domenica, 26 Maggio 2024

Whisky, il bene rifugio che fa concorrenza all’oro

Sommario
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Cresce il mercato, aumentano i produttori e gli imbottigliatori, si moltiplicano appassionati e investitori. Il whisky conferma il successo nel Continente europeo e conquista sempre più italiani, candidandosi a diventare un bene rifugio. La bevanda alcolica rappresenta un prodotto più redditizio per un investimento rispetto all’arte, secondo l’ultima analisi di mercato del “Knight Frank Luxury Investment Index”. Il mercato globale del whisky di malto crescerà in maniera esponenziale nei prossimi anni fino a raggiungere, entro il 2031, il valore complessivo di 6,7 miliardi di dollari secondo le stime contenute nel “Malt Whiskey Market”, report prodotto dall’Allied Market Research, società di consulenza e advisory di Allied Analytics LLP.

Whisky, l’aumento di consumi punta a mercati meno tradizionali

Nel 2022 le vendite di whisky sono aumentate del 35% in Cina e del 44% in India rispetto allo scorso anno.

I segnali di crescita sono incoraggianti anche per quanto riguarda l’Asia, dove la curva della domanda segna già un segno positivo rispetto all’anno scorso. Nei prossimi anni non è da escludere un aumento di consumi su mercati meno tradizionali quali Sudafrica e Sudamerica. Nel 2021 sono state vendute nel mondo circa 1,3 milioni di bottiglie, la maggior parte delle quali attraverso la grande distribuzione organizzata (GDO).

Tuttavia, dal 2019 a oggi la quota di e-commerce è aumentata progressivamente. Un fenomeno legato al fatto che la progressiva ripresa del mercato mondiale sta contribuendo ad aumentare il reddito disponibile del ceto medio. Cifre che stanno convincendo diversi imprenditori a esportare whisky oppure venderlo in Italia al dettaglio e all’ingrosso.

L’anno scorso l’Europa ha rappresentato il mercato più redditizio per i venditori del distillato. Un’industria che può portare benefici anche al tessuto industriale italiano. Questa filiera è infatti il punto di incontro tra diversi settori, dal turismo all’agroalimentare, passando per ristorazione e beni culturali.

La ripresa del turismo traina il settore

Proprio il turismo rappresenta una delle fondamenta del comparto. In Scozia, Francia e Regno Unito l’industria del whisky è uno dei settori economici che genera più introiti per le economie nazionali. Il sondaggio annuale della Scotch Whisky Association, che rappresenta l’industria nazionale del distillato, offre una panoramica completa sul ruolo della bevanda nell’offerta turistica. La crescita delle visite alle distillerie dal 2010 ha creato occupazione, contribuendo ad aumentare l’indotto di diverse filiere produttive della Scozia. L’analisi mostra che dal 2010 al 2019 le visite turistiche sono aumentate del 66%.

L’anno precedente allo scoppio della pandemia i 76 centri attivi nel Paese hanno beneficiato di entrate per quasi 85 milioni di sterline, la spesa totale è cresciuta del 24% rispetto al 2018. Nel 2019 gli incrementi rispetto all’anno precedente sono stati significativi sotto diversi aspetti. I dati dicono che è stato un anno record per il turismo del whisky. Le visite sono state 2161 (+7,8% rispetto al 2018), a fronte di una spesa media di 39,20 sterline (+15% sul 2018). Di conseguenza, è aumentato anche il numero di persone che lavorano nel turismo (+11,1% rispetto al 2018). Nel complesso, parliamo di circa 1.200 scozzesi occupati negli Scotch Whisky Visitor Centers, il 10% dei lavoratori totali del settore terziario nazionale.

Numeri che oggi sono ancora lontani, ma la ripresa dei viaggi internazionali ha innescato un trend positivo che sembrerebbe far ben sperare per il futuro. Il 66% dei visitatori degli Scotch Whisky Visitor Centers è internazionale.

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Aumentano gli estimatori del distillato nel mondo

Questa tendenza favorevole parte dai Paesi britannici, dove la passione per i superalcolici assume i tratti di un elemento culturale, ma non si esaurisce certo qui. Rappresenta invece un’opportunità potenzialmente importante per il Continente europeo e per l’Italia. Infatti, dal 2021 a oggi l’aumento di appassionati e curiosi ha portato ad un incremento considerevole delle entrate del comparto del whisky anche nei Paesi occidentali.

Le visite turistiche dedicate al distillato prediletto, tra gli altri, del celebre scrittore americano William Faulkner e dell’ex primo ministro britannico Winston Churchill, hanno fatto segnare numeri record. Allo stesso tempo, rispetto a 5/6 anni fa è diminuita anche l’età media degli amanti del distillato. Siamo passati da una platea composta principalmente da over 40 a una fascia di età che si attesta tra i 25 e i 35 anni. Parliamo in particolare del settore delle visite turistiche a distillerie, cantine e birrerie. Esercizi commerciali che sembrano aver superato le difficoltà dei due anni passati e si apprestano a uscire dal tunnel della crisi provocata dalla pandemia che ha messo a dura prova l’iconica bevanda.

Il peggio sembra passato per la filiera del whisky

La chiusura forzata ha pesato sulle casse di bar, ristoranti, pub e birrerie. L’impatto del Coronavirus è stato significativo non solo sulle industrie alimentari e delle bevande, ma anche su tutte le fasi della catena di approvvigionamento e della value chain di vari settori. Sfide che l’industria alimentare e delle bevande stanno ancora affrontando, a causa dell’arresto che ha messo in crisi l’economia di diversi Paesi. Ma il peggio sembra passato. Il mercato del whiskey ha resistito alla tempesta, grazie alle sue solide fondamenta, così come il rendimento delle bottiglie nelle vendite all’asta. Nel 2021 l’indotto ha raggiunto un valore di circa 4,3 miliardi di dollari.

