TOKYO 2020, L’ADDIO DEGLI SPONSOR COSTA 1 MLD DI DOLLARI

Doveva essere l’Olimpiade del rilancio economico per il Giappone. E invece Tokyo 2020 si è trasformata nell’edizione “maledetta” della storia dei Giochi,  sempre più sulle orme di Atene 2004. Scongiurata la cancellazione last minute, lo scenario spettrale della prima kermesse olimpica formato pandemia fa i conti non solo con i numeri del contagio ma anche con l’operazione di de-sponsorship più imponente che ci sia mai stata in un evento sportivo internazionale. Un’inedita novità che aggrava una manifestazione già partita tra lo scetticismo e l’opposizione dei giapponesi, contrari allo svolgimento dei Giochi secondo il sondaggio del quotidiano Asahi, è marchiata dal fuggi fuggi degli sponsor che hanno deciso di cancellare il proprio tatuaggio dai Cinque Cerchi. La preoccupazione legata all’insuccesso delle Olimpiadi di Tokyo ha messo in fuga gli investitori per un comparto, quello delle sponsorizzazioni, che tocca la cifra record di 3 miliardi di dollari: mai cosi tanti. Prima fra tutti Toyota che con la decisione di abbandonare l’accordo olimpico fotografa il più classico degli autogol in termini di immagine.

LE RAGIONI DEL “LEFT” – L’assenza di spettatori è indubbiamente l’aspetto che pesa maggiormente sulle decisioni di de-sponsorship. L’indotto potenziale delle Olimpiadi era stato calcolato in 12 miliardi di dollari, di cui 2 legati ai consumi in loco ovvero biglietti, hotel, ristoranti, merchandising e 10 miliardi in “legacy effects” letteralmente “effetti di eredità” e cioè nel potenziamento dell’immagine nipponica all’estero negli anni a venire. «Le Olimpiadi stanno diventando un evento che non ha il favore del pubblico» ha detto Jun Nagata, dirigente delle pubbliche relazioni della Toyota. A conferma che la possibile associazione negativa tra la casa automobilistica e la travagliata edizione dei Giochi spaventa chi ha deciso di investire un terzo dell’ammontare totale delle sponsorizzazioni (circa 1 miliardo di dollari). Una decisione che fa eco a diversi sponsor tra cui Asahi Breweries, la birra ufficiale di Tokyo 2020 che ha investito oltre 135 milioni di dollari per sponsorizzare le Olimpiadi in Giappone e che starebbe meditando soluzioni alternative prima del grande volta faccia. 

OLIMPIADI PIÙ COTOSE DELLA STORIA – Lo scenario in cui si incastrano i dietrofront degli sponsor è quello dell’Olimpiade dei record in termini finanziari: 15 miliardi di dollari di investimenti complessivi, più del doppio dei 7,5 preventivati all’inizio, prima del rinvio ufficiale che è costato al comitato organizzatore circa 2,8 miliardi di dollari per le rinegoziazioni dei contratti. A cui bisogna aggiungere un ulteriore miliardo per l’applicazione dei protocolli sanitari, cifre che dividono gli economisti tra chi pensa che la cancellazione avrebbe abbassato l’ammontare totale delle spese, consentendo un recupero agevole e chi invece sostiene che la cancellazione avrebbe fatto lievitare ulteriormente i costi per altri due tre miliardi di dollari. 

GLI SCENARI POSSIBILI E LO SPETTRO DI ATENE 2004 – Secondo i calcoli del Nomura Research Institute, cancellare i Giochi significherebbe una perdita economica secca pari a 16.4 miliardi di dollari che porterebbe, come effetto mosaico, ad una contrazione sull’economia giapponese, deprimendo investimenti e spese per consumi. Ben peggiore lo scenario ipotizzato da Bloomberg Economics, secondo cui la cancellazione dei Giochi che venisse decisa a causa dello scoppio di focolai all’interno del Villaggio Olimpico, produrrebbe un impatto negativo di 1,7 punti percentuali sul PIL nipponico. Lasciando sullo sfondo l’inquietante slinding doors di Atene 2004, ribattezzate oggi a distanza di otto anni, le moderne rovine greche.