• lunedì, 18 Ottobre 2021

Novella Calligaris: «Non chiamatemi Presidenta! Credo nelle donne ma soprattutto nella meritocrazia»

Guarda al futuro il mondo dello sport. Colpito duramente dalle chiusure per l’emergenza sanitaria, adesso il settore vede nelle imminenti riaperture nuove possibilità per tornare a respirare. «Le Olimpiadi estive di Tokyo e poi  anche  quelle di Milano-Cortina del 2026 potranno dare una grande spinta ed essere un viatico di rinascita per lo sport, ma anche per il Paese e per l’economia», dice Novella Calligaris, icona dello sport,  prima  italiana   a   vincere una medaglia olimpica nel nuoto (maschile e femminile) a Monaco 1972 e oggi presidente Associazione Nazionale Atleti Olimpici e Azzurri d’Italia.
Presidente o presidenta?
«Presidente, assolutamente. Ci sono vocaboli italiani che non si devono declinare anche perché le battaglie sono altre non sono certo sui termini… Intervistando Paola Severino, prima donna ministro della Giustizia e prima rettore della Luiss  le  chiesi se voleva essere  chiamata  rettore e rettrice. Lei mi rispose che voleva essere chiamata semplicemente magnifica… E questo dice tutto».
Un’altra donna ha ricevuto una nomina importante: l’ex schermitrice Valentina Vezzali è stata recentemente nominata da Mario Draghi sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega allo sport.
«Valentina è una persona volitiva che ha grandissime capacità però non diamo tutto il peso a lei… Quello che va fatto dipende da una serie di fattori che coinvolgono tutti».
Lei, la Vezzali… Icone di uno sport italiano in cui il gender gap continua a pesare anche se dalle ultime nomine al Coni qualcosa si è mosso. Da 50 donne in ruoli dirigenziali si è passati a 120.
«E soprattutto c’è stata la prima donna presidente di Federazione, con Antonella Granata nello squash. Ma per superare ogni conflitto serve un serio programma di educazione che parte dalla scuola. Fateci caso: un bravo atleta è bravo anche a scuola perché dallo sport impara la disciplina, il sapersi alzare e saper superare la difficoltà. Anche per questo auspico che prima o poi la parola sport entri nella nostra Costituzione. È una lunga battaglia che va portata avanti».
Gioia per la prima donna o rammarico perché ce n’è solo una?
«Io guardo sempre il bicchiere mezzo pieno e dico che intanto l’abbiamo. Ma non perché è donna ma perché è brava. Granata è una professionista di successo, è un’imprenditrice».
Quindi le quote rosa sono superate.
«Hanno sicuramente aiutato, però dobbiamo pensare che c’è il merito non solo il gender. A volte è stato più comodo far entrare una donna  in qualche posto di potere solo in base alle quote rosa perché qualcuno pensava     di     poterla     governare facilmente. Io credo molto nella meritocrazia al di là del genere».
Lo ha dimostrato in carriera.
«Io mi sono sempre allenata con i maschi, quando ho fatto il record del mondo era anche il record italiano maschile. Penso di averlo mostrato sul campo  che  nessuno  mi  ha  mai regalato niente e credo che la determinazione delle donne nello sport sia davanti agli occhi di tutti. Atlete come Federica Pellegrini, Elisa Di Francisca, Tania Cagnotto o Fiona May… Non è una questione di gender è una questione di capacità».


Adesso sul piatto c’è anche la questione dei posti di lavoro, che con la pandemia sono calati in modo preoccupante.
«Lo sport non è soltanto un fatto di immagine. Basti pensare che in Italia ci sono più di 100mila centri sportivi, circa un milione di addetti tra istruttori manutentori che rappresentano una forza economica importante, senza contare l’indotto. Ci sono viaggi, soggiorni, attrezzature, impianti, tecnologia e tutto quello che lo sport porta dietro di sé».
Ecco perché manifestazioni come le Olimpiadi sono così importanti…
«Una vetrina come Milano-Cortina smuove le acque, anche per tutto ciò che riguarda le infrastrutture. Sappiamo che noi riusciamo a fare bene grandi opere ogni volta che ci sono eventi importanti. Pensiamo  al Giubileo o a che cosa è accaduto per le Olimpiadi di Roma nel 1960 o a quanto si è fatto più recentemente a Torino per i Giochi del 2006».
Serve quindi un impegno globale.
«Dobbiamo preparare l’abito giusto e lo sappiamo fare: abbiamo capacità di reazione, dimestichezza con le difficoltà, ingegno e fantasia e siamo in grado di unirci quando vogliamo. Prendiamo come è andata per l’assegnazione di Milano-Cortina: siamo usciti con la vittoria perché abbiamo saputo fare squadra, grazie allo sport abbiamo superato ogni difficoltà, anche politica».
Si può essere ottimisti?
«Certo, lo sport è uno degli ambasciatori più importanti che l’Italia abbia nel mondo e trasmette grandissimi valori grazie a persone di primissimo livello. Anche con la nostra associazione dobbiamo far rientrare le centinaia di migliaia di azzurri che possono rappresentare un valore aggiunto importante, sia nel confronto con le istituzioni sia per portare il nome dell’Italia in giro per il mondo. Tantissime persone hanno dei ruoli importanti nella vita e possono essere utilissimi in molti ambiti, soprattutto in un momento storico come questo in cui ogni giorno facciamo i conti con una realtà che è totalmente mutata. Anche per questo la sfida di Milano- Cortina è enorme, siamo partiti molto bene e credo che si possa guardare al futuro con ottimismo. Anche il nuovo simbolo scelto rappresenta proprio l’eleganza e  l’eccellenza  italiana  nel design e potrà dare una spinta importante a quella che sarà una vetrina fantastica».


Le difficoltà sono grandi….
«Sono enormi per tutti i settori, siamo in un momento drammatico. Nello sport il 20% degli impianti sportivi non riuscirà a riaprire e almeno 200mila persone perderanno il lavoro. Il nostro è un settore che non ha bisogno tanto di sussidi quanto di sostegno perché dobbiamo tenere presente che al di là dell’aspetto economico, non poter fare sport significa gravare sulla sanità pubblica.  Non  solo,  per i piccoli abbiamo un problema psicologico enorme che è la mancanza di socializzazione, anche considerando la recente chiusura della  scuola.  Socializzazione, integrazione e superamento delle difficoltà personali attraverso il gruppo in questo momento mancano totalmente. Inoltre, senza attività fisica c’è mancanza di sviluppo dell’intelligenza motoria che può portare anche obesità a sovrappeso nei giovani e una serie di patologie per gli adulti. Senza dimenticare gli anziani, con problemi di solitudine ed emarginazione».

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