giovedì, 23 Maggio 2024

Frena il fotovoltaico: a rischio l’impianto nel Mar Mediterraneo

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Vento avverso per il parco fotovoltaico nel Mar Mediterraneo. Lo specchio d’acqua di fronte alla Puglia si conferma la bestia nera delle rinnovabili, dopo che l’impianto eolico offshore da 30 MegaWatt di potenza ha impiegato ben 14 anni per vedere la luce. Il futuro della nuova struttura solare che dovrebbe sorgere al largo delle coste di Taranto è ora nelle mani dei tribunali. In ballo ci sono 48 MegaWatt di energia Green e 52 milioni di euro di investimenti. La questione principale è: chi dovrà dare il via libera?

Tutti i dettagli del parco fotovoltaico pugliese

Il progetto occuperebbe una superficie di 48 ettari, al largo di Punta Rondinella, davanti Taranto. I pannelli installati permetterebbero di fornire energia Green a circa 80.000 pugliesi. Mandato avanti da una società italiana, Nicetechnology, il progetto è stato presentato lo scorso agosto al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) per ottenere l’autorizzazione necessaria a costruire. secondo le previsioni della compagnia, i lavori dovrebbero iniziare già il prossimo anno. Per ora, però, la questione è ferma al via.

Chi dovrà autorizzare l’impianto?

L’Autorità di Sistema Portuale ha fatto partire un’indagine per creare un partenariato pubblico-privato. L’obiettivo è realizzare questa e altre infrastrutture Green nel Mare nostrum. La società proponente non ha partecipato all’avviso esplorativo e ha inviato direttamente la documentazione al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, scavalcando l’ASP, che si è messa di traverso. Così Nicetechnology ha presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale, che le ha dato ragione.

L’Autorità di Sistema Portuale non si arrende

L’ASP non si è arresa: presenterà ricorso al Consiglio di Stato. L’Autorità, in particolare, ne contesta le motivazioni, sottolineando che l’indagine di mercato avviata non era volta a ottenere l’autorizzazione alla costruzione, bensì a individuare i candidati alla realizzazione e a scegliere la soluzione migliore fra tutte le proposte.

«La sentenza è sbagliata e la impugneremo subito al Consiglio di Stato. Ma in ogni caso, al di là dell’esito, per noi è favorevole perché, di fatto, riconosce la nostra competenza per il rilascio della concessione», ha commentato Sergio Prete, Presidente dell’ASP. Ha aggiunto: «Noi ci esprimeremo sulla concessione all’interno del procedimento del ministero dell’Ambiente. Ma la parte finale della sentenza parte da un altro presupposto, come se volessimo rilasciare noi l’autorizzazione unica. Invece non è così. Chi dovesse farsi avanti, impresa o consorzio che sia, sempre al ministero dell’Ambiente deve andare. Dove noi ci saremmo pronunciati formalmente sulla concessione». ©

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