SCUOLA VELA: AUMENTO DELLE PRESENZE DEL 60%

Il mercato della scuola vela tiene la rotta anche nell’ultimo anno, nonostante i venti di crisi abbiano soffiato fortissimo. La pandemia ha sfiorato solo in parte un settore che conta quasi 150mila tesserati, 735 circoli velici affiliati, 500 scuole con 2000 istruttori federali che ogni anno ospitano circa 50.000 allievi e muove interessi importanti, dall’attività stessa all’indotto fino al turismo. Ma fare vela, almeno nel pensare comune, è costoso ed è un’attività esclusiva che solo i ricchi possono permettersi. Una credenza da smentire con forza per chi la vela la conosce bene e cerca di promuoverla quotidianamente. «Si tratta di un luogo comune assolutamente sbagliato. Venire da noi e iscriversi al club significa avere un supporto che va dall’utilizzo dell’imbarcazione, agli allenatori, fino ai pulmini per le trasferte con una quota sociale assolutamente accessibile, parliamo di circa un migliaio di euro all’anno, l’equivalente, o anche meno, dell’iscrizione annuale a una palestra o a un tennis club», spiega Gerolamo Bianchi, Presidente dello Yacht club italiano.

Nonostante la crisi dovuta alla pandemia, anche i costi dei posti barca sono rimasti gli stessi rispetto al recente passato

«Per quanto ci riguarda non c’è stato nessun aumento anche se si è registrata una minor presenza nei porticcioli e nel numero di uscite in mare, come ha dimostrato uno studio del dipartimento di Economia dell’Università di Genova al quale abbiamo collaborato, mentre la disponibilità dei porti non è stata assolutamente intaccata. Oggi la nautica paga ancora la crisi del 2008-2010 e i decreti Monti, che la individuarono come un’attività solamente da mega ricchi quando in realtà non è così. Per fare un esempio, se noi compriamo un camper usato spendiamo circa 40 o 50 mila euro. Con la stessa cifra si compra una barca di 12 metri con cui si può andare per mare tranquillamente e fare delle bellissime vacanze». Ma le spese di mantenimento sono altissime… Realtà o un altro falso mito? «Mediamente una barca di 12 metri costa in tutto 5 o 6mila euro all’anno, tra carena, lavori e porticciolo. Non mi sembra una cifra monstre. Certamente c’è barca e barca, se uno vuole un maxi di 60 metri si parla di milioni ma questo vale per ogni mezzo e qualsiasi settore».

Quanto ha inciso la pandemia sull’occupazione del vostro comparto?

«È stato un anno difficilissimo ma nonostante la tempesta siamo riusciti a mantenere la rotta, anche in termini di bilancio. Abbiamo cominciato dal primo momento a porci il problema di fare massima attenzione ai costi e siamo riusciti a non mettere nessuno dei nostri dipendenti in cassa integrazione questo è senza dubbio motivo di grande orgoglio». Lo storico riferimento della Vela in Italia è riuscito a far fronte alla crisi anche grazie alla sua presenza sul territorio e all’attività sia sportiva che sociale svolta, specie nei confronti dei più giovani «Andiamo dalle lezioni per i bimbi ai corsi per gli adulti, fino alla navigazione per le regate con le barche più piccole per arrivare ai maxi. E la scuola vela nell’ultimo anno ha avuto un aumento delle presenze del 60%, probabilmente anche per la voglia di tornare a uscire che tutti cercavamo. Sono state attività positive anche per le famiglie, soprattutto con le scuole chiuse. In tanti portavano i ragazzi la mattina e li venivano a riprendere alla sera. Certo, a causa delle chiusure degli istituti non siamo riusciti a portare avanti il “progetto scuola” di cui andiamo fieri. Ogni anno portiamo al club più di 2000 bimbi in collaborazione col provveditorato nell’obiettivo di avvicinare i più giovani al mare e farli appassionare alla vela, puntando anche su quote di iscrizione assolutamente contenute. Poi se tra questi esce anche qualcuno più bravo, che ha costanza e magari fa carriera… diventa un ulteriore fiore all’occhiello». Quindi si veleggia verso l’immediato futuro con grande ottimismo «Sicuramente sì, perché comunque la vela è un’attività che si svolge all’aperto però, e lo dico da medico, non da presidente dello Yacht club, bisogna continuare a stare molto attenti. Noi abbiamo seguito protocolli molto rigidi e anche i più piccoli sono stati bravissimi nel rispettare le norme ma non dobbiamo abbassare la guardia almeno finché non avremo una quota di popolazione vaccinata sufficiente per essere tutti più sicuri».                                     ©