sabato, 13 Luglio 2024

Scricchiola il mito economico tedesco: occhi puntati sulla contrazione del PIL e le difficoltà dell’industria

Sommario
economia tedesca

Da traino a rimorchio. Questo il destino temuto per la Germania, motore economico d’Europa. A preoccupare è la contrazione del PIL (-0,2%) dell’ultimo trimestre del 2022, che sorprende in negativo le previsioni. Ma ci sono anche l’elevata inflazione e le grosse difficoltà dell’industria a far fronte all’aumento dei costi in bolletta. «La guerra in Ucraina e l’esplosione dei prezzi dell’energia è costata alla Germania circa 100 miliardi, il 2,5% dell’output economico nel 2022». Parole di Marcel Fratzscher, Direttore del German Institute for Economic Research. Il rischio, paventato di recente dalla stessa Bundesbank, è di entrare in una recessione tecnica in questo primo trimestre. «Ci sarà: siamo di fronte a un grave declino dell’economia», afferma Frederic Gebhard, avvocato ed esperto delle dinamiche dell’economia tedesca. Eppure, il dubbio rimane su due fattori. «Non possiamo dare per certo né quando questo calo avverrà né quanto sarà profondo». E ci si chiede se sia lecito sperare, con un occhio ai prezzi energetici in via di normalizzazione, che il tonfo non sia forte come si temeva.

Frederic Gebhard, avvocato
Quali circostanze hanno portato alla contrazione dell’economia nel quarto trimestre?

«Un primo fattore che incide è chiaramente la guerra in Ucraina. Il fatto che il conflitto si svolga in Europa ha portato a un grosso problema a livello energetico. In Germania, le difficoltà vengono soprattutto dalla carenza di forniture di gas, con conseguenze anche sulla produzione di energia elettrica. A pagarla è soprattutto la grande industria pesante, anche se non è l’unico settore industriale a soffrire. Ma bisogna tenere presente che in Germania ci sono alcune delle più importanti aziende dell’industria pesante a livello europeo e mondiale e si tratta senza dubbio di uno dei settori che trainano tradizionalmente l’economia tedesca. A colpire particolarmente forte è stata la diminuzione dei flussi di gas dovuta allo scoppio del Nordstream 2 alla fine del mese di settembre 2022. Da allora, la Germania sta vivendo con forniture molto limitate e le sue riserve sono a rischio».

Le conseguenze di questa decrescita sono già visibili?

«In Germania si nota un cambiamento in negativo dell’economia. Oltre alla contrazione del PIL, c’è anche il fatto che in tutta l’Unione Europea è salita l’inflazione. Ma se il tasso di inflazione è cresciuto, questo aumento non è stato omogeneo, ma percepito o comunque applicato in maniera diversa. Guardando al di là del dato aggregato, ai tassi del singolo Paese, la situazione tedesca non è delle più rosee. I prezzi in Germania sono saliti più di quelli italiani, per esempio. Questo si nota anche solo andando in giro nei ristoranti o nei negozi. Il calo del potere d’acquisto è evidente e drastico. Sull’economia, è anche visibile un aspetto più generale di questa contrazione: se la Germania negli ultimi anni, sotto l’ex cancelliera Angela Merkel, ha sempre beneficiato di fortissime esportazioni, oggi questo export sta calando drasticamente. E gli introiti che ne derivavano stanno mancando, con conseguenze che si riversano su tutta l’economia tedesca».

Se il PIL andasse in negativo per due trimestri di fila si parlerebbe di recessione tecnica. Crede sia realistico aspettarselo?

«Potrebbe essere lo scenario cui andremo incontro. Il condizionale è di dovere, perché non sono sicuro che la recessione tecnica avvenga proprio in questo trimestre. Questo perché, nonostante la credessimo abbastanza evidente già da prima, finora la situazione è stata tenuta sotto controllo. Il governo, e in particolare il cancelliere Olaf Scholz, si è attivato per cercare di evitare o comunque di allontanare lo spettro di una recessione. Anche per questo si è recato con una nutrita delegazione di imprenditori tedeschi in Cina, per cercare di stringere accordi e risollevare un po’ le sorti dell’economia. Ma io sono sicuro che avverrà, come lo sono la maggior parte degli analisti. Non posso garantire, a livello tecnico, che avvenga in questo trimestre. I dati indicano di sì, ma è da prendere con il condizionale».

Che cosa potrebbe evitare il verificarsi della recessione?

«Dubito che, nel breve/medio termine, la recessione possa essere evitabile. Credo che avverrà in ogni caso, ma non so in quale trimestre. I fattori che possono rallentare e rimandare questa recessione tecnica sono tanto a livello politico nazionale, quanto, soprattutto, a livello di politica internazionale».

Quali sarebbero le conseguenze per l’Europa se la Germania continuasse a decrescere?

«Io vedo delinearsi uno scenario molto duro per il nord Europa, compresa la Germania e in realtà anche la Francia, specialmente se questa guerra in Ucraina dovesse espandersi. Coinvolge già indirettamente l’Europa, ma anche NATO e BRICS e dunque, anche se nessuno di noi se lo augura, non è escluso che si allarghi. Vedo invece, per quanto si sta muovendo a livello geopolitico, uno scenario più positivo per l’Italia e in generale il sud Europa, ma in particolare per il Belpaese, che è il più avanzato del sud EU con le infrastrutture industriali più sviluppate».

