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BITCOIN TRA GLI SCOSSONI MA IN CRESCITA SUL LUNGO TERMINE. «VOLUMI DI SCAMBIO AMPI, IL FRAMEWORK NORMATIVO MIGLIORERÀ»

DiMarco Battistone

Mag 26, 2021

Altro che bolla, sul medio-lungo termine il Bitcoin è in crescita netta. «Per ora il mercato delle criptovalute è ancora in una fase in cui poche “balene” possono avere grande influenza sul mercato», spiega Alessandro Ghiani, avvocato cassazionista esperto di Blockchain e co-founder di Bloc Lawtech Firm. E ne abbiamo avuto prova negli ultimi giorni, quando in seguito a una dichiarazione sul social network WeChat in cui la Bank of China invitava gli investitori ad astenersi dall’usare criptovalute per la loro propria sicurezza, il Bitcoin e le altre crypto hanno avuto forti cali su tutti i mercati. «Ciononostante, su un periodo più ampio la crescita è stata costante e sostenuta grossi volumi di scambio e dal riconoscimento come mezzo di pagamento da parte di player importanti».

Come si spiega la recente mossa della Bank of China?

Per rispondere bisogna conoscere alcuni dati che stanno dietro a questi eventi. Innanzitutto, la Cina è stata uno dei maggiori produttori di Bitcoin negli ultimi tempi, quindi abbiamo una situazione in cui il dominio del mercato è in larga parte a loro favore. Questo però mal si sposa con una situazione in cui la stessa Bank of China ha già più volte identificato come soluzione, non sappiamo se alternativa o esclusiva, l’introduzione dello Yuan digitale, ovvero una digital currency di stato.

La battuta d’arresto che il Bitcoin e le crypto stanno avendo sono solo l’inizio dello scoppio di quella che molti hanno definito una bolla speculativa?

«Bisogna definire con precisione cos’è il Bitcoin. Se lo si considera un sistema esclusivamente speculativo, si può forse definirlo come tale, ma lo stesso concetto di bolla non è così chiaro: oggi potremmo essere di fronte a una bolla, ma se andiamo a vedere ciò che è successo negli ultimi 3 o 4 anni, sappiamo che ci sono delle fasi di hype e delle fasi calanti, bull runs e bear runs. Se invece si considera il Bitcoin come una riserva di valore che può essere scambiata e utilizzata come mezzo di pagamento, questo discorso lascia il tempo che trova, perché guardando all’andamento storico il suo valore è aumentato esponenzialmente».

In relazione alle Central Bank Digital Currencies come lo Yuan digitale, nell’ultimo periodo abbiamo visto diverse aperture anche da parte dell’Unione Europea e del Regno Unito. Si può dire che le criptovalute, non ufficiali, stanno cedendo il passo alle CBDC, ufficiali ed emesse dalle istituzioni finanziarie?

«Credo si tratti di due prodotti completamente diversi, anche perché mirano a obiettivi differenti. Da un lato abbiamo Bitcoin, come anche altre crypto, che si basano su una filosofia legata all’idea di libertà finanziaria, ovvero la possibilità per ognuno di essere padrone del proprio conto corrente senza la necessità di passare per un intermediario “forte”. Dall’altro lato, abbiamo per l’appunto le banche centrali che propongono, mediante la garanzia di una forte regolamentazione, le loro CBDC, che non modificano però il sistema finanziario che abbiamo sempre conosciuto. Semmai invece lo rafforzano, permettendogli di disporre di una liquidità più ampia, magari con maggiori garanzie di sicurezza, ma sempre in mano a un soggetto centralizzato. Per questo si tratta di prodotti che a mio parere non si sovrapporranno, ma convivranno in un sistema misto».

Un altro evento che sembra aver modificato la percezione dei mercati riguardo al Bitcoin è il recente dietrofront di Elon Musk, che, dopo averli accolti come mezzo di pagamento con Tesla, ha espresso dubbi riguardo alla sostenibilità del loro processo di produzione. La pressione ambientalista basta a giustificare una mossa dalle conseguenze così ampie?

«Ci possono essere varie motivazioni. Non dimentichiamo che Musk ha acquistato attraverso Tesla un numero di Bitcoin abbastanza importante. Questo ha causato una certa eccitazione nel mercato, permettendo tra l’altro di ricapitalizzare la società stessa al salire del valore, per poi riportarlo al suo posto con un tweet ed eventualmente ripetere il processo grazie a prezzi nuovamente calmierati. Il procedimento sembra chiaro, e ritengo che ci troviamo di fronte a manovre finanziarie che vanno ben al di là del mero espediente di comunicazione che potrebbe essere appunto quello in tema di sostenibilità. D’altronde, le dichiarazioni di Musk sono solo in parte fondate, visto che a ben guardare la maggior parte dei Paesi in cui i Bitcoin sono prodotti produce energia in modo più pulito di quanto non si possa credere».

Manipolazioni di questo tipo potrebbero essere anche sintomo di un mercato non ancora sufficientemente regolato. Per valute la cui caratteristica fondamentale è la decentralizzazione, viene da domandarsi: chi e come, dovrà occuparsi dell’attività regolatoria?

«Esiste già un framework normativo, su cui tra l’altro l’Italia ha giocato anche in certi casi un ruolo d’avanguardia, ma che deve essere integrato.  Il progetto più interessante sotto questo aspetto è quello dell’Europa, che con MICA e Pilot Regime sta muovendosi per un’imminente disciplina che avrà un’applicabilità tecnica immediata a tutti gli stati membri. Sul come, oggi si utilizzano ancora gli strumenti a disposizione, talvolta estendendo l’interpretazione di certe norme, come il Testo unico della finanza, emesse decisamente prima dell’avvento del Bitcoin e non del tutto adatte a esservi applicate. Esiste però l’auspicio che i regolamenti nuovi che arriveranno presto, anche a livello europeo, porteranno alla creazione di strumenti più specifici».

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