martedì, 23 Aprile 2024

EDUCAZIONE FINANZIARIA Investimenti Green: quali sono in crescita

Grandi aspettative per il 2022, che potrebbe rappresentare l’anno di svolta per il mercato green. Nel 2021, secondo Bloomberg, gli investimenti in transizione energetica e climate tech hanno superato i 900 miliardi di dollari. I segnali già ci sono, vista la crescita esponenziale degli investimenti verso gli strumenti Esg (Environmental, social and corporate governance). E lo conferma anche il PNRR, che già nel primo semestre si è posto obiettivi ambiziosi, come il varo di importanti strategie per rifiuti, economia circolare e ricerca sull’idrogeno. «Un grande valore viene portato dalle nuove generazioni che diffondono ideali e visioni sostenibili e responsabili, influenzando anche, in positivo, coloro che sono meno interessati ad aspetti etici, generando un effetto domino di investimenti tale da creare un vero e proprio movimento», dice Germana Martano, direttore generale dell’Associazione nazionale consulenti finanziari (Anasf). «Il 43% degli ultra high net worth individual e il 39% degli under 40 sono propensi a richiedere uno score Esg per i prodotti loro offerti (secondo il 25°World Wealth Report di Capgemini del 2021)».

Germana Martano, DG ANASF

L’impressionante crescita degli investimenti verdi cui assistiamo prelude a un cambiamento nel settore, a una sua stabilità maggiore?

«Se un trend rimane costante nel tempo ed è condiviso da diverse tipologie di investitori, nel lungo periodo irrobustisce anche il settore».

Sembra che l’investimento in energie rinnovabili, sebbene resti la voce più consistente del settore green, non sia più quella con la crescita maggiore. In testa c’è la mobilità (48,1%), seguito dagli accumulatori di energia (32,6%)…

«Il recente rincaro dei costi energetici e la dipendenza dell’Europa da altri Paesi per l’approvvigionamento energetico potranno dare una spinta agli investimenti in risorse domestiche rinnovabili. Per rafforzare la crescita del trend è necessario anche continuare a sensibilizzare i cittadini e agire sulla loro consapevolezza rispetto al principale vantaggio collettivo che è il basso impatto ambientale. Beneficio che non viene invece evidenziato, di contro, dagli studi scientifici sui cambiamenti climatici connessi all’uso di fonti di energia fossile. L’attuale trend di crescita delle emissioni però non è ancora coerente con l’obiettivo di sostenibilità globale di contenere l’aumento della temperatura terrestre di 2°C: sviluppare dunque quanta più coscienza possibile farà la differenza nel medio-lungo periodo e in questo i consulenti finanziari hanno già iniziato a dare il loro contributo, implementando percorsi di educazione finanziaria dei loro clienti ispirati anche ai temi della sostenibilità».

Di fronte a una crescita così ampia degli investimenti, si osserva la formazione di un numero impressionante di nuove startup e imprese relative a questi ambiti, che attraggono grossi finanziamenti. Dobbiamo aspettarci crisi di assestamento come quelle intervenute alla fine degli anni ’90 tra le imprese legate al web, nella cosiddetta “bolla delle dot com”?

«Sono la consapevolezza e l’informazione che, anche in questo caso, dovrebbero guidare le scelte di investimento. Nella storia socio-economica sono diverse le mode che hanno attratto gli investitori che hanno inconsapevolmente agito secondo bias comportamentali – come l’euforia irrazionale e l’herding behaviour (effetto gregge, ndr) per la bolla delle dot com di metà degli anni ’90 – ma oggi, a fare la differenza, nel settore degli Esg ci sono tanti attori, tra cui anche i consulenti finanziari che aiutano gli investitori a orientarsi su scelte di investimento che siano anche sostenibili e responsabili. Su questi temi i professionisti del risparmio si formano continuamente e la loro competenza permette di far comprendere al cittadino l’importanza dell’investimento di lungo periodo. Infine, il valore della sostenibilità che le nuove generazioni di investitori portano con loro rappresenta un solido principio, che sembra destinato ad essere tramandato».

Il mercato in questi anni è sempre stato un passo avanti alla regolamentazione, ma sono diversi gli aggiornamenti normativi volti a favorire gli investimenti nel settore Esg, quali i principali?

«La normativa posta in essere dalle autorità europee sta favorendo la diffusione degli investimenti sostenibili. La Direttiva NFRD dal 2014 richiede alle grandi aziende di effettuare annualmente una dichiarazione di carattere non finanziario. Il Regolamento SFDR, entrato in vigore il 10 marzo 2021, relativo all’informativa sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari, insieme con la tassonomia, applicata dal primo gennaio 2022 per le attività che contribuiscono agli obiettivi di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico e, infine, la profilazione della clientela che tiene conto delle preferenze sostenibili, rappresentano azioni concrete per incentivare questa tipologia di investimento e regolamentare i mercati con l’obiettivo di contrastare il greenwashing».

In che modo si può promuovere l’acquisizione di competenze Esg?

«Noi ad esempio aderiamo al Forum per la Finanza Sostenibile dal 2011, svolgendo annualmente attività di formazione per i nostri soci su questi temi. A novembre 2020 abbiamo istituito, in collaborazione con Sda Bocconi, un percorso formativo sugli Esg, seguito a oggi da oltre 1.600 iscritti. Tutte iniziative realizzate con l’obiettivo di fornire ai consulenti finanziari le competenze per diffondere tra gli investitori il valore dei benefici di questi investimenti, anche in termini di accrescimento del reddito».                     ©

Marco Battistone

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Photo by Andreas Gucklhorn su Unsplash

Studente, da sempre appassionato di temi finanziari, approdo a Il Bollettino all’inizio del 2021. Attualmente mi occupo di banche ed esteri, nonché di una rubrica video settimanale in cui tratto temi finanziari in formato "pop".