Massimo Gaudina, Commissione Europea: «Per il Green Deal il 30% del bilancio EU 21-27»

Green Deal e innovazione al centro del nuovo bilancio europeo 2021-27. Il piano mette in campo circa 1100 miliardi di euro a sostegno dei ventisette, che andranno a sommarsi ai 750 miliardi del Next Generation EU. «In campo climatico c’è un indicatore trasversale: tutti i programmi europei dovranno contribuire agli obbiettivi del Green Deal, volti alla riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030 e all’impatto climatico zero entro il 2050», dice Massimo Gaudina, capo della Rappresentanza a Milano della Commissione Europea. In quest’ottica gli Stati membri non solo accettano una pianificazione pluriennale ma compartecipano a una rigida agenda fatta di obiettivi e di programmi da rispettare.

Quanti fondi sono destinati al clima?

«Nel bilancio ordinario 2021-27, oltre ai programmi specificamente dedicati al Green Deal, come il Just Transition Fund o le garanzie del programma InvestEU, che fungeranno da volano per investimenti privati e pubblici, almeno il 30% di tutti i programmi europei (fondi strutturali e agricoli, ricerca scientifica, infrastrutture, digitale) dovranno essere destinati a clima e crescita sostenibile. La “partita climatica”, sul versante europeo, si giocherà su quel 30% di risorse (cioè oltre 300 miliardi di euro), ma anche sulle condizioni “verdi” del Next Generation EU, che permetterà ai Paesi di investire in tecnologie e sviluppo sostenibili, si baserà anche su obbligazioni europee verdi e chiuderà la porta ai progetti che possono danneggiare l’ambiente (clausola “do not significantly harm”)».

Quali sono le finalità?

«Tra le azioni da seguire: investire in tecnologie rispettose dell’ambiente; promuovere l’economia circolare e l’innovazione industriale; introdurre forme di trasporto privato e pubblico più pulite, più economiche e più sostenibili; decarbonizzare il settore energetico; garantire una maggiore efficienza energetica degli edifici; collaborare con i partner internazionali per migliorare gli standard ambientali mondiali. Gli interventi, sulla base di singoli Piani Nazionali concordati, potranno dunque estendersi a vari settori: edilizia, biodiversità, energia, trasporti, agricoltura».

Che cosa si prevede per l’altra grande priorità del Next Generation, il digitale?

«I Recovery Plan nazionali dovranno riservare al settore digitale almeno il 20% degli investimenti totali, per sviluppare le competenze dei giovani e dei lavoratori in generale, rafforzare la cybersicurezza e abbracciare in pieno la rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Anche sul piano delle riforme, molti Paesi sono invitati a modernizzare e digitalizzare la pubblica amministrazione e le strutture educative».

In che modo le nuove tecnologie digitali contribuiscono agli obiettivi del Green Deal?

«Sono fondamentali. Intelligenza artificiale, 5G, big data, cloud e edge computing, sono tutti fattori capaci di contribuire sia a comprendere, monitorare e analizzare i problemi, sia a trovare e accelerare possibili soluzioni nei vari campi: scientifico, energetico, tecnologico. Ma anche la tecnologia dovrà essere sostenibile».

Quali sono gli altri nuovi progetti previsti dal piano di bilancio?

«Il nuovo settennato europeo fornirà ulteriori opportunità soprattutto nei settori rivolti al futuro: per esempio, saranno disponibili novantacinque miliardi di euro per il nuovo “Horizon Europe”, uno dei maggiori programmi di ricerca scientifica al mondo. Si tratta di un programma ambizioso, che contribuirà ad affrontare le grandi sfide dei nostri tempi, dalla salute, al clima, alla competitività tecnologica, e offrirà ai giovani ricercatori e ai migliori talenti le adeguate opportunità di restare o di tornare in Europa, anche attraverso il prestigioso European Research Council. Poi c’è il nuovo programma Digital Europe con un budget di 7,5 miliardi di euro che contribuirà a sostenere la ripresa dell’UE, affiancandosi agli strumenti previsti dal Recovery Plan, ancora nel campo dei super-computer; dell’intelligenza artificiale, della cybersicurezza e dell’interoperabilità. Inoltre, il quadro finanziario 2021-27 darà ovviamente continuità ai fondi per lo sviluppo regionale, sociale e rurale, ma introdurrà altre novità come Invest EU (9,4 miliardi €), che riproporrà la dinamica del Piano Juncker a favore delle PMI, dell’innovazione e del Green Deal, ma anche un nuovo programma in campo sanitario, EU4Health, oltre 5 miliardi per rafforzare la cooperazione e la resilienza dei nostri sistemi sanitari, anche  per far fronte a nuove future minacce per la salute».

Il bilancio ordinario prevede anche nuove fonti di finanziamento…

«Anche con lo scopo di ridurre l’onere delle tradizionali fonti di finanziamento, prima fra tutte i contributi nazionali (circa l’1% del PIL di ogni Paese) la Commissione ha proposto o proporrà nuove fonti di “risorse proprie”. Sono per esempio la Carbon border tax, ovvero la tassazione delle importazioni da Paesi terzi in base al loro contenuto di Co2; la Digital tax che verrebbe applicata alle società con un fatturato superiore ai 750 milioni di euro; una tassa sulla plastica non riciclata e, infine, l’estensione del sistema di scambio di emissioni (ETS) anche al settore marittimo e aereo».

L’Italia è un contributore netto al bilancio europeo, ovvero versa più di quanto riceve

«Ogni anno dà 14-15 miliardi di euro al bilancio europeo e ne riceve tra i 10 e i 12, ma al di là degli aspetti contabili, gli italiani beneficiano anche di progetti europei finanziati altrove (si pensi ai benefici di una scoperta scientifica, che non conoscono confini!) e del mercato unico, che facilita anche le esportazioni e quindi le produzioni italiane.   L’importante è che il bilancio europeo sia solido e possa finanziare grandi progetti, perché l’Europa è un’Unione economica, monetaria e commerciale in cui nel lungo periodo siamo tutti beneficiari netti. Detto questo va aggiunto che, per quanto riguarda il Next Generation EU, ma anche il SURE e il piano straordinario PEPP della BCE, l’Italia è anche dal punto di vista contabile il maggior beneficiario tra tutti i 27. Si tratterà ora di saper sfruttare queste opportunità e di migliorare la capacità di utilizzo dei fondi europei, che in alcune regioni italiane restano ampiamente sotto la media.».

Si parla tanto di Gender Gap, ma ci sono ancora poche donne in cariche istituzionali…

«La Commissione europea ha adottato piani di azione e raccomandazioni per migliorare la situazione e per ribadire il messaggio che non avere donne in posizioni apicali, oltre ad essere sbagliato, ha anche un costo economico. È stato documentato per esempio che le start up a guida femminile hanno una probabilità di successo, cioè di sopravvivenza nel medio termine, più alta rispetto a quelle maschili, ma sono solo il 16% del totale: sono molto performanti, ma sono poche. Occorre anche aumentare la presenza femminile nelle discipline STEM (l’Italia è messa meglio rispetto ad altri Paesi ma si può e deve ancora fare tanto). Anche nel Next Generation EU una delle linee guida riguarda proprio la parità di genere e chiede ai governi di descrivere i gap esistenti (come quello della disparità di salario, inconcepibile) e di indicare le misure per affrontarli. Si tratta di una chiara priorità per la Presidente von der Leyen».