• sabato, 2 Luglio 2022

La guerra Russia-Ucraina causa un balzo dei prezzi delle materie prime senza precedenti. La situazione è pericolosa: le inevitabili pressioni sui prezzi al consumo si innestano su un contesto in cui l’inflazione ha recentemente toccato massimi ultradecennali. Le banche centrali ora temono che quella che era considerata una fiammata temporanea degli indici dei prezzi possa invece prolungarsi per un periodo più esteso del previsto.

LA FED ACCELERA IL PASSO SUI TASSI

La Federal Reserve ufficializza il cambiamento di scenario già anticipato dalle dichiarazioni di alcuni suoi esponenti. Il ritorno dell’inflazione verso il target di lungo periodo di circa il 2% – attualmente è al 6,1%, indice PCE – richiederà più tempo di quanto previsto. Alle problematiche sul fronte dell’offerta si è infatti aggiunto il rialzo dei prezzi delle materie prime causato dalla guerra Russia-Ucraina. Le stime del FOMC – il comitato operativo della Fed – indicano per il 2022 un’inflazione al 4,3% dal 2,6% previsto a dicembre, e per il 2023 al 2,7% da 2,3%, con il rischio di ulteriori revisioni al rialzo nel corso dell’anno. Di conseguenza anche la previsione sull’entità dell’incremento dei tassi ufficiali subisce un consistente scatto in avanti.

A fine 2022 i Fed funds sono ora attesi all’1,9% dal precedente 0,9% e al 2,8% a fine 2023 da 1,6%: in altre parole entro fine anno i tassi dovrebbero salire dell’1,5% rispetto ai livelli attuali – in media lo 0,25% in ognuna delle sei rimanenti riunioni del FOMC – e di un altro 0,9% nel 2023, ovvero 3-4 ritocchi da 0,25%. Per quanto riguarda la riduzione del bilancio della Fed – ovvero dei titoli acquistati con il quantitative easing – il presidente Powell ha affermato che si stanno facendo passi avanti nel definirne la struttura. L’annuncio ufficiale potrebbe arrivare nella riunione di inizio maggio. Powell ha anticipato che l’operazione sarà molto simile a quella del 2017-2019 ma più veloce. Questo sembra escludere l’ipotesi di vendita sul mercato dei titoli ventilata da alcuni: la riduzione del bilancio della Fed dovrebbe pertanto avvenire mediante il non reinvestimento dei titoli che arrivano a scadenza.

ANCHE LA BCE ORA TEME L’INFLAZIONE

La BCE rivede in senso peggiorativo le proiezioni comunicate a fine 2021. Ora la crescita del PIL è attesa a 3,7%, 2,8% e 1,6% nel 2022, 2023 e 2024 rispettivamente, dalle precedenti stime a 4,2%, 2,9% e 1,6%. L’inflazione è prevista a 5,1%, 2,1% e 1,9% da 3,2%, 1,8% e 1,8%. Soprattutto quest’ultimo indicatore preoccupa l’Eurotower: di qui la decisione di accelerare il passo sul fronte della riduzione del QE. Gli acquisti netti di titoli sotto l’APP – Asset purchase programme – scenderanno a 40 miliardi di euro in aprile, a 30 miliardi in maggio e a 20 miliardi in giugno.

In precedenza il programma prevedeva 40 miliardi di acquisti netti al mese nel secondo trimestre, 30 miliardi nel terzo e 20 miliardi da ottobre fino a quando necessario. L’APP potrebbe invece concludersi nel terzo trimestre qualora i dati supportassero l’ipotesi secondo cui l’inflazione non rallenterà nemmeno dopo la fine dell’APP. Il cambio di scenario è chiaro: fino a dicembre non si vedeva il momento in cui l’APP sarebbe terminato. Ora invece si definiscono le condizioni per lo stop. I tassi ufficiali sono stati confermati, come ampiamente previsto, a 0% per il rifinanziamento principale: la fase di rialzo inizierà dopo la fine dell’APP.

BANCA CENTRALE RUSSA IN DIFESA DEL RUBLO

La banca centrale russa a fine febbraio ha alzato i tassi ufficiali dal 9,5% al 20% per tentare – con scarso successo – di salvare il rublo dall’inevitabile collasso causato dall’avvio dell’invasione dell’Ucraina e dalle conseguenti ritorsioni del blocco occidentale. A metà febbraio si cambiava un dollaro con 75 rubli mentre il 7 marzo ne occorrevano ben 158,30. Il quadro macro della Russia è ora molto complicato: secondo la banca l’inflazione – attualmente sopra il 12%, massimo dal 2015 – supererà le previsioni sia nel 2022 che nel 2022.

Il PIL è previsto in rosso nei prossimi trimestri, dopo il +4,3% del terzo del 2021 e una stima di +5% nel quarto. Situazione complessa soprattutto per quanto riguarda l’interscambio commerciale: le sanzioni del blocco occidentale costringono le imprese russe a cercare nuovi mercati di approvvigionamento e vendita. L’operazione non è semplice e l’eventuale successo dipenderà principalmente dal nuovo assetto che verrà raggiunto a livello di rapporti tra USA e Cina. ©

Simone Ferradini

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Foto: dawn mcdonald da unsplash

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