La ripresa del turismo e il processo di premiumizzazione, che ha permesso di trasformare il whiskey in un bene di lusso, hanno progressivamente dato nuova linfa al comparto. Le previsioni contenute nel “Malt Whiskey Market”, sembrano far ben sperare per il futuro. Oggi a dominare la scena è ancora il whisky prodotto in Scozia, universalmente riconosciuta come la patria dello scotch, che sembra essere uscito indenne dalla Brexit. La versione scozzese della bevanda copre la quota più alta nel mercato di categoria a livello globale, poco meno della metà del totale, dimostrando grande resilienza di fronte alle difficoltà legate all’uscita della Gran Bretagna dalla Comunità Europea. Lo dimostra il fatto che il Continente continua a essere il mercato maggiore, ma i consumi iniziano ad aumentare in maniera significativa anche negli Stati Uniti d’America.

Il futuro del whisky

Guardando in ottica futura, l’irish whisky sarebbe la tipologia con il maggiore potenziale di crescita nel settore, con un CAGR stimato del 4,9%. Le stime parlano di un aumento più moderato per lo scotch, l’american whisky e le altre tipologie. Quali quindi sono le chiavi del futuro sviluppo del distillato? La premiumizzazione è uno dei fattori principali per guidare l’industria delle bevande alcoliche in tutto il mondo. Significa trasformarle in un bene di lusso. In altre parole, vuol dire soddisfare la crescente domanda di bevande miste e cocktail artigianali. La domanda vede infatti al primo posto i cocktail ottenuti mescolando diversi ingredienti.

Domanda interna ma anche estera. Diversi Paesi in via di sviluppo, quali l’India, stanno infatti adottando sempre più usi e costumi propri della cultura occidentale. Scoprono il gusto della socialità: mangiare fuori e bere in compagnia. Le persone sono sempre più alla ricerca di bevande particolari. Lo dimostra il fatto che il consumo di whisky di malto è in rapido aumento, nelle case così come nei locali. Tutti fattori che incoraggiano i turisti a sperimentare le bevande locali e le loro distillerie.

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Il rendimento del whisky è sempre più alto

Se le analisi di mercato dimostrano che aprire un business nel whisky diventerà sempre più redditizio in futuro, anche investire in pezzi da collezione può rappresentare un investimento promettente. L’ultima analisi di mercato di “Knight Frank Luxury Investment Index” rivela infatti che il rendimento del whisky ha raggiunto ormai numeri superiori rispetto ad altri settori di investimento. Stando allo studio, il ritorno si attesterebbe intorno al 40%. Numeri molto superiori rispetto al 9% che si ottiene investendo in arte e vino. Il whisky, considerato tra i beni di lusso più in crescita nei prossimi 10 anni, attira sempre l’attenzione del mercato.

Comprare una bottiglia di vino a tiratura limitata è una metodologia di azione differente rispetto all’apertura di un business. Ma non può prescindere dallo studio del mercato per riconoscere quale asset promette un ritorno economico. Affidarsi a un esperto del settore rappresenta un valido aiuto per riconoscere le occasioni migliori. Prima di acquistare una bottiglia è importante conoscere e saper valutare marchi e edizioni.

Le fasce più alte di prezzo, appartenenti alla categoria dei pezzi unici, sono appannaggio degli uomini più facoltosi del mondo. Un esempio è il Macallan M, prodotto in 4 bottiglie, 2 delle quali sono state messe sul mercato. Uno di questi esemplari è stato venduto all’asta per 323.000 euro. Una bottiglia single malt Macallan 60-Year-Old del 1926 è stata aggiudicata per 1,452 milioni di sterline, pari a 1,68 milioni di euro. L’esemplare proveniva dalla collezione di un imprenditore americano. Il prezzo di partenza era di 350.000 sterline.

Le bottiglie a prezzi più abbordabili

Un gradino più in basso ci sono le edizioni speciali e a tiratura limitata. Asset a prezzi più abbordabili, su cui si concentrano appassionati e collezionisti. In questo caso è possibile trovare, nel mare magnum di bottiglie, qualche occasione che potrebbe fruttare migliaia di euro. Negli ultimi anni del secolo scorso diverse imprese di produzione e distribuzione del distillato hanno puntato su edizioni di bottiglie a tiratura limitata.

Dal 2020 si sono moltiplicati gli investitori che hanno acquistato bottiglie di pregio, rivendute poi sul mercato a prezzi più alti rispetto alla valutazione iniziale. Dopo aver parlato di quotazione nelle aste torniamo, però, al mercato reale per capire quanto può costare un buon whisky. Qualunque appassionato dirà che un “single malt” (ricavato dalla distillazione di solo malto d’orzo), di qualità si paga non meno di 50 euro e non più di 300 euro, seguendo l’analisi di qualità prezzo. Secondo questo principio, superare i 300 euro sarebbe controproducente. Passando poi ai “single malt” irlandesi e giapponesi il prezzo sale molto.

Se si vuole spendere meno senza rinunciare alla qualità, l’alternativa più accreditata è virare verso i “blended scotch” e i bourbon. I primi sono ottenuti dalla miscelazione di whisky con cereali e malto. I secondi sono distillati prodotti principalmente negli Stati Uniti d’America attraverso la fermentazione e distillazione di granoturco, segale e malto d’orzo. In questo caso, per una buona bottiglia sarebbe sufficiente spendere anche 20/25 euro, perché in media sono invecchiati 2/3 anni, un tempo di conservazione limitato che però non significa mancanza di qualità. ©

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