LEGGE N. 175, CODICE DELLO SPETTACOLO: LA SUA APPROVAZIONE RAPPRESENTA IL RAGGIUNGIMENTO DI UN OBIETTIVO EPOCALE PER LA DANZA

La ripresa è a piccoli passi…di danza. L’approvazione della Legge n.175 Codice dello Spettacolo è fondamentale. Per riprendere il filo con il pubblico, gli artisti e i luoghi di spettacolo bisogna tornare in scena. «Siamo in un dopoguerra, sia dal punto di vista economico sia sociale, sia sul fronte del lavoro sia delle imprese», dice Gabriella Stazio Presidente Sistema MeD, associazione aderente all’Unione Regionale Agis Campania e Agis Nazionale. «Per ripartire bisogna cambiare approccio e metodo e non tornare agli schemi precedenti». 

Di che cosa avrebbe bisogno il comparto?

«La formazione artistica della danza in Italia è un mondo molto complesso. Ci auguriamo, per quanto riguarda la formazione privata che trovi una sua regolamentazione con la Legge n.175 Codice dello Spettacolo: una legge approvata nel 2017 ma per la quale, a oggi, mancano ancora le norme attuative. La legge prevede un riordino del settore della formazione privata della danza in Italia, che nel pubblico è disciplinata dagli AFAM, il sistema costituito dai Conservatori statali. Nel nostro Paese viviamo un caso rarissimo: abbiamo una sola Accademia Nazionale di Danza. Questo è uno dei primi punti limitanti. A questo si aggiunge l’universo enorme delle scuole private, laddove anche l’insegnante di danza si avvale di studi privati ma non ha un titolo riconosciuto. Idem per il teatro, che non ha una formazione privata codificata. La musica è l’ambito più normato nel nostro Paese dal punto di vista pubblico».

Quanto è difficile oggi mettere in piedi una coreografia?

«Tanto e sotto diversi punti di vista. Incontrarsi in sala vuol dire, per tutti, fare un tampone 48 ore prima e poi tutto l’ensemble, comprensivo di tecnici deve rifarlo di nuovo ogni 72 ore. Tra l’altro questi tamponi fino a qualche mese fa non erano stati inseriti in alcun rimborso, né del Ministero né della Regione, ognuno ha pagato per sé. E poi c’è il protocollo da seguire che non abbatte il distanziamento. Sono molte le compagnie che hanno creato ex novo anche per non snaturare il pensiero, poche quelle che hanno rimodulato le coreografie con il distanziamento».

È possibile avvalersi comunque dello streaming?

«La Royal Hopera House di Londra lo fa da decenni, il Bolshoi di Mosca ormai da molti anni, trasmettendo in diretta la performance teatrale, spettatori in platea, in tutto il mondo. Un’operazione di marketing grandiosa. Altra cosa è la registrazione dello spettacolo che si decide di offrire al pubblico. In generale credo che lo streaming non possa sostituire il teatro, che è una comunicazione empatica tra spettatore e artista. Potrà però diventare un parallelo, una nuova arte».