• giovedì, 2 Dicembre 2021

CAPEX: GLI INVESTIMENTI IN CONTO CAPITALE ALIMENTANO LA RIPRESA

La rinascita del Capex sarà un connotato fondamentale di questa ripresa. Così dicono gli analisti di Barclays, secondo le cui previsioni le capital expenditures in Europa cresceranno del 7,5% nel 2021 e del 5,9% nel 2022. Modo efficace per impiegare l’enorme mole di liquidità immessa sul mercato in questo periodo, l’aumento degli investimenti in conto capitale dovrebbe persino superare i livelli pre-crisi. «I vantaggi sono notevoli per il benessere socioeconomico e finanziario del Paese», sostiene Luigi Conte ,  presidente di ANASF (Associazione Nazionale Consulenti Finanziari). «II Capex è importante per far crescere le aziende e soprattutto rimanere competitivi investendo, ad esempio, in nuovi immobili, impianti, attrezzature, tecnologia. Auspico che i 750 miliardi del Recovery Plan, la transizione energetica e la digitalizzazione potranno avere un ruolo di acceleratore a questo processo». 

Si prevede nei prossimi mesi una forte crescita degli investimenti in conto capitale in Europa, in diminuzione da ormai diverso tempo. Quali sono, a suo parere, le principali ragioni dietro al calo degli ultimi anni? 

«Gli investimenti in conto capitale rappresentano le spese affrontate dalle aziende per investire nell’acquisto di nuovi beni o nell’estensione della vita utile di un bene esistente. I flussi di cassa devono essere così impiegati in investimenti che produrranno ritorni significativi nel lungo periodo. Le ultime stime affermano che, nei prossimi cinque anni, circa il 20%-25% del free cash flow sarà impiegato in investimenti che produrranno ritorni significativi solo dal 2030 in poi. Infine, il rischio di impresa e il difficile contesto economico che stiamo vivendo rappresentano le principali ragioni del calo degli investimenti in conto capitale in Europa negli ultimi anni».

Un aumento del Capex non rischia di lasciare le imprese senza liquidità e, dunque, più vulnerabili?

«Come ogni scelta consapevole, anche in questo caso, rimane centrale il ruolo dell’investitore e di ogni professionista che affianca le aziende nel percorso di investimento. La categoria è pronta e adeguata ad affiancare cittadini e imprese nel loro ciclo di vita e ha dato grande prova, come dimostrano i dati Assoreti, di saper gestire piani di investimento che vedono una minore percentuale di liquidità sui conti correnti seguiti da un consulente rispetto a coloro che non si avvalgono dei nostri servizi. Rimane quindi fondamentale la consulenza offerta da un professionista esperto quale è il consulente finanziario. La liquidità è un mezzo per raggiungere i propri obiettivi di crescita e, se ponderata con lo sviluppo di solidi progetti, non può che essere investita».

Normalmente forti investimenti in conto capitale sono il connotato di imprese giovani o settori e mercati ancora in espansione. Questo aumento atteso è segno di un rinnovamento generalizzato, oppure è solo indice di un “drogaggio” operato anche su imprese e settori ormai privi di base economica?

«Con la transizione ecologica e digitale è presumibile che questi investimenti siano aumentati e aumenteranno ancora in tutta Europa, dato che le imprese devono adeguare le proprie attività economiche a questo cambiamento di paradigma. Si pensi ad esempio alle realtà del settore automotive, specialmente in Italia, che devono passare dal produrre per un mercato imperniato su motori diesel e benzina a uno rinnovato ed eco-sostenibile, centrato su motori ibridi e auto elettriche. Inoltre, le imprese innovative europee, giovani e dinamiche, investono gran parte delle loro risorse in Capex perché questo tipo di capitale è alla base del loro successo: il ruolo dei consulenti finanziari in questo è fondamentale, perché permette che venga indirizzata – tramite l’investimento in strumenti e prodotti finanziari – una parte degli ingenti capitali delle famiglie risparmiatrici verso questi business, garantendo le risorse finanziarie necessarie per sostenere gli investimenti in conto capitale indispensabili per crescere e svilupparsi».

Tra le maggiori economie mondiali, la Cina è di gran lunga quella col maggior numero di investimenti di questo tipo, che compongono circa il 43.26% del PIL nazionale, praticamente il doppio delle quote dei principali Paesi occidentali, tra cui USA e Germania (che si fermano al 21%). Quanto all’Italia, si ferma al 18%. Ritiene un aumento del Capex a livelli simili a quelli cinesi sia possibile e auspicabile per le nostre imprese? 

«La Cina è un Paese in forte espansione e caratterizzato da un contesto economico molto favorevole, a differenza della situazione europea. Per generare un aumento del Capex simile ai livelli cinesi bisognerebbe focalizzarsi su una minore pressione fiscale, sulla semplificazione dei processi, che attualmente frenano gli investimenti e richiedono costi aggiuntivi, e su un ruolo più attivo delle istituzioni, che dovrebbero investire nelle PMI e nelle imprese innovative come le start-up. Auspico che il Governo e i finanziamenti stanziati siano il volano per la ripresa del sistema socio-economico del Paese, come peraltro ho già indicato nel corso dell’audizione presso le Commissioni parlamentari, sul PNRR».

®

Marco Battistone

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *