sabato, 13 Aprile 2024

PIL +5,7% NEL 2021 POST-COVID, ATTESO RALLENTAMENTO A +3,3%

DiSimone Ferradini

11 Novembre 2021 , , , ,

Il rimbalzo del PIL globale post-pandemia proseguirà anche nel 2022, ma dal 2023 i tassi di crescita subiranno un netto rallentamento. Queste le indicazioni provenienti dai principali centri di ricerca mondiali. Negli ultimi mesi gli sforzi di economisti ed analisti si sono concentrati sul tentativo di prevedere l’intensità e l’estensione della reazione dell’economia mondiale dopo il -3,4% accusato nel 2020, l’anno dell’emergenza Covid-19. Contrariamente alle proiezioni effettuate un anno fa, le ultime indicazioni sono per uno scenario più “morbido”: il recupero é distribuito su due anni e non quasi integralmente sul 2021. E le prospettive per 2-3 anni successivi non sembrano incoraggianti.

Il rimbalzo dopo il tonfo del 2020. L’anno del Covid-19 passerà alla storia oltre che per i lockdown anche per le conseguenze nefaste che l’emergenza sanitaria ha avuto sull’economia mondiale. La flessione del 3,4% accusata dal PIL rappresenta il dato peggiore dalla seconda guerra mondiale. Il secondo trimestre in particolare ha fatto segnare il peggior dato in assoluto negli USA con un -32,9% su base annualizzata. Tutto ciò è stato determinato da un evento senza precedenti per gravità e caratterizzato da una rapidità di diffusione mai sperimentata prima. Questo a causa dell’alta frequenza degli spostamenti delle persone tra Stati e continenti. A differenza dei “normali” shock economici, che si sviluppano per gradi, in questo caso molti settori si sono in pratica fermati da un giorno all’altro per poi ripartire con veemenza una volta cessate le restrizioni della prima ondata. Risulta quindi più complicato del solito realizzare proiezioni sull’evoluzione del recupero post-Covid-19.

Gli economisti OCSE prevedono per il 2021 un rimbalzo del PIL globale del 5,7% con estensione al 2022, quando la crescita è stimata in un +4,5%. In base a questi dati possiamo affermare che la flessione del 2020 è stata cancellata ancor prima della fine dell’anno successivo. Questo è vero a livello aggregato ma andando ad analizzare lo scenario per area geografica o per singolo Paese in quadro è molto eterogeneo. Diciamo chiaramente che se il calo del PIL del 2020 è stato contenuto in un 3,4% il merito è in gran parte della Cina. La seconda economia del mondo lo scorso anno ha fatto segnare una crescita del 2,3%, e continuerà a fare meglio della media anche nel 2021 con un +8,5% e nel 2022 con un +5,8%. Il merito di questa performance sta nella gestione dell’emergenza: il governo cinese ha isolato rapidamente e con metodi militari la città epicentro della pandemia, Wuhan, e successivamente le altre città dove sono comparsi dei focolai, ma senza mai adottare misure restrittive per tutto il Paese. Questo ha permesso di non bloccare l’intero apparato produttivo e di contrastare meglio la diffusione del virus.

In occidente le scelte dei governi sono state diverse: non si è voluto o potuto adottare misure restrittive più drastiche e localizzate. Il risultato però è stato drammatico a livello economico. Il PIL dell’eurozona è crollato del 6,5%, con Italia e Spagna a -8,9% e -10,8% rispettivamente, mentre negli USA il saldo negativo è stato del 3,4%. Anche per queste aree l’OCSE prevede rimbalzi consistenti: gli Stati Uniti recupereranno con gli interessi quanto perso l’anno scorso già quest’anno (+6,0%, e +3,9% nel 2022), mentre l’eurozona dovrà attendere il primo trimestre del 2022 per recuperare i livelli pre-crisi, ovvero del 2019: per il 2021 il PIL è atteso in crescita del 5,3% e quindi del 4,6% l’anno successivo.

Ma cosa accadrà dopo questo rimbalzo? Quale sarà il sentiero di crescita del PIL mondiale negli anni immediatamente successivi? Complessivamente le stime degli economisti indicano una normalizzazione verso livelli coerenti con i sentieri di sviluppo economico ipotizzati prima della pandemia. L’ufficio studi della BCE prevede per l’eurozona una crescita del PIL 2023 pari al 2,1%, mentre il Fondo Monetario Internazionale è leggermente più pessimista con un +1,9%. L’FMI elabora proiezioni sul PIL globale con un’orizzonte più esteso: per il 2023 la crescita è prevista a +3,6%, per poi scendere leggermente al 3,4% nel 2024 e plafonarsi sul 3,3% nel 2025 e 2026. Per gli Stati Uniti lo scenario sembra essere meno roseo. Il Congressional Budget Office, un organismo del tutto bipartisan che produce stime e analisi sui conti pubblici a supporto del lavoro del Congresso, prevede per gli USA un PIL a +1,1% nel 2023 e a +1,2% nel 2024 e 2025: si tratta del periodo a crescita più lenta (escludendo le recessioni) dal 1929.

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