su di loro c’è stata grande attenzione perché aggiungono decorrelazione e valore. La raccolta complessiva globale del 2020 ha superato i cento miliardi di euro con un patrimonio complessivo di 1.053 miliardi, contro i 923 di fine 2019. Anche in Europa il 2020 è stato un anno record, visto che gli Etc esposti ai metalli preziosi (in particolare sull’oro) hanno raccolto oltre 13 miliardi.

La pandemia ha attivato la propensione al rischio degli investitori?

«No, ma è cambiata la modalità di utilizzo dello strumento. Inizialmente gli Etf erano identificati come prodotto azionario e venivano adoperati in un’ottica tattica di portafoglio, magari per aggiustare le posizioni su determinate valute o paesi. Nel tempo sono entrati a far parte del “core”, della parte centrale degli investimenti e questo è indipendente dalla propensione al rischio».

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