domenica, 26 Maggio 2024

Mondiali, la FIFA sfida i calciatori: li vuole ogni due anni, quanto guadagnerebbe

Sommario
Mondiali ogni due anni: la proposta della FIFA che non piace ai calciatori

Conto alla rovescia per i Mondiali 2022, che si giocheranno in Qatar il prossimo novembre. I primi “non estivi”, a cui comunque l’Italia non vuole e non può mancare, dopo la debacle negli spareggi con la Svezia del 2018. Gli azzurri rischiano di mancare l’accesso alla Coppa del mondo per la seconda edizione consecutiva. La particolarità del torneo è la frequenza con cui si gioca: ogni quattro anni. La FIFA, che organizza i Mondiali, vorrebbe però ridurla, scendendo a due. La motivazione è prettamente economica, sostenuta da una analisi di mercato che prevede un sostanzioso aumento di ricavi con la nuova formula. Il sindacato dei giocatori, però, è contrario. Ecco quali sono le posizioni in campo e quali sono le opportunità di guadagno su cui batte la FIFA.

QUANTI RICAVI GENERA UN MONDIALE OGNI QUATTRO ANNI

Il Mondiale 2018, giocato in Russia, è costato 9 miliardi di euro. Il 70% della spesa è stato coperto con fondi pubblici, il 30% con soldi messi sul tavolo da privati e aziende. A livello di turismo, l’impatto sul PIL russo è stato dell’1% tra il 2013 e il 2018, prima dell’inizio del torneo. E i ricavi della FIFA? Circa 6 miliardi di dollari, il 10% in più dell’edizione 2014 giocata in Brasile. Il grosso, a ogni Mondiale, arriva dai diritti tv e dagli sponsor. I brand sportivi, tra cui Nike e Adidas (sponsor della stessa FIFA), spendono circa 500 milioni di euro per realizzare le divise delle Nazionali partecipanti.

Numeri destinati a crescere ancora. Il Mondiale 2022 sarà l’ultimo con 32 squadre. Dalla prossima edizione, quella del 2026, il numero sarà alzato a 48. Uno studio condotto da Nielsen stima ricavi, per la formula allargata, pari a circa 7 miliardi di dollari. Ma la FIFA vuole di più.

PERCHÉ LA FIFA VUOLE IL MONDIALE OGNI DUE ANNI

Il Mondiale è il quarto evento più visto del pianeta, dopo il Super Bowl (annuale) e le Olimpiadi sia invernali sia estive, entrambe ogni quattro anni). La FIFA, quindi, sta pensando a una edizione a cadenza biennale per sfruttare l’interesse mediatico intorno alla Coppa del mondo. Secondo i dati Nielsen, dal 2026 al 2030, con tre edizioni, si registrerebbero 4,4 miliardi di dollari di ricavi in più. Praticamente 1,1 miliardi di dollari aggiuntivi a stagione. Si passerebbe dai 7 miliardi di dollari legati alla singola edizione agli 11,4 nello stesso quadriennio, ma con più tornei disputati.

La FIFA “ringrazierebbe” le federazioni per la disponibilità con un assegno fino a 25 milioni di dollari ogni quattro anni (attualmente la cifra è ferma a 6). Soldi che arriverebbero dall’istituzione del fondo di solidarietà da 3,5 miliardi di dollari: servirebbe anche per ridurre il divario di entrate tra i mercati del calcio sviluppati e quelli meno sviluppati.

Inoltre, coi Mondiali ogni due anni si creerebbero 2 milioni di posti di lavoro in più (la formula attuale crea 1 milione di opportunità lavorative), secondo il report elaborato da OpenEconomics.

GIOCATORI CONTRARI AI MONDIALI OGNI DUE ANNI: IL MOTIVO

Dopo l’analisi della FIFA, il sindacato dei calciatori professionisti non ha perso tempo. FIFPRO ha condotto un sondaggio tra i suoi iscritti relativamente all’ipotesi di un Mondiale ogni due anni. Ebbene, il 75% dei giocatori (1.000 gli intervistati di 70 diverse nazionalità) è contrario. Nel dettaglio, sono contrari a cambiare formula: il 77% dei calciatori europei e asiatici, il 66% di quelli di Nord e Sudamerica. Percentuale che crolla tra i calciatori africani, 51%. 

Per la maggior parte degli intervistati, comunque, il Mondiale resta la competizione preferita, insieme al rispettivo campionato nazionale (a proposito, ecco in che condizioni versa la nostra Serie A). Ben il 79%, però, considera che la FIFA non abbia a cuore la salute dei calciatori.

Si tratta di atleti che, se al top, giocano circa 60 partite in una stagione. Giocare il Mondiale ogni due anni li costringerebbe scendere in campo ancora di più, tra qualificazioni e fasi finali. Anche le associazioni dei calciatori nazionali sostengono la posizione di FIFPRO, compresa l’AIC italiana, la PFA inglese, l’AFE spagnola e la UNPF francese. Ma il segretario generale dell’associazione sindacale internazionale, Jonas BaerHoffman, si è già detto rassegnato: «Ogni dibattito è orientato da interessi commerciali».

Simone Vazzana

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