Quali aspetti portano a immaginare uno scenario del genere?

«È tutto legato alla strategia nella guerra, che ovviamente porta con sé diversi fattori, da quello economico all’energetico. A livello nazionale è evidente che la Germania non si sia dimostrata molto abile nella gestione di questa crisi. L’andamento dell’economia nel 2023 dipenderà molto da come i tedeschi riusciranno a gestire il discorso politico-economico interno, che però è intrecciato a doppio filo con la geopolitica europea. Se la Germania facesse una scelta geopolitica sbagliata, è ovvio che potrebbe danneggiare molti altri stati dell’Unione Europea. Ovviamente questo comprende anche l’Italia perché, specialmente al nord, è strettamente legata all’economia tedesca. Però vedo che si sta muovendo molto bene, cercando di rendersi un po’ più autonoma riorganizzandosi».

A cosa si riferisce, in particolare?

«Per la Germania il protrarsi di questa guerra sarebbe devastante. L’Italia, invece, potrebbe avvantaggiarsi, in termini di Realpolitik, dal protrarsi di questa situazione di guerra. Se la Germania riuscisse a staccarsi dalla fornitura di armi e risorse all’Ucraina, l’economia tedesca potrebbe, non dico schivare, ma arginare le proporzioni della recessione. Ma è un’eventualità comunque complicata, perché molta parte della strategia non dipende direttamente dai governi nazionali. Anche nell’ultima riunione della NATO, il segretario generale Jens Stoltenberg ha chiesto alla Germania di aumentare la sua produzione di armi, e non vedo molto margine di decisione per il cancelliere Scholz».

Sia a dicembre sia a novembre l’inflazione si è contratta. È un dato che può aprire a uno scenario più positivo?

«Non credo. Sono tutti temporanei. Osserviamo quest’anno un nuovo incremento dell’inflazione a livello europeo. In Spagna, per esempio, di recente è tornata a esplodere. Il discorso del tenere l’inflazione sotto controllo è molto complesso e non sempre facile da realizzare a livello concreto. Si può fare temporaneamente, come è stato fatto, ma io quest’anno prevedo uno scenario abbastanza negativo, da questo punto di vista. Pertanto, l’inflazione, incrementandosi, andrà a incidere notevolmente sulle economie nazionali e in particolare su quella tedesca».

I prezzi del gas, al momento decisamente sotto controllo rispetto all’anno scorso, sono scesi sotto i 50 euro al megawattora. Nonostante la recessione tecnica sia ritenuta probabile, possiamo sperare che la sua profondità non sarà considerevole?

«Sicuramente quello che si prevedeva circa sei mesi fa si è avverato in piccola misura. La recessione è stata meno grave di quello che ci si aspettava. Ma il discorso è lo stesso che per l’inflazione. È stata tenuta sotto controllo, per il momento, però in maniera artificiale, e potrebbe scappare di mano da un momento all’altro. Per questo io non sarei così fiducioso che i prezzi tornino a scendere. Ho l’impressione che si tratti solo di rimandare il problema».

Quali soluzioni alternative al rialzo dei tassi si prospettano?

«Sicuramente l’innalzamento dei tassi d’interesse da parte della BCE è un’arma a doppio taglio. La Banca Centrale Europea sta cercando di tenere sotto controllo l’inflazione: in parte ci riesce, ma la cosa può facilmente sfuggire di mano, perché mettere mano sui tassi è sempre molto rischioso. Detto questo, è inevitabile che l’inflazione salga, indipendentemente dalle politiche adottate dalle Banche Centrali. I mercati sono stati inondati da montagne di denaro. Se poi si aggiunge che l’economia tedesca soffre di un problema strutturale di produttività da parte delle industrie, non vedo una prospettiva positiva in cui tutto possa tornare rapidamente sotto controllo, visti anche gli aspetti geopolitici di cui si parlava. Sarebbe diverso se non ci fosse la guerra o finisse tra un mese, ma al momento non vedo questa possibilità».

Per l’ultimo quarto 2022, Commissione Europea e governo tedesco prevedevano la parità, mentre si è andati in rosso dello 0,2%. Ora per il 2023 si prevede una crescita dello 0,2%. È possibile che anche questa previsione sia ottimistica?

«Sicuramente le attese economiche per l’anno non sono positive. Se in questo momento l’economia tedesca è riuscita a tenersi a galla, è solo grazie al complesso equilibrio tra alcuni fattori economici. Ma è un equilibrio estremamente fragile, che potrebbe saltare da un momento all’altro. Basterebbe una piccola scintilla, anche solo sotto forma di nuovi sviluppi sul fronte ucraino. D’altronde, quella che si sta combattendo è una guerra in Europa, distante solo pochi chilometri da noi. Non è un fattore da sottovalutare, in quanto incide sull’intera economia europea e tedesca. Nella fattispecie, la Germania non può pensare di tornare a crescere veramente se non si risolverà questa situazione a due passi da casa. Anche se crescesse dello 0,2%, non sarebbe che una minima frazione di ciò che era prima della crisi».                    ©

Articolo tratto dal numero del 15 marzo 2023 de il Bollettino. Abbonati!

Studente, da sempre appassionato di temi finanziari, approdo a Il Bollettino all’inizio del 2021. Attualmente mi occupo di banche ed esteri, nonché di una rubrica video settimanale in cui tratto temi finanziari in formato "pop".