• venerdì, 1 Luglio 2022

Per i campioni dello sport investire fuori dal campo rende di più

sport

Talento e fiuto diventano protagonisti nel mondo dello sport. Sul podio dei campioni d’incasso c’è Lionel Messi, che quest’anno guadagnerà in previsione 130 milioni di euro, di cui 55 fuori dal campo e 75 in partita. Tra contratti, sponsorizzazioni, partnership e investimenti fuori dal campo, la stella argentina del Paris Saint-Germain è lo sportivo più pagato al mondo (secondo l’ultima classifica Forbes). Alle spalle della pulce, LeBron James, stella del basket NBA in forza ai Los Angeles Lakers, che oltre ai 41,2 milioni di dollari che riceve dalla franchigia californiana, guadagna 80 milioni di dollari quando non è sul parquet. Il podio lo completa un altro calciatore: Cristiano Ronaldo. L’eterno rivale di Messi è tornato nell’estate del 2021 al Manchester United, squadra in cui aveva militato dal 2003 al 2009, e i Red Devils hanno accolto il figliol prodigo con un contratto da 60 milioni di dollari. Ma CR7 è anche un marchio – di lusso – oltre il rettangolo verde e ha sponsorizzazioni per 55 milioni di dollari. Un uomo business.

Differenze enormi tra campo e fuori

A risaltare è che più ci si allontana dal podio più i campioni hanno una forbice ampia tra entrate professionali e investimenti o sponsor, come nel caso del tennista svizzero Roger Federer (settimo), il golfista americano Tiger Woods (quindicesimo) e la tennista giapponese Naomi Ōsaka (diciannovesima).

Come si possono spiegare guadagni così alti?

Gli atleti oggi sono anche – e, in alcuni casi, soprattutto – dei brand, hanno un’enorme risonanza dentro e fuori dai loro rispettivi campi da gioco e diventano attori influenti nelle scelte, anche quelle di investimento, che toccano i settori più disparati.

Ma chi c’è dietro questi investimenti milionari e come fanno gli atleti a evitare, nella maggior parte dei casi, i cattivi affari?

«Occhi aperti e portafoglio chiuso! Due regole fondamentali per schivare i truffatori, quando si tratta di amministrare un patrimonio senza averne le competenze», dice Andrea Sacha Togni, CEO & Partner di BCO Swiss Family Office, struttura fondata a Lugano nel 1968, con una lunga esperienza nel mondo sport. «È compito del consulente finanziario accompagnare lo sportivo nella pianificazione della cassa e nella scelta degli investimenti, affinché siano proporzionati alla capacità di accumulo, all’età del cliente e all’orizzonte di attività».

Prima sponsor, poi investimenti

E tornando sulla classifica, Lebron James e Cristiano Ronaldo hanno partecipazioni in diverse attività. Entrambi sono uomini immagine della Nike: James a 19 anni, quando era considerato il miglior prospetto NBA di tutti gli Stati Uniti, ha firmato un contratto con l’azienda dello swoosh da oltre 90 milioni di dollari e alla fine della sua carriera – secondo una stima – avrà ricevuto introiti solo da Nike per oltre un miliardo di dollari. Inoltre in questi ultimi anni è anche diventato proprietario della Tequila Lobos e co-proprietario della squadra del Liverpool.

Mentre Ronaldo ha anche partecipazione nella catena di alberghi di lusso Pestana. «Nelle fasi iniziali della carriera è importante massimizzare la possibilità di accumulo, parametrando rischio/rendimento degli investimenti tradizionali anche a dipendenza dello sport praticato, dei rischi a esso connessi, alla possibile durata della carriera e ai guadagni prospettici in caso di successo sportivo. Quando invece guadagni e patrimonio diventano rilevanti, è possibile integrare ‘investimenti alternativi’ (i.e. immobili, private equity, attività imprenditoriali, …), ma sempre accompagnati da persone con esperienza in merito. L’atleta è un professionista e deve poter concentrare tutte le sue energie nel successo sportivo».

Lo sport negli Stati Uniti e in Europa: due mondi a parte

Ma se i calciatori, soprattutto in Europa, hanno stipendi più alti rispetto ai loro guadagni extra-campo, in America la situazione è opposta. Le stelle di NBA e NFL hanno quasi sempre introiti maggiori dalle sponsorizzazioni e dalle partnership rispetto a ciò che effettivamente guadagnano per le loro prestazioni.

Come si spiega questa differenza?

«In Europa il mercato della sponsorizzazione è cambiato radicalmente negli ultimi anni. Una volta si faceva per motivi spesso non parametrati con una vera strategia di comunicazione. Oggi, invece, le aziende investono in modo oculato su società, eventi o sportivi, per generare occasioni di coinvolgimento della clientela, operazioni commerciali che generino ritorno in termini di brand e product awareness».

Fino a qualche anno fa gli atleti non erano così attenti alle questioni finanziarie extra-campo: cos’è cambiato nel loro approccio?

«L’attenzione legata a un ritorno, economico, di immagine o di fidelizzazione della clientela si è molto accentuata. Avere la possibilità di legare la propria azienda a una società o a uno sportivo di valore è diventato cruciale. Il campione di tennis Roger Federer (guadagni fuori dal campo: 90 milioni di dollari; in campo in proporzione appena 0.7, ndr) è l’esempio per antonomasia di sportivo di successo: vincente, etico, corretto, educato, elegante: quale azienda non vorrebbe, a poterlo fare, unire il proprio nome ad un tale ambasciatore?».

C’è il rischio di legare il proprio nome a brand che fanno sportwashing? E se questo accade, come si può tornare indietro?

«Anche in questo caso, è fondamentale che il ragazzo e la sua famiglia siano seguiti da professionisti esperti nel settore. I guadagni prospettati da alcuni venditori di fumo, i facili risparmi e sotterfugi, spesso finiscono in guai che vanno a detrimento dell’immagine e della focalizzazione dello sportivo. Ricordate il Gatto e la Volpe in Pinocchio?».

Stipendi tra “salary cap” e rinnovi milionari

Capitolo stipendi, dopo la pandemia che ha messo in ginocchio i fatturati di squadre e leghe sportive di tutto il mondo, sembra essere tornati al periodo pre Covid-19, con rinnovi contrattuali per svariati milioni. Quanto saranno sostenibili queste cifre nel lungo periodo?

«La sostenibilità, non solo ambientale, ma finanziaria dovrà diventare un must. Vincere un campionato per fallire, o dover vendere quasi tutti i propri migliori giocatori per ripianare i debiti l’anno successivo non è successo. Il fair play finanziario sarà introdotto in diverse discipline sportive».

Salary Cap: un sogno vederlo anche in Europa?

«Non credo proprio. In Svizzera, dove l’hockey su ghiaccio la fa da padrone, unitamente al calcio, se ne sta parlando molto seriamente. Nel mondo del motor sport è già stato introdotto in alcune categorie. L’obiettivo è mitigare questi eccessi e ridare linfa alla competitività e, quindi, allo spettacolo». 

Alessio Incerti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *