Seguire i soldi per scoprire le verità nascoste della finanza. Anche quando le notizie sono pubbliche, non sempre se ne coglie l’importanza. Ma seguendo i flussi di denaro vengono a galla tutti i retroscena.
Prosegue la scalata ai data center
Mentre si dibatte della loro scarsa sostenibilità sul piano ambientale, la diffusione dei data center continua. Passando per lo più inosservata. Tra i principali investitori in infrastrutture per l’AI c’è proprio il colosso dell’e-commerce Amazon. Che starebbe cercando nuovi finanziamenti. In particolare attraverso una vendita obbligazionaria da 25 miliardi, i cui dettagli sono però ancora segreti. Ci sarebbe anche in ballo un aumento di capitale, il cui importo resta a sua volta riservato. La direzione è però chiara, ed è quella di puntare tutto sullo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale.
Dall’inizio dell’anno Amazon ha raccolto circa 54 miliardi di dollari in obbligazioni tra Stati Uniti ed Europa. E nello stesso modo si starebbero muovendo anche le altre big tech tra cui Nvidia, Oracle, Alphabet e Meta. La previsione è che le spese in conto capitale di Amazon raggiungeranno i 200 miliardi di dollari quest’anno – in aumento rispetto ai 131 miliardi del 2025 – e la maggior parte delle risorse sarà destinata proprio a data center, chip e attrezzature simili. Del resto l’AD Andy Jessy lo ha apertamente dichiarato: “L’Intelligenza Artificiale rappresenta un’opportunità unica nella vita”.
Meta verso nuove sanzioni?
Meta lo sapeva fin dal momento della progettazione. Era cioè a conoscenza del fatto che le proprie piattaforme potessero generare potenziale dipendenza nei giovani utenti. È qui che tornano in mente le indiscrezioni del passato, che raccontavano come alcuni tra i più grandi protagonisti della storia della tecnologia, da Bill Gates a Steve Jobs, vietassero l’uso dei dispositivi elettronici ai propri figli.
Adesso la società tra le più potenti al Mondo potrebbe passare un guaio. L’ennesimo. In un atto giudiziario Meta ha fatto sapere che ben quattro Stati – non si sa quali siano – stanno valutando sanzioni per 1.400 miliardi di dollari contro la compagnia, accusata di rendere dipendenti i propri utilizzatori, specie più piccoli. La cifra è così alta da essere pari alla stessa capitalizzazione di mercato di Meta, ovvero 1.500 miliardi appunto. Un precedente c’era stato. Un tribunale del New Mexico aveva condannato Meta a inizio anno a pagare 375 milioni di dollari di danni a seguito di una class action intentata per mancanza di sicurezza delle sue piattaforme contro adescatori di minori in Rete. Era seguito il caso di Kaley G.M., oggi ventenne, che aveva portato in giudizio la società di Zuckerberg per aver consapevolmente messo sul Mercato social come Instagram pensati per incoraggiare un consumo incontrollato da parte dei giovani utenti di internet. Risultato? Una condanna a tre milioni. E chissà che non sia l’inizio di una lunga serie…
Matrimonio di Taylor Swift: quando guadagnano i brand?
È stato uno dei matrimoni vip più chiacchierati. Anche per aver definitivamente consacrato la rottura della sposa, la cantante pop più seguita al Mondo, Taylor Swift, con l’ex amica attrice Blake Lively, star di Gossip Girl, non presente sulla lista degli invitati. Le nozze tra Swift e e il giocatore di football Travis Kelce si sono tenute al Madison Square Garden di New York. Secondo le stime più accreditate il costo si sarebbe aggirato sui 20 milioni di dollari. Ma quanto hanno guadagnato i brand che hanno vestito i protagonisti? Si vocifera che l’impatto mediatico generato (il termine tecnico è MIV: Media Impact Value) varrebbe altrettanto, ovvero 26,7 milioni di dollari. In testa c’è Dior, secondo indiscrezioni il marchio dell’abito da sposa. A cui sarebbero andati 15 milioni di dollari grazie alla realizzazione degli abiti custom made disegnati per la coppia dal direttore creativo Jonathan Anderson. E poi Cartier, quotato a 5,9 milioni e Christian Louboutin, per le calzature, a 5,8 milioni di dollari. C’è da scommettere che con la pubblicazione delle immagini ufficiali del matrimonio si salirà ancora di più.
AI sempre più sofisticata
Nuovo modello di AI in vista? La soffiata arriva da una fonte vicina all’amministrazione del Presidente USA Donald Trump. Le voci parlano di un possibile via libera per il modello avanzato GPT 5.6 dopo una serie di test e incontri ufficiali tra la compagnia e esponenti del Governo. Non tutto è filato liscio. Anzi, c’erano state anche un bel po’ di frizioni tra le parti: il Governo di Trump aveva infatti precluso la possibilità per l’azienda fondata da Sam Altman di rilasciare nuovi modelli di Intelligenza artificiale disponibili a tutti. OpenAI aveva dal canto suo protestato, contestando come il rilascio scaglionato dei propri prodotti non fosse esattamente la modalità prescelta per distribuirli sul Mercato. Ma è anche la conferma, per chi ne dubitasse, dei rischi che si corrono al lasciare libera, senza paletti, l’espansione dell’AI. Tanto che la stessa sorte è toccata a entrambi, OpenAI e Anthropic, che hanno dovuto di recente limitare la diffusione al pubblico dei nuovi modelli.
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