• venerdì, 27 Maggio 2022

Destination wedding: persi oltre 857 mln di fatturato

destination wedding

Esce con le ossa rotte, il settore del destination wedding, dalla congiuntura economica causata dall’emergenza sanitaria prima e dalla guerra tra Russia e Ucraina poi. E proprio nell’anno che sembrava dover segnare la definitiva ripresa. I dati del comparto dei matrimoni di destinazione sono particolarmente significativi perché non riguardano solo l’indotto generato dal giorno della cerimonia ma coinvolgono anche il settore del turismo. Infatti, le coppie straniere che decidono di sposarsi in Italia e i loro ospiti rimangono nel nostro Paese oltre la data delle nozze, generando un ritorno economico anche per il comparto del turismo non specificamente legato alla celebrazione.

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Massimo Feruzzi

«Le cifre della crisi sono, purtroppo, devastanti», spiega Massimo Feruzzi, amministratore unico di JFC, società di consulenza turistica e marketing territoriale, e Responsabile dell’Osservatorio Italiano del Destination Wedding Tourism. «Nel 2020, il wedding tourism generato dagli stranieri che scelgono l’Italia per sposarsi ha registrato una riduzione di presenze dell’87,3% e di fatturato del 92,7% rispetto al 2019. Lo scorso anno il mercato si è un po’ ripreso, concentrandosi però solo nel periodo giugno/ottobre, con dati comunque ancora molto negativi: -77,1% di presenze e -83,4% di fatturato. È quindi facile comprendere quali difficoltà debbano ancora oggi affrontare le aziende della filiera».

I dati (2019) parlano di circa 10mila matrimoni di cittadini stranieri in Italia, il 5,4% del totale dei matrimoni celebrati nel nostro Paese, per un fatturato di quasi 500 milioni di euro. Qual è la situazione attuale?

«Nel 2019 l’Osservatorio Italiano del Destination Wedding Tourism – a cura di JFC – ha registrato ben 1milione 783mila presenze tra sposi e ospiti. Nel biennio di pandemia abbiamo perso 2milioni 931mila presenze e oltre 857milioni di euro di fatturato. Senza considerare che tale economia stava vivendo la sua fase di crescita esplosiva. Il 2022 sembrava il definitivo anno della ripresa: tutti gli indicatori, anche quelli degli ultimi mesi, segnavano un’esplosione di domanda. Gran parte dei matrimoni programmati nel biennio 2020/2021 sono stati spostati in avanti, nell’anno in corso. A questi si sono aggiunti quelli “nuovi”, generando una richiesta molto alta. Ma il conflitto tra Russia e Ucraina ha di nuovo rallentato questa fase evolutiva, soprattutto per i flussi provenienti dai mercati lungo raggio».

A questo proposito, quali saranno le conseguenze della crisi in corso tra i due Paesi?

«La guerra tra Russia e Ucraina inciderà negativamente sul settore, non solo per i matrimoni provenienti da questi Paesi. La Russia rappresentava il 3,5% del market share relativo al wedding tourism in Italia e, nel 2019, gli operatori specializzati davano la Russia come 5° mercato emergente e l’Ucraina come 13° mercato emergente, a livello mondiale. Questa situazione porterà a un ulteriore rallentamento della ripresa per un settore che si basa su un “prodotto turistico” legato alla serenità, al piacere, al divertimento, alla bellezza: tutti fattori, questi, che non convivono con la guerra. Sino a quando non vi sarà una ritrovata tranquillità, il settore del destination wedding non potrà tornare ai livelli pre Covid-19».

Il report pubblicato l’anno scorso da JFC stimava una ripresa per la primavera del 2022. È ancora una previsione realistica?

«Il report dello scorso anno si basava su una rilevazione effettuata nei confronti dei wedding specialist nazionali ed internazionali, e indicava una previsione di ritorno in Italia “non prima della primavera del 2022” per il 45,2% degli intervistati e dopo tale periodo per il 35,5% degli intervistati. Nessuno si sarebbe mai immaginato l’esplosione del conflitto. Quando emergono fattori imprevedibili come questo, qualsiasi previsione non può più essere considerata realistica. Solo con una ritrovata serenità sarà possibile parlare di ripresa completa dei flussi».

Quali sono i mercati esteri e i territori italiani più colpiti?

«In primis, i due mercati generatori della maggiore quota di wedding tourist, vale a dire il Regno Unito e gli Stati Uniti d’America che da soli rappresentavano, in epoca pre-Covid, il 39,6% dei flussi. Si può invece affermare che i mercati dai quali si è vista una parziale ripresa nel 2021 sono stati quelli di prossimità: Germania, Paesi Bassi, Francia e Svizzera. Tra i territori italiani più colpiti ci sono i leader di questo settore, come la Toscana, la Costiera Amalfitana, i laghi in Lombardia, Venezia, Verona e Roma. In generale non vi è stata alcuna destinazione italiana che si è salvata da questa situazione».

Quali misure potrebbero incentivare gli sposi stranieri a tornare a coronare il loro sogno in Italia?

«Occorre predisporre, sin da ora, una timeline di attività che possano prendere immediato avvio nel momento in cui si nota una ripresa di normalità, naturalmente differenziando le aree di mercato (di prossimità, lungo raggio non coinvolte nel conflitto, aree coinvolte nel conflitto). Servirà partire con una campagna di comunicazione potente, basata sugli asset materiali ed immateriali dell’Italian Life Style, elemento trainante anche per il settore wedding. È necessario delineare gli strumenti di engagement e la derivazione finale di tali attività, che deve forzatamente convergere sui wedding specialist nazionali, così da poter amplificare la comunicazione internazionale». ©

LinkedIn Sara Zolanetta

Twitter @fataverdina

Photo by Ricardo Gomez Angel on Unsplash

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