venerdì, 19 Aprile 2024

Quali sono le Big Tech italiane?

DiMario Catalano

1 Dicembre 2022
Tech

Poche, troppo poche. Solo due le tech company italiane nella classifica mondiale. La prima è Technoprobe fondata circa trent’anni fa a Merate (in provincia di Lecco in Lombardia). È un hub tecnologico per la ricerca e l’innovazione nel mondo dei semiconduttori, specializzati nella progettazione, sviluppo e produzione di schede sonde per i più grandi marchi tecnologici. Vanta 2.300 dipendenti nel mondo e tre centri di ricerca.

La Digital Bros, invece, è stata fondata nel 1989 da Abramo (Rami) e Raffaele (Raffi) Galante, oggi è una global company attiva nel settore del digital entertainment e dell’hi-tech con sedi in Italia, Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Spagna, Germania, Cina, Giappone, Australia e Canada. Per quanto riguarda il loro stato di salute finanziario: la prima il 14 ottobre scorso ha aperto al ribasso in Piazza Affari con una flessione del 2,16%. Più o meno la stessa apertura anche il 26 ottobre, segnando una perdita del 2,23%. La società, in queste settimane, sta pagando le conseguenze del divieto degli Stati Uniti d’America di esportatre in Cina semiconduttori avanzati. Al 10 novembre ha un valore azionario di 7,12 euro. Vanta un capitale di mercato che raggiunge i 4,29 miliardi di euro. La Digital Bros il 30 giugno di quest’anno ha chiuso il bilancio con ricavi lordi consolidati a 132,2 milioni di euro, in diminuzione del 12,3% rispetto ai 150,7 milioni di euro registrati nel 2021. L’EBITDA ha raggiunto i 54,1 milioni di euro rispetto ai 57,8 milioni dell’esercizio precedente. Il risultato netto è stato di 28,7 milioni di euro, in calo considerando che l’anno scorso ha ha raggiunto i 32 milioni.©

Uscendo dai confini nazionali, come stanno invece, i colossi del tech?

Apple ha annunciato un fatturato record per il trimestre di giugno pari a 83 miliardi di dollari, con un incremento del 2% rispetto all’anno precedente e un utile trimestrale per azione diluita di 1,20 dollari. L’azienda di Cupertino nelle scorse settimane ha annunciato che la fornitura dei suoi iPhone 14 Pro e Pro Max sarebbe stata influenzata dai lockdown del Covid-19 a Zhengzhou, in Cina, dove si trova lo stabilimento di assemblaggio del suo partner della catena di fornitura Hon Hai Precision Manufacturing Company Limited. Considerando che le festività natalizie sono alle porte e la domanda con molta probabilità rimarrà stabile, le interruzioni dell’offerta avranno probabilmente un impatto su circa il 3% delle vendite di iPhone nel trimestre.

Le quotazioni di Amazon, il gigante dell’e-commerce, sono state tra le più colpite nel primo semestre di quest’anno. Da gennaio ha perso circa il 28%.

Meta, che in queste settimane è al centro delle cronache per aver licenziato 11mila dipendenti (il 13% del personale), ha guadagnato il 52% in meno da luglio a settembre e ha visto il maggior incremento nel numero di investitori che hanno aperto posizioni short, segnando un +309% degli utenti che hanno investito a favore di un ribasso della società guidata da Mark Zuckerberg. Notizie non molto entusiasmanti arrivano anche da Alphabet la holding che controlla Google ha riportato un utile netto pari a circa 16 miliardi di dollari. Nello stesso periodo dello scorso anno erano 18,5 miliardi. Sorride sul fronte del fatturato, che è aumentato da 61,9 miliardi di dollari a 69,7.

Microsoft, invece, va a gonfie vele. La società ha pubblicato i risultati finanziari del suo quarto trimestre fiscale 2022 (mesi di aprile, maggio e giugno 2022). I ricavi sono stati di 51,9 miliardi di dollari e l’utile di 16,7 miliardi di dollari.